Signore e signori, direttamente dall’Inferno, ecco a voi Hellboy. Irriverente e divertente, Ron Perlman racconta il suo personaggio dal set

Ron Perlman è uno di quei caratteristi destinati prima o poi a un ruolo da protagonista da ricordare per sempre. Così, dopo aver conosciuto la notorietà oltre vent’anni fa nei deformi panni di Salvatore ne
Il nome della Rosa, film di Jean Jacques Annaud tratto dal best seller di Umberto Eco, e dopo una serie di ruoli secondari quasi di culto, l’incontro con il genio visionario di Guillermo del Toro ha dato al gigantesco attore americano la possibilità di tratteggiare un demonio con i sentimenti di un uomo che ha lasciato il segno nel panorama dei fumetti al cinema.
Vi presentiamo un’intervista con il protagonista di
Hellboy II – The Golden Army, realizzata durante una set-visit, e ringraziamo per la concessione l’ufficio stampa Universal al gran completo, Cristina Casati, Marina Caprioli e Riccardo Tinnirello.
È stato diverso questa volta vestire i panni di Hellboy?
Beh, sono più vecchio! Ma a parte questo non ci sono molte differenze, solo circostanze diverse.
Dal punto di vista dell’azione pura il ruolo è più impegnativo?
No, ma in questo film mi faccio carico di tutto ciò che è azione, quindi se un qualunque giornalista dovesse scrivere che ho fatto ricorso agli stunt lo vado a cercare a casa, posso sapere dove abitate! Scherzi a parte, le scene d’azione sono tutte mie e direi che ce ne sono dieci volte tante rispetto al primo film.
Quando hai finito il primo Hellboy sentivi il bisogno di un seguito?
Bisogno non è la parola giusta. C’era il desiderio di poter lavorare di nuovo con Guillermo Del Toro e in particolare su questo personaggio che è senz’altro il mio preferito della mia carriera. Potrei stare all’infinito a esplorare il ruolo di Hellboy, non mi annoierei né stancherei mai, ma comunque non ne sento il bisogno. Certo, è bello essere di nuovo qui, è come essere una ragazza bruttina che viene invitata a dal capitano della squadra di football, ed essere invitati fa sempre piacere.
Hai mai dato un’occhiata ai siti degli appassionati di Hellboy per leggere le loro reazioni nei confronti della tua interpretazione?
No, non sono cose che mi riguardano. Guillermo mi ha sempre spinto a dargli un’occhiata e probabilmente lui ci sarà andato quarantacinque volte al giorno durante la lavorazione del film. Una volta, mentre eravamo in tour per la stampa, durante la colazione mi decido ad andare su uno dei siti che mi aveva segnalato Guillermo. Leggo i primi due commenti, entrambi estremamente negativi, del tipo “Chi diavolo crede di essere questo tipo?” - e questo era quello gentile tra i due - e da quel momento ho deciso che non dovevo interessarmi dei commenti provenienti dal web.
Qual è la cosa che maggiormente ammiri in Guillermo?
È una gran brava persona, ci dev’essere il trucco da qualche parte! Ha un gran cervello, è uno dei ragazzi più in gamba che abbia mai incontrato in vita mia e ammiro la sua disciplina. È l’artista più istruito e più informato di qualunque categoria artistica mi sia capitato di conoscere. È tenace e ha questa straordinaria capacità di muoversi tra un mondo di assoluta creatività e un altro di commedia. Per fare film come quelli di Guillermo, sei costretto a chiedere i soldi a molte persone e lui riesce a ottenere quello che vuole perché è estremamente sofisticato, brillante e capisce perfettamente tutte le sfumature sottese.
Inoltre è un artista purissimo con una curiosità infinità nei confronti delle cose che maggiormente lo affascinano.
Sei rimasto sorpreso del grande successo del primo Hellboy?
No, probabilmente perché sono superstizioso. Io ero, insieme a Guillermo e ai produttori del film, l’unico a sapere che ci sarebbe stato un seguito e questo grazie all’enorme successo che Hellboy ha avuto in DVD. Si tratta semplicemente di matematica: grazie al passaparola, tante persone hanno scoperto quanto fosse bello il nostro lavoro, non sono stati in grado di farlo al cinema perché la tenitura è stata troppo breve. E adesso vorranno vedere il seguito il prima possibile.
Come mai questo personaggio ti è così caro?
Per la sua umanità, la sua personalità e le sue idiosincrasie, tutte caratteristiche che gli sceneggiatori possono sfruttare e sviluppare molto bene.
Quanto sei stato coinvolto nel processo produttivo di Hellboy II?
Il meno possibile, ogni tanto andavo dall’addetto del catering e gli diccevo che avrebbe dovuto aggiungere dell’aglio in alcune pietanze. Non voglio sembrare riduttivo, ma in realtà a nessuno importa granché della mia opinione e a me va bene così. Guillermo è un cineasta che crede fortemente nella collaborazione e questa è la cosa che va benissimo a me, perché in questo modo un personaggio non è fatto del lavoro solo di una persona, ma di quattrocento, tutti pronti a dare il loro piccolo contributo. Se non ti senti di lavorare in questa maniera, allora stai facendo il mestiere sbagliato. Tutto deve passare ed essere filtrato dalla visione del regista, questo è essenziale. Quando alla fine porti a casa la giornata, quello che resta è la sua estetica del cinema, ma tutti fanno la loro parte affinché tutto questo possa accadere ed è meglio avere un’opinione molto forte di quello che fai. Bisogna essere coraggiosi: in fondo è solo una cinepresa!
C’è tanto amore nell’aria in questo film. Per Hellboy come vanno le cose?
Potrebbe essere una buona idea per una canzone! Hellboy nel primo film non era schiavo dei sentimenti se non dell’amore per la vita stessa. In questo secondo film ha una storia con Liz e hanno un mucchio di problemi nell’essere un ragazzo e una ragazza. E lui ci sbatte davvero la testa, è molto emotivo e questo è un esercizio piuttosto diverso anche per me, perché anche se parliamo dello stesso ragazzaccio, qui mostra una parte di sé che nel primo film non conoscevamo assolutamente.
In generale, senti che questo sarà un film più grande del precedente?
Sì, sarà epico. I set sono magnifici, incredibili, i più belli che io abbia mai visto, abbiamo un cast e dei personaggi di altissimo livello e soprattutto la qualità del lavoro di Guillermo è di assoluta eccellenza, basta vedere quanto tempo si prende per ogni singola sequenza. Sono tutte cose chiarissime ad ognuno di noi e lo saranno anche al pubblico, probabilmente. Penso semplicemente che sia bellissimo.
Commenti (1)
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