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  • Il cavaliere oscuro
di Alessandro De Simone


Verboso, dilatato, retorico, con una regia discontinua e una sceneggiatura che frulla l’epica batmaniana senza ragioni apparenti. Delude il secondo film dell’eroe di Gotham dell’era Nolan, ma per fortuna ci sono i cattivi

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I fumetti sono diventati l’ancora di salvataggio della disastrata industria cinematografica americana, la cui creatività è ormai ai suoi minimi storici. Solo quest’anno abbiamo avuto Iron Man, Hellboy II, il nuovo Hulk e la sorpresa Wanted, tanto per citare solo i più famosi, e l’attesa per questo nuovo Batman, secondo kolossal della nuova generazione messa nelle mani di Christopher Nolan e Christian Bale, era tanta, soprattutto per vedere l’ultima interpretazione di Heath Ledger, a detta di tutti un Joker assolutamente perfetto.
L’attesa ora è terminata e purtroppo Il cavaliere oscuro si è rivelato esattamente il film che temevamo, ovvero il seguito di un’opera altrettanto poco riuscita come Batman Begins.
Chi scrive ha tenuto in mano il primo albo dell’uomo pipistrello a quattro anni e da allora non ha più smesso, mi riesce quindi assolutamente impossibile discernere l’opera cinematografica dalla continuità e dall’epica di Gotham City, ma allo stesso tempo è quasi doloroso accettare il fatto che non si riesca a cogliere l’essenza batmaniana nella sua interezza, portandola al cinema con risultati più che soddisfacenti.
Lo stesso Batman di Tim Burton era un personaggio reinventato dal geniale cineasta di Burbank, comunque lontano dall’eroe dei fumetti, la cui complessa psicologia è forse troppo pericolosa per essere inserita in un prodotto che deve essere, per forza di cose, riferito a un pubblico di giovani moviegoers.
Il cavaliere oscuro è in questo senso una macchina perfetta, ricco di scene d’azione, di momenti a effetto e di gadget tecnologici, ma ancora una volta lontanissimo dal cogliere l’essenza di Bruce Wayne, soprattutto in un film in cui era necessario come non mai lavorare, per la presenza contemporanea di Joker e Harvey Dent/Due Facce, sugli elementi del doppio e della maschera. I fratelli Nolan hanno invece prediletto una traccia in qualche modo sociale, facendo di Batman e Dent le due diverse facce della medaglia, o meglio, della monetina, inserendo il Joker come un puro elemento del caos, senza passato e senza identità.
Una linea di sceneggiatura anche condivisibile che fa però perdere molto fascino a un racconto che prende largamente spunto da Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller e da The Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland, con qualche spruzzata di Arkham Asylum, tre delle più belle graphic novel batmaniane di tutti i tempi che vengono shakerate senza grande attenzione per fare de Il cavaliere oscuro il latore di una parabola morale assai semplificata.
Non si capisce bene per quale ragione Barbara Gordon, nella realtà fumettistica figlia adottiva del tenente Jim Gordon, sia qui sua moglie, cosí come non è facile accettare il fatto che Harvey Dent non diventi Due Facce come la storia ci insegna, e come nel primo è indegno il trattamento che viene riservato a un cattivo raffinato e crudele come Scarecrow. Tutti elementi che destabilizzano il film e che lo costringono a trascinarsi per due ore e mezzo vivendo solo di sprazzi: due belle scene d’azione, la rapina iniziale e l’inseguimento centrale del film, tutte le apparizioni del Joker e l’eccellente interpretazione di Aaron Heckart nei panni di Harvey Due Facce, personaggi caratterizzati da un ottimo lavoro di scrittura, a cui si aggiunge un perfetto Gary Oldman nei panni di Jim Gordon.
Non altrettanto buono il lavoro fatto su Batman/Bruce Wayne, basato su un equilibrio labilissimo che crolla nella devastante retorica del finale.
Nel complesso, Il cavaliere oscuro è tutt’altro che un film epocale, che verrà certamente ricordato per l’ultima, straordinaria interpretazione di Heath Ledger nei panni di Joker, ma con delle lacune notevoli in sede di sceneggiatura e una regia discontinua e spesso ipertrofica, soprattutto nelle panoramiche circolari usate con generosità da Chris Nolan.
Ultima annotazione per la versione italiana: il doppiaggio di Claudia Santamaria toglie molto spessore a Batman/Bruce Wayne, mentre Adriano Giannini riesce a rendere onore alla memoria di Ledger.







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