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18 maggio 2012  



  • Letture - Fumetti - Comics
  • I fumetti del Prof. Bad Trip
di Andrea Grieco


La Snake ripropone una raccolta di opere di Gianluca Lerici. Non solo fumetti, ma anche locandine, disegni ed esperimenti vari salvati dall'oblio

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Difficile parlare di comune arte sequenziale per le storie disegnate da Gianluca Lerici, artista meglio noto con lo pseudonimo di Prof. Bad Trip, recentemente scomparso lasciando una copiosa produzione a testimonianza del suo estro creativo, oltre che un vuoto incolmabile nella scena più genuinamente underground del panorama nostrano. Questo perché in ogni ambito espressivo in cui Bad trip si è cimentato sono stati aggrediti e abbattuti, con le modalità franche del punk e l’aggressività rabbiosa dell’hardcore, gli specifici linguistici e le abitudinarie modalità di fruizione dei diversi media, sconfinando con disperata nonchalance in territori alieni dalle omogeneizzate proposte dell’anchilosata ortodossia artistica.
La cover del volume I fumetti del Prof. Bad TripScultore, incisore, pittore e disegnatore, ma anche produttore di t-shirt, dj e graphic designer, Gianluca Lerici ha profuso in ogni attività una febbricitante visionarietà, selvaggia e psichedelica; mosso com’era da uno spirito irrequieto e indomabile ha consumato, bruciato la propria veloce e intensa vita in una prolifica e generosa dedizione alla ricerca estetica. Il “professore dei cattivi viaggi” adorava riversare in un ribollente calderone tutti gli stimoli e le implicazioni etiche che gli provenivano dall’uso violento che la Pop faceva del colore, dall’amore per esponenti della Kustom-art come Robert Williams e Ed Roth e dagli umori velenosi di tutti gli autori formatisi nelle pagine di Zap, Griffin e Moscoso su tutti, nonché dal lavoro di Keith Haring e del graffitismo in generale; appassionato di tutta la letteratura distopica, da Huxley a Ballard, passando ovviamente per Burroughs e Dick, e sollecitato dalle note stonate del post rock e quelle acide generate dai sintetizzatori, Lerici ha orchestrato tavole e illustrazioni come fossero dei fitti mandala, in cui ogni segno e forma acquista più di una valenza grafica e simbolica. Esperimenti narrativi che l’autore ha prodotto alacremente e indifferentemente per riviste e fanzine, volantini per concerti e mail-art, che la Shake ha meticolosamente raccolto nell’albo I fumetti del Prof. Bad Trip, che rappresenta, insieme all’altro volume edito dalla stessa casa editrice, L’arte del Prof. Bad Trip, il modo più esauriente per ricostruire i caleidoscopici e galvanizzanti risultati di un autore che ha conciliato teorie e fuso tecniche che vanno dall’avanguardia storica alla net-art. La cover del volume L'arte del Prof. Bad TripRacconti che cibernetici lo sono non soltanto per le avveneristiche soluzioni bio-meccaniche, gli alienanti scenari dipinti o per l’allucinante polidimensionalità di ogni disegno, ma soprattutto per la rinuncia programmatica alla costruzione lineare, alla quale si preferisce una struttura divergente che rimette in discussione i canonici processi di decodifica.
Storie come Psycho, The modern dance, Mondo Tecno e la personalissima trasposizione in vignette del Pasto nudo, sono lampanti esempi di viaggi spazio-sensoriali compiuti a bordo di una navicella in avaria, con alla guida un pilota sciamanico in preda ai deliri lisergici. La perdita del controllo è assicurata e ogni tratto di china o pennarello con cui sono concepiti gli arabescati fumetti diviene un’insidiosa trappola ottica, una sceggia impazzita dalla devastante carica esplosiva. Opere che, insieme alla rancida visualizzazione di brani cari all’artista, come la fatidica “I love livin’in the city” dei Fear, al laconico e brutale omaggio al romanzo Crash e a una florida sequela di accensioni immaginifiche insistemabili, mettono in scena personaggi e situazioni di un futuro prossimo già maledettamente avviatosi: irrimediabili freak, tecno polizia, invasività catodica, guerre permanenti ed ecclesie paranoiche che lasciano intravedere e paventare un miserrimo avvenire.
La Shake ridà la possibilità a queste pagine, altrimenti condannate all’oblio, di raggiungere un nuovo pubblico di lettori, nella speranza che questi possano riscoprire un autore che ha fatto della marginalità e totale indipendenza condizioni necessarie e imprescindibili, e soprattutto di creare un nuovo baluardo alle assurde e ipocrite promesse del “nuovo che avanza nel mare di merda del solito fottuto domani”, al quale bisogna si decida sempre di rispondere con uno squarciante urlo: no pasaran.
Una vignetta tratta da Mondo Tecno del Prof. Bad Trip

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