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18 maggio 2012  



  • Lifestyle - Del Mangiare - Del Mangiare
  • Come mi cucino la vacanza
di Monica Faita


Mangiare in Italia e mangiare all’estero: qualche riflessione sui ristoranti europei

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In Italia si mangia bene, e questo è risaputo. In moltissimi ristoranti l’attenzione alle materie prime, la cura della cucina, l’offerta dei vini, la gentilezza del servizio sono ottimi, ci si sente coccolati e privilegiati, e col passare del tempo le cose sembrano addirittura migliorare. Tutto questo non si può negare, e va detto per amore di verità.
Però, però…
Dopo più di un mese trascorso in viaggio per l’Europa (Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda, Germania e Svizzera), attraverso meraviglie naturalistiche e artistiche, e naturalmente gastronomiche, vengono spontanee alcune considerazioni, certamente non originali ma che si aggiungono al coro che già da un po’ di tempo, sui media specializzati e non, lamenta alcune pecche della ristorazione nostrana, e che giriamo, per quel che può servire, a chi di dovere.
Dunque nei ristoranti europei, prima di tutto, non esiste la voce “coperto”. È questa una vexata quaestio, tanto che ad esempio nel Lazio molti ristoranti l’avevano già abolita spontaneamente prima che lo facesse un decreto regionale, ma purtroppo non dappertutto è così. Pochi giorni fa a Roma ci è stato messo in conto 1 euro a persona per il cestino del pane, a Genova in un ristorante sul porto vecchio ci è capitato di pagare 3,50 euro a testa per il coperto, e l’elenco potrebbe continuare, a meno di non avere lo spirito di una nostra amica che ha avuto il coraggio di presentarsi al ristorante con piatto e forchetta portati da casa.
Seconda cosa: non ci è mai capitato di mangiare in nessun locale, dai più lussuosi sulle piazze principali delle grandi città alle più sperdute locande di campagna, che non avesse un menù per bambini (e qui andrebbe aperta una lunga parentesi sull’attenzione che c’è all’estero per le famiglie, dalle riduzioni negli alberghi alle carte famiglia nei musei), i quali non sono guardati con disapprovazione perché rappresentano un guadagno inferiore rispetto ad un adulto (sì, ci è capitato anche questo in Italia) ma accolti sempre con simpatia, molto spesso omaggiati di album da colorare, pastelli, macchinine, biglie e quant’altro. Pochi piatti ad un prezzo contenuto (un pasto completo costa in genere tra i 7 e i 10 euro), per bambini fino a dodici anni, che si presume non apprezzino granché il filetto di manzo con acciughe al mandarino o la rana pescatrice con le mele Smith, ma magari prosaicamente preferiscono spaghetti al pomodoro, hamburger, patatine fritte e gelato al cioccolato…
E a proposito di scelte, non c’è bisogno di ordinare molti piatti, a meno di non avere l’appetito di Pantagruel, perché le porzioni sono sempre molto abbondanti, guarnite da verdure e salse e accompagnate spesso da contorni a scelta, e i prezzi sono in media nettamente inferiori che in Italia. Non capita di solito di ritrovarsi un raviolo o un gamberetto nel piatto, e uscendo dal ristorante avere la tentazione di fermarsi a prendere una fetta di pizza al taglio per riempire lo stomaco dopo aver svuotato il portafoglio.
Inoltre nella stragrande maggioranza dei casi la cucina è aperta dalla tarda mattinata fino a sera inoltrata, senza interruzione, e questo è comodissimo soprattutto nelle località turistiche, dove è facile perdere i ritmi quotidiani e ritrovarsi a pranzare in ritardo (o cenare in anticipo) a metà pomeriggio. Per la verità questa abitudine, da sempre presente anche nell’Europa mediterranea, in paesi come la Grecia e la Spagna ad esempio, comincia timidamente a farsi strada anche da noi, anche se di solito in locali ubicati nelle grandi città e in zone ad alta frequenza turistica. Ma insomma, l’importante è cominciare…
Un’ultima cosa: prassi comunissima nelle pizzerie all’estero (ma di recente ci è successo un paio di volte anche a Roma) è portarsi via nel cartone quello che gli americani chiamano il dog’s bag, cioè la pizza che avanza nel piatto, cosa che ci sembra molto corretta. La cosa più sorprendente, per noi, è stata però che la cosa ci è stata proposta anche in un’elegante pizzeria nel centro di Ginevra, dove tutto ci aspettavamo tranne che fosse diffusa questa usanza.
“Ma come? - ci siamo detti - Questi sono svizzeri, sono straricchi e risparmiano sulla pizza?!”.
E forse, riprendendo una vecchia battuta di Beppe Grillo, la risposta più logica potrebbe essere: “Ed è proprio per questo che sono ricchi!!”.

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