Il supereroe più politicamente scorretto del mondo convince solo in parte. Dalla commedia al dramma esistenziale il volo è incerto

Hollywood. Un tonfo sulla Walk of Fame. Il pavimento si squarcia. Qualche minuto di panico. Le sirene della LAPD impazzano. Il supereroe straccione si rialza, stordito. La faccia simpatica, da schiaffi. Alcolizzato, parolaccia libera, strafottente e menefreghista. Una panchina al parco come dimora. Nessuna carta in regola del classico supereroe finora conosciuto (anche tra quelli più divertenti) esibisce
Hancock, protagonista dell’omonimo film di Peter Berg (
The Kingdom) che trasuda inevitabilmente del personaggio Will Smith, un uomo formato bancomat per la Hollywood recessiva di questi tempi. Il film, infatti, è uscito in madrepatria nel glorioso weekend dell’Independence Day (4 luglio) ottenendo ad oggi quasi 230 milioni di dollari.
John Hancock, supereroe anarchico e non avvezzo all’igiene domestica, salva la gente comune ma questa lo ricambia insultandolo; il motivo è semplice, il “nostro” si ritiene sopra la legge e per questo non rispetta altri fuori da se stesso. Un sensibile consulente di pr (James Bateman) vuole aiutarlo e si propone come insegnante di “good manners”. Hancock ci sta e inizia il suo training. Ma nasce un problema, che pare insormontabile agli equilibri dell’eroe: l’incontro con la bellissima moglie dell’agente, interpretata da Charlize Theron. Un impatto quanto mai fondamentale, quello tra i due, che permette a entrambi di scavare nel loro passato, insieme agli spettatori che nel frattempo si vedono cambiare toni e registro linguistico del film: da commedia fantascientifica a ritmi d’azione, Hancock diventa un dramma apocalittico-esistenziale. I dialoghi si rarefanno, le scene si intrappolano in sovrapposizioni.
Una divisione netta di stile che spezza la continuità e purtroppo non giova all’andamento complessivo della pellicola. Iniziata bene, finita non altrettanto. Le battute di sceneggiatura mescolate alla vis comica di Smith si perdono nel nulla e i motivi di questa svolta rimarranno purtroppo un mistero chiuso nei cervelli degli sceneggiatori e del regista Berg.
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