Dal secondo capitolo al quarto: ecco la serie che rivoluziona la figura della donna-madre nel genere fantascientifico

In attesa del quarto capitolo della saga ideata nel 1984 da James Cameron, la Fox e la Warner Bros coproducono il serial televisivo
Terminator: The Sarah Connor Chronicles, la cui prima stagione, costituita da nove folgoranti episodi che hanno registrato uno strepitoso successo, ha dimostrato quanto sia lungi dall’esaurirsi la fascinazione nei confronti degli sviluppi di una storia che conduce inesorabilmente a un apocalittico futuro, in cui gli uomini sono costretti a una disperata guerriglia per non essere completamente assoggettati da macchine incredibilmente evolutesi.
Dei capostipiti cinematografici la serie ideata da John Friedman ripropone scene e situazioni entrate nell’immaginario filmico, pur non mancando le efferate autoriparazioni di cui sono capaci i cyborg, le oniriche visioni apocalittiche, gli scontri tellurici e le profonde scoriazioni epidermiche da cui affiorano gli scintillanti endoscheletri, l’autore concepisce un (iper)testo fedele e coerente rispetto all’originale e al contempo autonomo e peculiare. La storia prende le mosse lì dove si interrompeva il secondo capitolo cameroniano, mentre con un intelligente escamotage narrativio può permettersi di ignorare quanto accaduto nel terzo e ingiustamente sfortunato film di Jonathan Mostow, giustificando quest’ultimo come possibile in un alternativo futuro parallelo. Liquidato così il campo da incongruenze che sarebbero risultate irritanti, Friedman può concentrarsi su ciò che più gli interessa: approfondire il discorso di radicale trasformazione dell’identita socio-politica della donna avviato dal cinema degli anni Ottanta.
Come si evince dal titolo, è attraverso la sensibilità e il punto di vista di Sarah Connor che si decide di filtrare gli accadimenti;

una madre battagliera e tormentata, intenta a difendere il figlio John, colui che in futuro guiderà la resistenza contro le forze scatenate dall’intelligenza artificiale Skynet. Una sensibilità e un amore materno che conferiscono all’eroina quella fragilità e quel calore umano che latita del tutto nello stesso personaggio della seconda pellicola, dove era una nerboruta Linda Hamilton a vestire i panni della dinamica e militaresca Sarah. Un personaggio che si inseriva nella scia di figure femminili forti e determinate tracciata dalla Ellen Ripley/Sigourney Weaver di
Alien, e giunta fino a oggi sotto forma di action-girls di certo più muliebri ma altrettanto micidiali come l’Alice/Milla Jovovich di
Resident Evil.
Anche nell’ottica di tale nucleo speculativo, che trova nella cinematografia horror e fantascientifica degli ultimi decenni un terreno fertile di considerazioni e visualizzazioni, Sarah Connor Chronicles può considerarsi molto più che un semplice spin-off, rappresentando il superamento degli speculari processi di erotizzazione dell’inorganico e androgenizzazione della donna che sottendevano i primi due Terminator; condizioni che si evolvono e fondono nel corpo dalla bellezza tonica ed esuberante di Lena Headey, che dona al personaggio una gamma emotiva che ne accentua l’appeal.
A contendere la scena all’eroina c’è però la più intrigante delle invenzioni di sceneggiatura di questo serial: il nuovo cyborg, denominato Cameron, riprogrammato e spedito indietro nel passato per affiancare e difendere John. Questa volta nulla a che vedere con il monolitico e inossidabile modello T-800, immortalato nelle stolide forme di Arnold Schwarzenegger, né tantomeno con la infida mutevolezza liquida del T-1000. Cameron ha le fattezze di una flessuosa teenager, e la sua femminilità sarà motivo di una serpeggiante gelosia da parte di Sarah, tema che conferisce un corroborante umore a tutti gli episodi. Nei divertenti passaggi in cui le capacità cognitive dell’indistruttibile Cameron si attivano per carpire le movenze e i vezzi delle creature del suo stesso, apparente sesso, trapela spesso l’inquietante assunto dickiano secondo il quale alla reificazione della nostra specie potrebbe corrispondere una graduale e definitiva umanizzazione dei robot.
La
novelization per il piccolo schermo della materia alla base della distopica epopea filmica, anziché appiattirne i nevralgici assunti, conferisce loro nuova linfa grazie al ritmo incalzante e alla freschezza linguistica che caratterizza i migliori prodotti destinati al target giovanile, dai quali Sarah Connor Chronicles mutua financo l’empatica attenzione per i turbamenti adolescenziali, che commistionata a un afflato messianico che si accentua di puntata in puntata, dà avvio a un nuovo modo di concepire il genere fantascientifico.
Commenti (2)
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Andrea Bottaro ha scritto: 2011-08-31 03:55:56
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Coach Outlet Online ha scritto: 2012-02-06 08:34:36
Il telefilm è assolutamente stupendo. Questa recensione per contro è davvero irritante scritta in un italiano ampolloso.Un passo estremamente ridondante,magniloquente,sovrabbondante ed eccessivo nella sua fastidiosa ricerca di parole desuete che trovo ancora più stonate in riferimento al contesto.In una parola sola?POMPOSO.Datti all'ippica
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