Straordinaria come sempre, la splendida Meryl ci racconta di Mamma Mia!, del suo rapporto con la musica e della famiglia

Tutti l’abbiamo ammirata nell’interpretazione dell’odiosa Miranda Priestley ne
Il diavolo veste Prada, per l’ennesima volta dopo tanti ruoli memorabili. In
Mamma Mia!, Meryl Streep è semplicemente irresistibile. Ovviamente l’idea di intervistarla ha dato non poche emozioni a chi scrive, ma incontrarla è un’esperienza deliziosa. Mrs. Streep, dai biondi capelli tra i quali si passa spesso le dita, ha un volto gentile ed è una donna che dà tanto. Intervistare personaggi spesso lascia insoddisfatti e, dopo diversi anni che si fa questo lavoro, si capisce subito chi recita perché ama ciò che fà e chi diventa attore solo per soldi, fama, attenzioni, ecc. Si capisce anche chi ha perso la passione per l’arte attoriale.
Meryl Streep invece sa donarsi, anche alla stampa, agli intervistatori che le chiedono della sua vita privata. Non importa, tanto lei è capace di essere perentoria, di zittire tutti con quel tono di voce pacato, che non alza mai il volume, di non farti entrare nelle stanze della sua casa dove gli estranei non sono ammessi. E nonostante tutto le resta tantissimo da dire, da raccontare: emozioni da condividere, esperienze da tramandare. Ecco perché lei è Meryl Streep, sempre favolosa.
Quanto si è divertita a interpretare il ruolo di Donna?
Credo che sia una della cose più divertenti che abbia mai fatto nella mia vita. Abbiamo girato in interni, in Inghilterra, ed era un’estate piovosa e freddissima. Poi entravi in uno studio enorme e c’era la musica altissima, i colori, eri in Grecia! Mi rendeva felice, mi sentivo bene.
Qual è la sua canzone preferita tra quelle degli ABBA?
“Dancing Queen”. Voglio dire, se metti la base ora, la cantiamo insieme! Mi fa sentire bene, allegra, mi fa sempre venire voglia di ballare.
Che tipo di cantante le sarebbe piaciuto essere?
Oh, mio Dio! Posso dirlo, tanto non accadrà. Adoro tutte le lady singers. Tutte, da Janis Joplin a Beyoncé, non saprei scegliere. Credo che se avessi le parole giuste e gli accordi giusti nel mio bagno, potrei cantare come loro davanti allo specchio. C’è qualcosa nel cantare che è una linea diretta con il tuo cuore. È qualcosa che dà infinito piacere, anche se poi a riascoltarti non sei una brava cantante. Non credo che la gente canti abbastanza. Nemmeno i miei figli, che sanno cantare benissimo. È triste: non fanno nemmeno più cantare i bambini nelle scuole. La gente ha perso il piacere di cantare tutti insieme, nessuno canta più la stessa canzone contemporaneamente.
Intende dire in coro, come a un concerto?
No, il fatto è che tutti hanno la propria playlist e sono infinite. Prendono le canzoni dal proprio iTunes e si fanno una lista, poi da una canzone si passa all’altra. Il programma ti dice: se ti piace questa, allora prova ad ascoltare anche questa. Così si passa da una lista a un’altra e via dicendo. I ragazzi così non ascoltano musica esplorando i generi, ne scelgono uno e si ghettizzano in quello. Io ascoltavo la mia musica, ma anche i dischi dei miei genitori. È ironico che oggi, in un'epoca in cui potenzialmente puoi ascoltare tutta la musica che viene registrata in ogni parte del mondo, ci sia invece questo fenomeno. Ma cantare per me resta una gioia, lo è sempre stata.
Da quando ha scoperto che cantare era una gioia?
Le lezioni di canto erano le mie preferite quando studiavo alla Acting School. Non era così per i ragazzi, a loro non piaceva neanche un po’. Si sedevano in fondo all’aula e dicevano: "Io non canto, sono un’attore". E la mia insegnante di canto, una donna meravigliosa, insisteva che tutti possono cantare. Diceva che se vuoi essere un buon attore devi saper coinvolgere la gente con il canto, che alla fine dell’anno anche i più reticenti sarebbero stati capaci di cantare e far piangere le persone. E accadeva! Lei mi ha insegnato a incanalare le emozioni e a direzionarle così da farle provare anche agli altri.
Per quasi tutto il tempo, nel film, indossa una salopette, che è quanto di più antifemminile esista. Poi nella scena dei titoli di coda avete tutti dei costumi di un kitch terrificante...
Sai che il costume bianco attillato è sparito subito dopo aver concluso le riprese del film? Probabilmente è stato rubato e giuro che non sono stata io a prenderlo! Credo che quando tutto è stato impacchettato per essere rispedito a Los Angeles qualcuno se lo sia gelosamente incartato e portato via per rivenderlo su eBay. Queste cose le pagano un sacco di soldi. Non avevamo ancora visto il primo montaggio che già il costume non si trovava più. Per la salopette, beh... cerca di capire che è un capo che la gente portava normalmente negli anni ’70. Io stessa ne avevo una quando aspettavo il mio primo figlio. Non ci crederai (si avvicina e fa una smorfia, ndr): era rosa. Rosa! Non posso pensarci! Aveva i palloncini disegnati! Incredibile! Non capisco perché mio marito non mi abbia lasciata vedendomela addosso! Ma era un capo che si indossava, era il capo hippy per eccellenza. In generale mi piacciono i costumi che ho avuto e quel capo mi consentiva di fare un sacco di movimenti.
Beh, i movimenti non le sono di certo mancati.
Sì, dovevo essere piuttosto atletica: saltare, ballare, arrampicarmi sulle scale a pioli e sui tetti... Ma non mi ha mai preoccupato. La costumista è la mia amica Ann Roth, abbiamo lavorato insieme tantissime volte e per questo film le ho dato il tormento! Le ho chiesto di assicurarsi che i pantaloni non si strappassero sul più bello, mentre saltellavo su e giù!
Ha detto che a Hollywood c’è sempre un prezzo da pagare. Cosa intende di preciso?
Le celebrità perdono la loro privacy e non è poco. E non è vero che se lo vanno a cercare, almeno non sempre. C’è un nuovo sito web di gossip che mostra come vivono le persone famose nelle loro case, in famiglia. Mandano i paparazzi a fotografare attraverso le finestre delle nostre case e non so dirti quanta gente c’è nel mondo che li segue. Le persone a volte sono pazze per questa roba e mi spaventa questa follia.
Come ha costruito la sua carriera?
Lentamente e intorno alle mie gravidanze.
Che tipo di mamma è, dal suo punto di vista?
Sai, in ogni famiglia c’è sempre il poliziotto buono e quello cattivo. I miei figli vanno sempre dal padre quando devono chiedere qualcosa, non vengono mai da me. Io sono il tipo (assume un’aria severa e mima la scena con una mano decisa davanti al viso, ndr): “No, ho detto no”. Lui invece è quello che dice sempre: “Ma certo, tesoro”. Queste sono le dinamiche a casa mia. Vorrei davvero tanto essere meno apprensiva, dire ai miei figli: “Sì, tesoro, è una grande idea, vai avanti così!”, sai cose del tipo, “Ma certo, guida tutta la notte attraverso il paese, è una grande idea per una ragazza!”. Ma sono troppo preoccupata, sono preoccupata tutto il tempo. Mio marito invece non si preoccupa per niente, non so come faccia.
Che rapporto ha con la città di Roma? Cosa farà in questi giorni che è qui?
Mio marito è uno scultore e qui a Roma c’è un collezionista privato che gli ha commissionato una fontana per la sua casa. Quindi oggi, dopo queste interviste, andrò con lui, andrò a vedere mentre la installa e la rifinisce. Sarà una sorta di inaugurazione. Sono davvero fiera di lui. Adora tutti i grandi architetti italiani: Bramante, Borromini... Andremo ad acculturarci oggi. Poi tutti sanno che amo mangiare, quindi ho prenotato in un ristorante buonissimo!
La sua interpretazione di "The Winner Takes It All" è davvero intensa. Crede che gli ABBA le debbano qualcosa, se non altro per aver approcciato persone che non li ascoltavano?
Anni fa vidi un video con Agnetha che cantava The Winner Takes It All ed era una interpretazione completamente diversa dalla mia. La verità è che quella è proprio una gran canzone. Mi ha dato una stretta al cuore. Ha questi primi piani in cui lei guarda dritta in camera come Shinead O’Connor nel video di Nothing Compares to You. Aveva la stessa intensità. Penso che interpretare The Winner Takes It All sia una grande chance per un attore. Non è facile cantarla e trasmettere tutte le emozioni che contiene. Il fatto è questo con le canzoni degli ABBA: io non ho mai comprato un loro disco, nemmeno un singolo. Ma quando le ascolto mi rendo conto di conoscere a memoria tutte le parole. Ti catturano e ti toccano, è un modo di cantare assolutamente unico. È bellissimo perché ti eleva, ti nutre e ti porta più in alto, ti fa semplicemente stare meglio – e non tutti ne sono capaci. Voglio dire, non è questo il mio genere preferito di musica, io ascolto anche i Nine Inch Nails, ma questa è una canzone che tu metti su e ti porta fuori tutte le volte, ti fa vedere il resto del mondo.
Nella sequenza finale, quella di Waterloo, le donne sembrano davvero scatenate, mentre gli uomini sembrano un po’ più impacciati...
(Ride) A dir la verità gli uomini erano un po’ a disagio... Voglio dire, io non sono un uomo, ma i costumi erano davvero attillati e, sai... quest’area... (indica con gesti circolari la zona pubica, ndr) magari si sono sentiti impacciati per quello. Quella scena l’abbiamo girata alla fine dell’ultimo giorno di lavoro. Avevamo finito e tutti quanti eravamo daverro contenti. Ovviamente eravamo esausti, ma è stato bellissimo. Avevo ai piedi quegli stivali con il doppiofondo... Quando sono tornata a casa, la pianta dei miei piedi era un’unica, enorme vescica, piena d’acqua! È stato un lavoro doloroso! Non potevo stare in piedi, ho dovuto curarmi le piante. Ma è stato un giorno grandioso.
Nell’arco della sua carriera ha interpretato diversi ruoli; l’approccio ai diversi personaggi è simile o cambia di volta in volta?
Per me ogni volta è diverso. A volte hai bisogno di una particolare preparazione, altre sali sulla macchina e vai sul set e serve di più non avere alcuna preparazione. Dipende da che materiale hai. Con Mamma Mia! mi sono preparata facendo esercizi fisici e cantando molto – e ai miei figli non piaceva per niente. Ero nel salotto e cantavo e mi dicevano di andarmene, mi chiudevo nella mia camera e gridavano che ancora mi sentivano. Quindi l’unico posto era il bagno, dove potevo rintanarmi e nessuno poteva sentirmi, in modo da non arrecare disturbo alla famiglia. Invece per Doubt, dove interpreto la Madre Superiora, ho vissuto accanto a un convento e ho osservato le suore più anziane. Devo dire che sono donne molto intelligenti e sanno badare a loro stesse. Ma era diverso negli anni ’60. Solo a Brooklin c’erano allora 700 scuole gestite da suore, era un grosso affare, come una corporation, ora sono di meno. Ma sono persone molto interessanti. Vivere accanto a loro mi ha aiutata a capirle.
Ha detto di aver visto per la prima volta Mamma Mia! A ridosso dell’11 settembre a New York... Le immagini, i colori, il mare della Grecia... è un ottimismo di cui abbiamo ancora bisogno?
Penso che ne abbiamo sempre avuto bisogno. Personalmente ho sempre bisogno di ridere e sentirmi bene, passare bei momenti, soprattutto quando devo concentrarmi molto su qualcosa. Penso che dovremmo tutti, sempre, ricordarci di ridere, ballare e cantare. Noi ci eravamo trasferiti a New York City il 9 settembre; i miei figli avevano trascorso sue giorni duri ad ambientarsi nella nuova scuola. E poi è successo. Siamo stati isolati per 18 ore, niente luce, telefono, i ponti erano crollati. Noi eravamo a Manhattan e loro dovevano andare a scuola a Brooklyn. Quando ho visto che davano Mamma Mia!, ho detto: “Oh, sì, questo è proprio quello che ci vuole!”. C’erano altre signore e molta gente, compreso il regista e il produttore dello spettacolo, che si dicevano: “Forse non dovremmo proprio aprire dopo questo tragico accadimento con questa cosa così sciocca e civettuola”. Ma io credo che sia stato un gran bel dono alla città.
Commenti (1)
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manuel ha scritto: 2010-07-03 13:53:45
mamma mia ed un film molto bello
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