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  • A.bc L'intervista al fotografo
di Daniele Federico


A Roma, una mostra di Antonio Politano: un insieme di tradizione e modernità sulla condizione degli aborigeni in Australia. Dopo resta una gran voglia di viaggiare

Antonio Politano durante una lettura di portfolio

L’Australia è un mito per tutti noi. Occidentale ma diversissima dalle nostre società: gli spazi, gli animali, la cultura, il fascino della lontananza. A chi non ci mai è stato verrebbe voglia di visitarla e magari viverci per un po’.

Il Festival delle letteratura di viaggio ci regala la mostra fotografica di Antonio Politano, giornalista e fotografo di viaggi, collaboratore di molte tra le maggiori riviste di viaggio e di National Geographic. Per la seconda volta nella sua vita è tornato in Australia a documentare il suo viaggio sulle tracce de Le vie dei Canti, fortunato libro di Bruce Chatwin a metà tra racconto e saggio antropologico teso alla scoperta dei luoghi sacri alla cultura aborigena, una delle più longeve di tutto il mondo.
Le sue immagini non sono sensazionalistiche né impattanti, è nel loro insieme che si coglie un'armonia e un senso del viaggio; una sua dimensione fortemente narrativa che ritroviamo anche nelle ricche didascalie che accompagnano ciascuna stampa e che arricchiscono e contestualizzano.
Lo abbiamo intervistato nel corso di una lettura di portfolio tenuta a Palazzo delle Esposizioni.

Come ti prepari prima di partire per un viaggio fotografico?
Cercando le storie. Ci deve essere un’idea di partenza, un’interpretazione delle cose che sia l’inizio della tua ricerca. La fotografia è cercare da una parte situazioni che siano rappresentative e dall’altra trovare immagini suggestive, forti. Tra informazione e suggestione. Ma la documentazione rischia di diventare una trappola. Non si dovrebbero guardare troppe immagini, per non replicare le stesse, nel senso che a volte siamo un po’ prigionieri del pittoresco, degli elementi caratterizzanti le culture che andiamo a fotografare. L’ideale sarebbe leggere, documentarsi e poi scordarsi tutto, fare tabula rasa.
Michael Nelson Tjakamarra, uno tra i maggiori pittori aborigeni. photo: Antonio Politano
Secondo un pensiero comune, lo sguardo di chi proviene da fuori è diverso da quello di chi vive un luogo. Che perde uno sguardo "innocente"
Ormai, con il bombardamento d’immagini a cui siamo soggetti, l’innocenza è bella che persa, però la condizione del viaggiare è interessante proprio da questo punto di vista. Questo viaggio parte da uno scrittore che a sua volta era accompagnato da un altro scrittore, Salman Rushdie, il quale ha appunto scritto che a volte lo sguardo di chi viene da fuori è più acuto dello sguardo di chi ci vive. In realtà non è proprio così. Il consiglio che mi sentirei di dare è quello di non guardare troppe immagini e preservare il proprio sguardo che comunque deve allenarsi a cercare una propria interpretazione delle cose.

Se abbiamo ben capito, ritieni importante una certa documentazione prima del viaggio, ma poi ami farti sorprendere dal viaggio stesso, quindi portare a casa degli elementi inaspettati all’inizio
Devi sempre portare a casa il lavoro, devi sapere cosa cerchi e trovarlo. Fare di tutto per trovarlo. Spenderti di continuo da prima dell’alba a notte piena a trovare le immagini. In questo viaggio non ci si è fermati mai, anche considerando che nella dimensione del reportage ci può stare tutto, il paesaggio, come la rappresentazione drammatica realtiva a un problema sociale come l’alcolismo. Ecco, in questa mostra c’è tutto quanto perché per me il reportage è una dimensione ampia di racconto.

In effetti si riscontra una grande varietà di temi nella tua esibizone. Dai temi fotografici come il ritratto, il paesaggio... ai temi di argomento sociale o di viaggio. Recentemente Alphabet City ha intervistato Paul Nicklen, il “fotografo dei ghiacci" e lui afferma un fatto preciso dicendo che al mondo esistono molti e gravissimi problemi sociali, ma ce n’è uno che li batte tutti sulla sua agenda, ovvero quello ecologico. Cosa pensi a riguardo?
Anch’io l’ho intervistato e sì, quello ambientale potrebbe essere importante forse più degli altri. Ma sai, io sono più sensibile ai problemi culturali, alla storia. All’incontro-scontro tra culture. Questo mio lavoro è attraversato di continuo dallo scontro tra le due culture, quella bianca e quella nera, fatta di sopprusi e di tentativi di azzeramento subìto dagli aborigeni a opera degli ultimi arrivati. Ti ringrazio per questa domanda perché mi illumina anche circa una mia caratteristica, nel senso che sono molto sensibile all’alterità, alla diversità e alle ragioni degli sconfitti della storia. Gli aborigeni sono stati degli sconfitti della storia, però se si parla in termini ambientali forse non sono degli sconfitti. Infatti si dice che la cultura aborigiena sia quella con maggiore continuità storica. Non so se in un futuro il loro adattamento all’ambiente sarà giudicato migliore di quello bianco.

Gli aborigeni d’Australia sono tra gli sconfitti della storia. Ma analizzando il tuo lavoro tu hai fatto un viaggio sulle tracce di uno scrittore che grazie a una guida ha ripercorso tragitti vecchi di secoli e secoli. Romanticamente, ci vedi una sorta di destino? Com’è nato questo lavoro dentro di te?
Ho una grande attenzione per l’alterità, sono stato tre anni in Africa lavorando per le Nazioni Unite, studiando queste culture marginali e condizioni critiche. Poi sono interessato alla distanza geografica e alla suggestione che ne consegue. I miti fondatori aborigeni parlano di esseri che strisciando e cantando hanno creato le cose. Un’aggancio a una dimenisione sovrannaturale che mi affascina. Restituisco la mia soggettiva oggettività e cerco di ri-raccontare. In fondo, il nostro lavoro è quello di cronisti, una parola ormai desueta, ma per me verissima. Lo sforzo è il massimo dell’obiettività, Hemigway diceva: “Scrivete la frase più vera possibile”, in più io cerco di scattare l’immagine più vera possibile.
Scultura di Robin "Mutoid" Cook. photo: Antonio Politano
Un viaggio come il tuo ha un costo. Come fai?
Collaboro con dei solidi giornali. La Repubblica, L’Espresso, Il National Geographic Italia. Scrivo e fotografo per loro perciò mi organizzo di conseguenza, viaggio sapendo che farò delle pubblicazioni.

Quindi i tuoi viaggi cominciano con un investimento personale?
In Italia anche se presenti un progetto è rarissimo che te lo producano, tranne a grandissimi livelli. Quasi mai disponi di finanziamenti, quindi bisogna investire molto, soprattutto del tuo tempo e impegno.
Sono delle scommesse che però creano dei circuiti virtuosi.

E riguardo all’attrezzatura?
Quella è dura. Perché in realtà bisognerebbe partire leggeri. La regola vorrebbe così, ma tranne nel caso di quei fotografi che operano scelte radicali e magari viaggiano soltanto con una compatta, si ha bisogno di un po’ di attrezzatura. Un minimo che va dal grandangolare spinto al tele spinto, due corpi macchina, il flash, il cavalletto. Purtroppo alla fine si viagga pesante.

L’assessore Croppi, della giunta Alemanno, ha tagliato i finanziamenti al FotoGrafia Fesival di Roma. Dicci la tua.
La trovo una decisione che spero possa rientrare, perché il Festival di Roma ha mostrato un’apertura ai diversi racconti del mondo che la fotografia permette. Marco Delogu e il suo gruppo hanno compiuto un lavoro eccellente contribuendo anche a de-provincializzare una certa visione della fotografia qui a Roma. Mi auguro che Umberto Croppi, persona molto sensibile alle culture altre, possa ritornare su questa decisione e trovare delle maniere di salvare il Festival e di farlo continuare.
Una delle 30 immagini prese dall'archivio della Società Geografica Italiana
A.bc
In Australia sulle tracce di Bruce Chatwin, 20 anni dopo Le Vie dei Canti

Mostra fotografica di Antonio Politano, a cura di Gianni Galassi (con una sezione di foto storiche dagli album Australia di fine '800 e inizio '900 della Società Geografica Italiana)
Palazzo delle Esposizioni, Spazio Fontana
fino al 26 ottobre 2008
Orari: martedì-domenica 10,00-20,00
venerdì e sabato 10,00-22,30
lunedì chiuso
ingresso libero
www.palazzoesposizioni.it
www.antoniopolitano.com

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