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  • Jan Švankmajer. The complete short Films
di Andrea Grieco


Finalmete in un cofanetto la preziosa e poliedrica arte del regista praghese

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Di un artista prolifico e complesso come Jan Švankmajer latitano completamente in Italia edizioni della sua opera filmica, e del tutto sconosciute e inesplorate sono rimaste le sue incursioni negli ambiti più disparati dell’espressione creativa. Eppure l’ultrasettantenne autore praghese non solo è uno dei maestri indiscussi della famigerata tradizione del cinema di animazione boemo, ma anche la più rilevante delle figure di quel surrealismo, continuatore dell’Avanguardia classica degli anni Trenta, che nell’ex Repubblica Cecoslovacca si sviluppa nella clandestinità del secondo dopoguerra prima e del regime Socialista dopo, caratterizzandosi per una peculiare e tenace identità che gli consente ancora oggi di tenere in vita il cenacolo di artisti votatisi all’esplorazione dell’inconscio e delle pulsioni più recondite. Un movimento che proprio nella convulsa e cangiante attività di Jan Švankmajer ed Eva Švankmajerová, la pittrice e compagna recentemente scomparsa, trova un agente propulsore.
I due affiatati artisti hanno indefessamente promosso e diffuso con ogni mezzo possibile questa sensibilità; la rivista Analogon e la Gambra Surrealisticka Galerie, da loro concepite, sono solo alcune delle realtà che testimoniano la volontà di sostenere un fenomeno che prima ancora di esternarsi nelle forme della rappresentazione, consiste in un’attitudine emotiva e in una dissacrante speculazione filosofica condotta con beffarda ironia e spregiudicata crudeltà. Il cinema di Švankmajer è quindi da intendersi come una delle miriadi di estensioni, manifestazioni della fantasmagorica ricerca condotta dal regista ceco oltre i rigidi schemi e confini della razionalità; una produzione che affianca e riflette la perenne sperimentazione e commistione pittorica, scultorea e fotografica condotta a spregio di tutti gli impedimenti di un controllo politico che, paradossalmente, ha veicolato e incentivato modalità espressive mimetiche, polisemiche e rivoluzionarie.
A testimonianza di un percorso tanto articolato e ricco di implicazioni estetiche, giunge finalmente l’elegante cofanetto The Complete Short Films, edito dalla British Film Institute, comprendente tre dischi eccezionalmente curati e un libro monografico con interventi e contributi dei più eminenti critici anglosassoni, che offrono una dettagliata scheda ed effettuano disamine puntuali di ogni cortometraggio presente in questo prezioso box.
Se si escludono i lungometraggi, questa della BFI rappresenta rispetto alle precedenti, e comunque introvabili, collezioni pubblicate, la davvero definitiva raccolta di tutti i lavori filmici di Švankmajer, ed è una risorsa indispensabile per chiuque desideri avere esperienza della geniale immaginificità di un autore che ha impressionato e ispirato con la sua macabra e sconcertante poeticità registi come Tim Burton e i Quay Brothers.
ImmagineDistribuiti sui primi due dischi i ventisei corti, splendidamente rimasterizzati e anticipati da brevi scritti che ne riferiscono il contesto storico-artistico: si parte dal lontano 1964, anno della realizzazione di The Last Trick, il primo e significativo approccio alla pellicola da parte del regista che si avvale delle potenzialità insite nel “montaggio delle attrazioni” per avanzare la sua scepsi condotta in seno al teatro di marionette, e a quello di fusione video-performativa della Lanterna Magika, da lui fondato e tutt’ora attivo nella capitale ceca; si termina con The Food del 1992, mirabolante e dissacrante parabola incentrata sul consumismo e un’altra ideosincrasia švankmajeriana, il cibo. Al lasso di tempo che intercorre tra questi due short appartengono poi una sequela di capolavori dell’animazione che declinano le ossessioni e le tematiche del regista: il conflitto tra la simulacralità dell’uomo, costretto a soccombere alla feroce vitalità degli oggetti, come si evince da Picnic with Weissmann e Jabberwocky; gli omaggi alla letteratura gotico-romantica e orrorifica, dal The Castle of Otranto liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Horace Walpole ai poeiani The Pendulum, The Pit and Hopee The Fall of the House of Usher, anche se in in ogni opera di Švankmajer è trasfuso ed è palpabile l’influsso di letterati quali Lautréamont e il marchese De Sade. Ulteriori cortometraggi manifestano l’amore dell’artista per specifiche manifestazioni della cultura rinascimentale boema, nata dall’ibridazione del neoplatonismo ficiniano e le parafrenalie alchemiche pre-barocche, e che originò ingegni dell’eccentrico come l’italiano Giuseppe Arcimboldo, al cui stile sono evidentemente dovuti Et Cetera, Flora e Dimension of Dialogue.
Un’atmosfera ancor più inquietante è poi ravvisabile nelle opere di Švankmajer concepite ascoltando gli umori malsani introiettati dalla coercizione di stampo ideologico-espressiva, la cui asfissiante ed esiziale ombra cala sui personaggi e le situazioni di The Flat, The Garden e, ovviamente, The Death of Stalinism in Bohemia, tutte paradigmaticamente influenzate da una marcata volontà di riproporre gli stilemi del cinema buñeliano, così come in J S Bach-fantasy, in G Minor e Leonardo’s Diary sono evidenti gli influssi delle cinesinfonie di W. Ruttmann o di H. Richter.
Visioni oltremodo spiazzanti e corroboranti, e che la concezione dei DVD consente di effettuare secondo diverse modalità: fruire i cortometraggi secondo l’ordine cronologico della loro realizzazione, e così seguire il plasmarsi del pensiero švankmajeriano, oppure raggruppandoli e ordinandoli secondo il principio della tecnica utilizzata o di un particolare comun denominatore: animazione bidimensionale o di marionette, stop motion, fiction con protagonisti umani, corti concepiti con il solo ausilio delle pietre o musicati con terrificante acutezza da Zdeněk Liška.
ImmagineA completare l’ammirevole lavoro compiuto nel confezionare questa memorabile edizione c’è infine il terzo disco, contenente un’abbondantissima serie di extra, tutti contraddistinti per la rarità e la difficile reperibilità del materiale presentato. Si inizia con il corto Johannes Doktor Faust diretto da Emil Radok, prima pellicola in assoluto a vedere accreditato il nome di Švankmajer tra i costruttori di pupazzi concepiti per il film; altrettanto godibili e impressionanti sono gli spezzoni tratti da Nick Carter in Prague, opera partorita dalle incantevole e storiche fucine del Prague’s Barrandov Studios, una commedia fantasy le cui creature sono frutto degli effetti speciali approntanti da Švankmajer. Per un esauriente approfondimento seguono i documentari The Cabinet of Jan Švankmajer, realizzato dai suoi più inquietanti estimatori, i gemelli Quay; e soprattutto Les Chimeres des Švankmajerdi Bertrand Schmitt per la televisione francese, che ci consente di visitare l’antro dello stregone, impegnato sul set del lungometraggio Otesánek e mentre allestisce una delle sue innumerevoli mostre insieme alla compianta Eva. Concludono un’interessante intervista sull’invenzione dell’enciclopedismo e lessico surrealista che gli “ismi” concepiti da Švankmajer hanno contribuito ad arricchire, e il trailer dell’ultimo lungometraggio del regista Lunacy.

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