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  • Il morso ermafrodito. La serie Vampires di Takato Yamamoto
di Andrea Grieco


Attenzione al dettaglio e raffinatezza estrema: l'arte del pittore nipponico pone l'accento sulla sensualità sfrenata e tesa alla sperimentazione di giovani vampiri in continua mutazione e rinascita

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Il fatto che con diversi nomi, sotto differenti aspetti e con specifici poteri, i vampiri figurino nei racconti e nelle tradizioni di numerosissime culture, ha contribuito nel rendere questa tenebrosa creatura determinante per l’immaginario di artisti di ogni tempo e luogo. E nonostante il cinema abbia costituito nel XX Secolo il mezzo espressivo preferenziale nella rappresentazione, e forse anche consacrazione di questa entità orrorifica e romantica, non sono mancate le influenze da essa esercitate nella moderna pittura e nel fumetto: da Edward Munch a Suehiro Maruo, l’aurea oscura e conturbante del Nosferatu è calata in memorabili tele di ineffabile valore estetico.
L’iconologia del “non morto” e la carica simbolica ad essa indossolubilmente legata hanno recentemente ispirato uno dei più originali e significativi esponenti del new-pop nipponico, Takato Yamamoto, che nella sua ultima serie di opere, significativamente intitolata Vampire, ha declinato secondo gli stilemi delle proprie influenze stilistiche e i moti della propria sensibilità la fenomenologia di questa notturna entità.
Collaps di Takato YamamotoUn incontro fatale quello tra la figura del vampiro e quelle efebiche e muliebri, ma altrettanto esiziali, che abitano le fantasie del pittore nato ad Akita e che negli anni ha saputo imporsi con una peculiarissima impronta ben oltre i confini del Sol Levante. La meticolosità e l’eleganza di tratto con cui Yamamoto definisce i corpi ibridi, ermafroditi delle sue composizioni sono il risultato di due manifestazioni linguistiche che hanno inciso notevolmente sul segno dell’artista: la produzione del decadente illustratore irlandese Harry Clarke e quella autoctona delle stampe e dei dipinti ukyo-e. Da entrambe le esperienze Yamamoto mutua la raffinatezza e l’attenzione per ogni dettaglio, ma riattualizza le scene e le situazioni di uno sfrenato edonismo lasciando agire, in contesti di una straniante e destabilizzante sospensione atmosferica, un’adolescenza intenta a sperimentare le pratiche più fantasiose di un’estremismo feticistico, tese a spingere i protagosti verso quella mutazione irrefrenabile che costituisce una delle ingerenze e ansie più cocenti dell’espressione artistica contemporanea.
Nel concepire gli eterocliti amalgami di sfondi, oggetti e fisici esangui, spesso fusi assieme in un indefinito, epifanico essere da cui si irraggia una paradossale serenità impalpabile e aliena, il certosino pittore cerca di fermare gli attimi di una spasmodica ricerca di identità nomadi, la cui valenza erotica supera i rigidi schemi di una sessualità domata dalla cultura, trovando nelle fattezze e nell’abilità metamorfica del vampiro un soggetto ideale per le sue rutilanti incursioni creative. Metamorphosis di Takato YamamotoIl fascino e la sensualità necrofila che da sempre sottende l’immagine degli esseri affetti da porfirie si sprigionano e combinano in tutta la loro potenzialità nei dipinti e disegni di Yamamoto; infinito e meraviglioso è infatti lo spettro delle possibili esternazioni e combinazioni cui la pulsione libidica riesce a dare origine negli inferici monstrum concepiti dall’autore. Le ardite commistioni compiute da Yamamoto, violando i principi ordinatori delle categorie dell’animato e dell’inanimato, del mondo vegetale e di quello animale, come del maschile e femminile, del reale e dell’immaginario, trovano nella facoltà del vampiro di cambiare forma e consistenza - e che, ancor più sintomaticamente, nella mitologia asiatica comprende anche quella di modificare le singole parti e componenti del corpo - il veicolo di una rigenerazione sempre in fieri, capace di oltrepassare i confini che separano la vita dalla morte.
Una percezione inquieta e suadente assieme, all’insegna della corruzione, intesa come profanazione della purezza sia morale che sociale, e già sottesa nei dipinti di Kitagawa Utamaro e dei tanti che trovarono nella rappresentazione dei vizi e dei peccati del “mondo fluttuante” il loro humus.
Suggestioni e condizione che Yamamoto intravede anche nel tramonto delle dicotomie di genere, a cui richiama, in una spregiudicata corrispondenza analogica, l’insieme ricorrente dei suoi elementi descrittivi e decorativi: dalla componente floreale di matrice boudelairiana ai sottili rivoli di sangue infetto che scorrono lungo i colli diafani di vittime compiacenti e dalle labbra socchiuse dopo un intenso bacio vampirico.

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