L'home video mostra la produzione nipponica che non arriva al cinema: un film delirante, invaso da mostruosità di ogni genere, ricco di iperboli punk
Stando alle kermesse festivaliere e alla risicata distribuzione italiana, quel che da noi si percepisce del cinema nipponico è una produzione che oscilla tra l’autorialità di Takeshi Kitano, l’eccentricità di certe commedie e quegli horror, come The Ring e Ju-On, che assurgono a una notorietà quasi planetaria solo in seguito ai rifacimenti hollywoodiani. Insomma, una visione sommaria e spesso distorta di uno spettro infinitamente cangiante e di un’industria dell’immaginario ancora capace di soddisfare le aspettative di un pubblico altrettanto esigente e variegato. Fortunatamente i canali dell’home video continuano a offrirci la possibilità di recuperare pellicole che altrimenti rimarrebbero completamente sconosciute, e la famigerata label Tokyo Shock edita un titolo attesissimo dagli otaku e dai cinefili amanti delle bizzarrie visive. Parliamo di Tokyo Gore Police, un film capace di lasciare di stucco già dal solo trailer, doverosamente contenuto negli extra e che prima impazzava in rete lasciando intuire un tripudio di insane inventive e un incontrollabile ed esagerato ruscellare emoglobinico. E a conti fatti il film di Yoshimira Nishimura mantiene tutto quanto promesso, a patto che si sia disposti alla totale sospensione del senso di realtà per un completo abbandono a un viaggio delirante.
In una Tokyo astratta ed evanescente si aggira l’oscuro Keyman, un mad doctor che ha deciso di vendicarsi di un corpo di polizia che con ferocia inaudita e gratuita reprime ogni minoma manifestazione di lesa legalità; e per compiere la sua nemesi lo scienziato si avvale di un virus in grado di rendere chi ne viene infetto un essere quasi indistruttibile e soggetto alle più aberranti e incredibili mutazioni. L’unica a essere capace di contrastare le mostruose creature del dottor Keyman è la taciturna e autolesionista Ruka (interpretata nientemeno che da Eihi Shiya, l’esiziale Asami di Audition) che con l’evolversi degli eventi scoprirà di avere molti più punti in comune con il suo spietato nemico che con la squadra di agenti di cui fa parte.
Ma la storia di Tokyo Gore Police è soltanto un pretesto per un susseguirsi forsennato di scene eccessive, sempre in bilico tra l’exploitation più spudorato e bislacco e l’afflato avanguardistico. Il giovane Nishimura, già responsabile degli effetti speciali di quelle altre due pietre miliari del j-horror più estremo quali Meatball Machine e Machine Girl, sfrutta la libertà espressiva offerta dal low budget e dalle produzioni straight to video per confezionare un’opera farneticante, dove tutto è concepito nel segno dell’enfasi, della truculenza e della provocazione; un’attitudine punk che rischia costantemente di precipitare nel ridicolo il film, che a conti fatti sembra filiato dalle sperimentazioni artudiane della Kei Fujiwara di Organ, senza però la zavorra ritmica che ha sempre contraddistinto le incursioni in celluloide di questa allieva di Shinya Tsukamoto. Come quest’ultimo, invece, Nishimura cura personalmente quasi ogni aspetto tecnico di Tokyo Gore Police, e pur non avendo lo stile raffinato e peculiare del padre di Tetsuo, può vantare una fantasia ragguardevole, come solo nei più sfrenati manga o OAV: proiettili oculari, pistole sparapugni, un pene bazooka, fiotti di sangue talmente violenti da trasformare arti recisi in propulsori per il volo, un caravanserraglio da torture garden, dove a fare da maitresse sono donne gasteropodi e munite di vagina dentalis e gli spettacoli per gli sprovveduti avventori consistono in efferate performance di body art e pissing stralunati. Il tutto mentre dai tubi catodici di ogni appartamento si diffondono gli spot parodistici, a base di ripugnanti esecuzioni, decapitazioni e coercitive misure di repressione, con cui le presunte forze dell’ordine intendono acquistare il pubblico consenso, con un effetto dissacrante che rassomiglia a quello ottenuto dagli insert propagandistici con cui Paul Verhoeven ha infarcito le imprese militari di Starship Troopers.[img]
Finale aperto e un’esplicita didascalia in titoli di coda con sorpresa annunciano che “more gore cooming soon”, è c’è da giurare che la capitale nipponica sarà messa a ferro e fuoco dopo essere stata inondata di sangue.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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