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  • Il dubbio
di Federica Aliano


Dramma solido e ottimamente interpretato, con un sottotesto più importante della stessa trama principale

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Tratto dall’omonimo testo teatrale vincitore di un Premio Pulitzer, candidato a cinque Oscar (tutto il cast principale più gli sceneggiatori): a leggere queste informazioni si rimane impressionati, ci si aspetta di vedere un gran bel film per forza di cose. Eppure, ultimamente, anche i progetti più studiati a tavolino possono deludere, ancor di più se il cast è così ricco di ottimi attori, dato che si tende ad appoggiarsi al loro talento trascurando molte altre cose.
Ed è quanto può accadere anche con Il Dubbio, specie se ci si sofferma troppo sull’intreccio e se si cerca di venirne a capo. Il regista e sceneggiatore John Patrick Shanley (che al suo attivo ha solo Joe contro il vulcano, commedia romantica del 1990 con Tom Hanks e Meg Ryan) è autore anche del dramma teatrale e, visto che in quell’ambito si è aggiudicato il premio più ambito al mondo, forse farebbe meglio a proseguire per quella strada. Alcuni tagli di inquadratura sono non solo inutili ai fini emozionali, ma fastidiosi da vedere, e distraggono dalle riflessioni di cui la vicenda è intrisa.
Sulla sua sceneggiatura invece, ci potremmo dilungare in complimenti. Lo spettatore dimentichi di dissipare il dubbio, giacché anche se pare che la verità venga svelata, la ricerca della giustizia resta quanto mai mortificata. Quanto potremmo speculare su preti, chierichetti e rapporti che definire ambigui è andarci con la mano leggera? Ma Il Dubbio non è solo un film sulle suore, su quanto una donna che diventa superiora possa irrigidirsi, su un prete che forse molesta i ragazzini. Il sottotesto dello script è di forte denuncia ed è intriso di un femminismo educato e mai sbandierato che lascia gli spettatori più attenti con tanto materiale su cui riflettere dopo la visione.
Il pasto frugale delle sei sorelle, radunate in silenzio attorno a una modesta tavola, si contrappone fortemente con la succulenta cena dei tre sacerdoti, a base di carne rossa di prima scelta, vino, birra e sigarette; l’indulgenza accordata a un sacerdote sarebbe inammissibile per una suora e anche il prete più progressista si mette a urlare esigendo obbedienza quando si ritrova contraddetto e messo spalle al muro. Nell’intervista che chi scrive realizzò ai tempi di Mamma Mia!, Meryl Streep spiegava come aveva preparato il suo personaggio accanto a una madre superiora, e di quanto si fosse resa conto che certe donne con il velo siano straordinarie. La Chiesa è un mondo fortemente maschilista (basti pensare che una suora non ha di certo le stesse possibilità di un prete: non sarà mai Papa!) e queste signore devono farsi valere e rispettare all’interno di una gerarchia radicata e strutturatissima, che può generare ogni genere di invidie e prevaricazioni, nonché di abusi di potere e insabbiamenti di vario tipo. Cosa può fare una suora? Non è un caso che Padre Flynn sia più giovane di Sorella Beauvier: mette in evidenza ancor di più come, in quanto uomo, ha diritto alla deferenza, non importa se è più inesperto e se, in sostanza, è un approfittatore di innocenti.
Questo scontro all’ultimo cavillo e all’ultima astuzia si regge tutto sulle spalle dei tre eccezionali attori, che ormai non ci sorprendono neanche più per la loro bravura e per l’intensità interpretativa.
Il dubbio di essere stati indotti in errore, magari dall’intolleranza o dalla malizia, sarà anche tanto atroce da togliere il sonno, ma quanto sarebbe più colpevole voltare la testa dall’altra parte?





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