Fausto Brizzi torna alla regia e con i fidi compagni d’avventura Martani e Bruno confeziona una commedia in salsa anglosassone adulta, divertente e con un cast in eccellente forma.
La nuova parola d’ordine del cinema italiano è coralità. Da Ozpetek a Lucini, tralasciando altri esempi più o meno riusciti, mettere insieme un cast di stelle per attirare target diversi nelle sale cinematografiche è l’ultima pericolosissima moda delle produzioni nostrane.
Ovviamente nella maggior parte dei casi si creano delle vere e proprie aberrazioni, ma se si ha la fortuna di avere a disposizione del buon materiale umano con e su cui lavorare, ci si può imbattere in piacevoli sorprese.
Ex, terza regia del ragazzo d’oro Fausto Brizzi, insieme ai suoi due colleghi di scrittura Marco Martani e Massimiliano Bruno sono gli sceneggiatori più efficaci al botteghino italico dai tempi di Castellano e Pipolo, è la dimostrazione che anche in Italia, con una buona sceneggiatura e degli attori di talento, si può fare del cinema divertente, romantico e per un pubblico ampio.
Queste storie di coppie passate, presenti e future, dai litigiosi coniugi Orlando – Signoris ai divorziandi Brilli – Salemme, passando per i triangoli Insinna – Gerini – Tognazzi e De Luigi – Cassel – Gassman, hanno tutte un sapore squisitamente anglosassone, dipanandosi guarda caso tra un funerale e un matrimonio che non s’ha da fare e tra storie di actually love.
Esempi fortunati e dalla confezione riuscitissima a cui il trio di sceneggiatori delle Notti prima degli esami hanno attinto rielaborando e cucendo il film su misura agli attori che ben volentieri si sono calati in panni diversi da quelli che il cinema italiano è solito loro richiedere da ormai troppi anni.
Questa è la grande forza di Ex, una commedia classica che fa ridere, piangere, emozionare e che fa uscire dal cinema con il sorriso sulle labbra, sebbene non sia priva di difetti. Primo fra tutti, il racconto franco-neozelandese con la coppia Capotondi-Zidi, un corpo assolutamente estraneo al film, ovviamente inserito per ragioni di co-produzione e farcito da pesante product placement di genere telefonico. Senza questa stucchevole relazione a cavallo dei due emisferi, Ex avrebbe avuto un ritmo generale ancora migliore e ne avrebbero tratto giovamento sia i tempi comici che i momenti di maggiore pathos.
La necessità di equilibrare la coralità, poi, allunga più del dovuto gli intermezzi descrittivi e dilata eccessivamente il finale che è senz’altro il momento più faticoso del film, ma questi sono in fondo peccati veniali se messi a confronto con la buona regia di Brizzi e le performance degli attori, tutti a loro modo egualmente da lodare, ma con un nota particolare da attribuire a Flavio Insinna e Gian Marco Tognazzi, una sorpresa per il cinema nel primo caso e un ritorno a un livello di assoluta eccellenza per il secondo.
Ex non è un film innovativo, ma è qualcosa che in Italia non si vedeva da moltissimo tempo: una commedia senza battute scontate e volgari, continui ammiccamenti sessuali di bassa lega e interpreti di derivazione televisiva e senza alcuna formazione artistica. Basterebbero questi tre elementi per farne un prodotto da vedere, ma in questo paese ogni giorno più triste e allo sbando c’è il rischio che possa trattarsi di pericolosi e sovversivi difetti dettati dall’utilizzo coatto dell’organo estraneo presente nella scatola cranica.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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