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  • Ex
di Alessandro De Simone


Fausto Brizzi torna alla regia e con i fidi compagni d’avventura Martani e Bruno confeziona una commedia in salsa anglosassone adulta, divertente e con un cast in eccellente forma.

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La nuova parola d’ordine del cinema italiano è coralità. Da Ozpetek a Lucini, tralasciando altri esempi più o meno riusciti, mettere insieme un cast di stelle per attirare target diversi nelle sale cinematografiche è l’ultima pericolosissima moda delle produzioni nostrane.
Ovviamente nella maggior parte dei casi si creano delle vere e proprie aberrazioni, ma se si ha la fortuna di avere a disposizione del buon materiale umano con e su cui lavorare, ci si può imbattere in piacevoli sorprese.
Ex, terza regia del ragazzo d’oro Fausto Brizzi, insieme ai suoi due colleghi di scrittura Marco Martani e Massimiliano Bruno sono gli sceneggiatori più efficaci al botteghino italico dai tempi di Castellano e Pipolo, è la dimostrazione che anche in Italia, con una buona sceneggiatura e degli attori di talento, si può fare del cinema divertente, romantico e per un pubblico ampio.
Queste storie di coppie passate, presenti e future, dai litigiosi coniugi Orlando – Signoris ai divorziandi Brilli – Salemme, passando per i triangoli Insinna – Gerini – Tognazzi e De Luigi – Cassel – Gassman, hanno tutte un sapore squisitamente anglosassone, dipanandosi guarda caso tra un funerale e un matrimonio che non s’ha da fare e tra storie di actually love.
Esempi fortunati e dalla confezione riuscitissima a cui il trio di sceneggiatori delle Notti prima degli esami hanno attinto rielaborando e cucendo il film su misura agli attori che ben volentieri si sono calati in panni diversi da quelli che il cinema italiano è solito loro richiedere da ormai troppi anni.
Questa è la grande forza di Ex, una commedia classica che fa ridere, piangere, emozionare e che fa uscire dal cinema con il sorriso sulle labbra, sebbene non sia priva di difetti. Primo fra tutti, il racconto franco-neozelandese con la coppia Capotondi-Zidi, un corpo assolutamente estraneo al film, ovviamente inserito per ragioni di co-produzione e farcito da pesante product placement di genere telefonico. Senza questa stucchevole relazione a cavallo dei due emisferi, Ex avrebbe avuto un ritmo generale ancora migliore e ne avrebbero tratto giovamento sia i tempi comici che i momenti di maggiore pathos.
La necessità di equilibrare la coralità, poi, allunga più del dovuto gli intermezzi descrittivi e dilata eccessivamente il finale che è senz’altro il momento più faticoso del film, ma questi sono in fondo peccati veniali se messi a confronto con la buona regia di Brizzi e le performance degli attori, tutti a loro modo egualmente da lodare, ma con un nota particolare da attribuire a Flavio Insinna e Gian Marco Tognazzi, una sorpresa per il cinema nel primo caso e un ritorno a un livello di assoluta eccellenza per il secondo.
Ex non è un film innovativo, ma è qualcosa che in Italia non si vedeva da moltissimo tempo: una commedia senza battute scontate e volgari, continui ammiccamenti sessuali di bassa lega e interpreti di derivazione televisiva e senza alcuna formazione artistica. Basterebbero questi tre elementi per farne un prodotto da vedere, ma in questo paese ogni giorno più triste e allo sbando c’è il rischio che possa trattarsi di pericolosi e sovversivi difetti dettati dall’utilizzo coatto dell’organo estraneo presente nella scatola cranica.






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