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  • V-Visitors: per parlare di noi bisogna fingere di parlare di altro
di Andrea Grieco


L'attacco alieno che terrorizzò gli spettatori e li tenne incollati alla Tv, narrava l'ascesa del regime nazista secondo una brillante e inquietante metafora

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Non che nella storia della televisione siano mancate produzioni dedicate alla fantascienza, basti pensare a veri e proprie cult series come Spazio 1999 e Star Trek, ma probabilmente, memori dell'effetto che i media scatenano sulla psiche collettiva quando affrontano l'invasione aliena, come capitò nella trasmissione radiofonica del 1938 nella quale Orson Welles adattò La guerra dei mondi di H.G. Wells, diffondendo il panico tra gli ascoltatori, in tutte si è sempre preferito declinare il genere secondo i topoi dell'esplorazione spaziale. Se si esclude l'eccezionale sceneggiato A come Andromeda di Vittorio Cottafavi, in cui però il tutto si giocava magistralmente sull'effetto suggestivo di un assunto tanto inquietante, Visitors è il primo lavoro per lo schermo televisivo in cui si mette in scena con mezzi e capitali da kolossal cinematografico lo sbarco sulla terra di un nemico proveniente da una lontana galassia. E l'effetto è di quelli che restano impressi negli occhi e nell'immaginario di milioni di telespettatori di tutto il mondo, a partire dalla mitica sequenza in cui le gigantesche sagome delle astronavi dei visitatori stanziano in minaccioso silenzio su trentuno delle maggiori capitali del mondo; inquadrature a cui deve essersi indubbiamente rifatto Roland Emmerich per il suo Indipendence Day che, pur potendo contare su effetti speciali di ben lungi più avanzati, non sortisce lo stesso inquietante effetto; segno che a rendere Visitors un prodotto al di sopra della norma siano ben altri fattori.
In primis, l'idea di partenza di Kenneth Johnson suggerita dalla lettura del classico romanzo di “storia alternativa” It Can't Happen Here di Harry Sinclair, in cui si immagina un'America governata da un presidente nazista. Da qui il soggetto, alquanto indigesto per la politica reaganiana, di mettere in scena una fantascientifica allegoria dell'affermazione di un regime totalitario. Il titolo di lavorazione di tale progetto, che echeggiava le atmosfere psicotroniche di tanta cinematografia exploitation, era Nazisti dallo spazio (Nazi from space), poi abbandonato per il polisemico e più subdolo Visitors. Ma ciò che resta inalterata è la volontà di narrare le fasi e le modalità di ascesa del Terzo Reich.
I visitatori, che provengono dal pianeta Sirio IV, si dicono amici e cercano l'aiuto dei terrestri con i quali intendono scambiare il frutto delle loro avanzate conoscenze scientifiche. Hanno un aspetto in apparenza simile agli umani, se non fosse per il riverbero metallico della voce, ma ben presto si scopriranno le loro vere intenzioni e fattezze. Un diverso percorso evolutivo infatti, ha portato alla formazione dell'homo-reptilicus: giganteschi rettili con una eccezionale intelligenza. Considerano la terra come “spazio vitale” e gli umani come forza lavoro e cibo succulento, non perdono tempo nell'intessere rapporti con esponenti politici e proprietari d'industria, procedono all'epurazione dell'intellighenzia umana. Bersagli privilegiati sono chimici, biologi e antropologi (i primi che, grazie alle loro conoscenze, potrebbero cogliere l'inganno), e intanto le "lucertole" si servono di un nutrito stuolo di collaborazionisti per raggiungere i loro scopi.
Il primo a scoprire gli intenti e l'aspetto che i siriani nascondono dietro le rosse divise marziali - un altro elemento che ricalca l'iconografia nazista, come pure il simbolo che gli alieni ostentano sul petto - è Mike Donovan, il giornalista d'assalto che sarà tra i fondatori, assieme alla scienziata Juliet Parrish, della Resistenza losangelina, che avvierà una serrata lotta con i ripugnanti esseri spaziali.

Visitors venne concepito come una miniserie in due parti, e venne trasmessa per la prima volta dall'emittente NBC nel 1983, ma l'incredibile successo richiese la messa in cantiere di una seconda miniserie in tre parti, intitolata V: The Final Battle, decisamente più dinamica della precedente - in Italia questa partizione non venne rispettata, in quanto entrambe le serie vennero presentate come un tutt'uno. Ancora una volta non mancheranno le sequenze indimenticabili, come quella scioccante del parto gemellare che vedrà sopravvivere solo Elizabeth Maxwell, figlia di una terrestre e di un alieno, dotata di straordinari poteri e prova della possibilità di convivenza tra le due razze.
Soltanto nel 1986, viste le continue richieste di un pubblico appassionato, la Warner decise di produrre il telefilm in diciannove episodi, che riscontreranno un ennesimo successo, continuato da Kenneth Johnson sotto forma di romanzi, dagli infiniti omaggi dei fan e dalle diverse edizioni presenti in DVD.
Anche se allo spettatore odierno Visitors può sembrare alquanto anacronistico dal punto di vista del decor, non v'è dubbio riguardo l'appeal che ancora sprigiona da questa pietra miliare della storia televisiva, la cui forza risiede nella professionalità di un cast tecnico capace di garantire un impatto spettacolare di notevole efficacia.
Senza dimenticare la folta galleria di personaggi che un'impeccabile sceneggiatura tratteggia con minuzia di particolari psicologici: tra tutti la bella e spietata Diana, l'Ufficiale Scientifico e braccio destro del Capo Supremo dell'armata aliena, il pacifista e vegetariano Willie, interpretato da un inedito Robert Englund ancora lontano dal vestire i panni di Freddy Krueger, il melanconico Abraham Bernstein, reduce dei campi di sterminio tedeschi e primo a percepire le analogie tra i tragici fatti della Seconda guerra mondiale e l'agire dei Siriani.





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