Exactitudes - uguali, differenti. Sono i ritratti in mostra a Roma
di Daniele Federico
Nella bella cornice di Palazzo Incontro sono in mostra le fotografie della coppia olandese Ari Versluis e Ellie Uyttenbroek. Un eccellente esercizio di stile che però non aggiunge nulla di particolarmente nuovo
Se si guarda alla storia della fotografia ci si accorge che uno dei primi utilizzi massivi del mezzo è stato da subito legato alla scienza antropologica. Viaggiatori ricchi e avventurosi incontravano popolazioni lontane, diversissime e curiosissime. È chiaro che si portassero dietro una macchina fotografica, spesso per condurre dei veri e propri foto-rilievi che poi sarebbero stati l’oggetto di accurate analisi e di conversazioni per salotti intellettuali. I ritratti erano spesso realizzati seguendo il più accurato rigore scientifico: con il soggetto posizionato su un fondo bianco neutro e in posa, a mostrare uno o più profili.
Nel lavoro della coppia creativa Ari Versluis ed Ellie Uyttenbroek possono essere rintracciate delle analogie al procedimento appena descritto: anche loro sono alla ricerca di tipi antropologici da fotografare su un fondo bianco neutro, dopo aver loro impresso la posa da tenere. I due ottengono quindi una classificazione che non ha mai fine e che accoglie ogni differenza, persino sfumatura, ma che è pur sempre una tassonomia.
Il duo olandese iniziò il progetto fotografico Exactitudes (contrazione dei termini “exact” e “attitudes”) quattordici anni fa, durante questo periodo hanno concentrato gli scatti a Rotterdam, loro città di residenza, per ovvie questioni logistiche proponendo le sessioni fotografiche mano a mano in altre città eterogenee e multiculturali: New York, Parigi, Milano, Pechino, fino a ottenere una mostra di centododici serie, ciascuna composta da nove ritratti “uguali, differenti”, che la stessa Ellie definisce la loro “collezione di farfalle”.
A volere la mostra è stato Nicola Zingaretti, banalmente conosciuto come "il fratello di Montalbano", in qualità di Presidente della Regione Lazio ha scelto di patrocinare un evento culturale in linea con il suo attivismo nei confronti delle minoranze sociali. “Tutto è iniziato come un gioco, un mio amico mi ha indicato questo sito internet perché aveva ascoltato alcuni miei interventi nei quali sottolineavo il tema della necessità di non aver paura della diversità, perché tutti siamo diversi. Abbiamo allora contattato la coppia olandese grazie a Internet. Ari ed Ellie si sono subito rivelati molto contenti di esporre a Roma. Credo che questa mostra sia insieme divertente e intelligente: promuovere attraverso questi unici soggetti che cos’è l’uomo e che cos’è la persona, ma questi presunti uguali in realtà non sono uguali a nessun altro e dietro ciascuno. Se iniziamo ad aver paura di chi non si considera uguale arriveremmo ad aver paura di tutti anche di noi stessi.
Questa mostra è un invito alla ragione. Una mostra molto utile in questo momento, in questa città. È irresponsabile fomentare le paure nei momenti di crisi.”
Questo tipo di fotografia, che ha già visto le sue punte più alte in autori mitici come August Sander e Paul Strand, solitamente divide il pubblico e i fotografi in due schieramenti. In questo senso diventa un genere fotografico trasversale e non serve essere professionisti per farsi un’idea a riguardo. Accade che da una parte c’è chi si diverte nel vedere le facce e le storie a esse legati (esplicitati o semplicemente evocati non è importante) e celebra in quel tripudio di visi un’esaltazione della diversità (ricordate il fortunato concept pubblicitario “United Colors of Benetton”, il fulcro della carriera di Toscani?), dall’altra c’è chi, molto più semplicemente, proprio ha difficoltà a far passare per “arte fotografica” una serie d’immagini stile fototessera di gente che non conosce. Chi vi scrive è sempre più per la seconda fazione, nel senso che sì, possiamo riconoscere il genere fotografico, le sue potenzialità e la sua corretta esecuzione, ma non bastano un fondo bianco, dei flash e una città multietnica. E non basta neppure collezionare centinaia di scatti. Serve invece un valore aggiunto senza il quale si rischia di ripetere qualcosa detto già fin troppe volte nella storia fotografica.
Exactitudes: uguali, differenti
Palazzo Incontro
Via dei Prefetti 22 - Roma
Dal 14 febbraio al 26 aprile 2009
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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