
Evento speciale all'undicesima edizione di Arcipelago, ma questo non è il solo vanto che la serie di corti possa ostentare.
Entrando in sala incrocio una ragazza che esce di corsa stizzita: "Non capisco proprio cosa ci sia da ridere!" fa lei, sortendo l'unico effetto di aumentare la mia curiosità.
Ed eccole là: una banda di belle ragazze, cinque, "una meglio dell'altra", come si dice dalle mie parti, scalmanate e trasgressive, vogliose, maleducate, volgari… praticamente irresistibili.
Facendo il verso a vari film famosi o a stereotipi del cinema e della TV, nonché ad elementi della nostra cultura occidentale consumistica, le Bikini Bandits 'se la divertono' girando il mondo in lungo e in largo, rubando, sparando, guidando macchine strepitose e avendo in dotazione enormi pistole e microscopici bikini.
Come Barbie, hanno gli accessori e i bikini giusti per ogni occasione; come nei migliori film hard core, cercano di sedurre chiunque capiti a tiro. Il loro nemico numero uno: la G-mart, una improbabile catena che produce alimenti e ristorazione. Il numero due: Paparino, un vero 'sceriffo' americano.
Con atteggiamenti ostentatamente maschili, il pallino del sesso e un modo di fare a dir poco prepotente, le Bikini Bandits commettono ogni genere di crimine e provano ogni genere di piacere carnale: nessuno sfugge al loro fascino né alla loro furia.
Ma non sono cattive: le loro scorrerie sono in fondo dissacranti a fin di bene, alla ricerca del male minore e del piacere maggiore. Dopotutto a loro piacciono "i missionari"…
Colori sfavillanti, una fotografia con la stessa luce che credo si trovi in pieno deserto del Sahara e un montaggio che probabilmente viene realizzato ogni volta sotto l'effetto di un trip da acido, la serie di corti è davvero difficile da definire: dire che sia infarcita di allusioni sessuali è dire poco. La metafora fallica o vaginale è individuata in ogni dove, spazia dal greve al sublime, dal raffinato al più bieco volgarismo, comprende oggetti di ogni tipo, liquidi vari, macchine, movimenti… Tutto serve a mimare l'atto sessuale o l'autoerotismo, celebrato quest'ultimo quanto il precedente.
Troppo esplicito per essere un metaporno, troppo mancante di atti filmati per essere annoverato tra i soft core, questo irriverente, politicamente scorretto viaggio verso l'estasi totale, riesce nell'intento artistico che si è prefissato: in una televisione in cui lo scandalo non esiste praticamente più, in cui il nudo femminile ci viene somministrato con la colazione mattutina e poi ininterrottamente fino alla buonanotte (i palinsesti delle ore notturne sono sempre stati un discorso a parte), per provocare e infastidire bisogna spingere tutto all'estremo, bisogna mostrare quello che la gente si rifiuta di vedere. Ecco allora le secrezioni di ogni tipo, i rapporti saffici, i gay presi a calci, una donna di 69 anni (!) che cerca ancora il piacere sessuale in una verga artificiale… il tutto commentato da un linguaggio che le 'brave persone' si rifiutano di sentire in TV come altrove.
Cinque attrici venute dal niente, forse modelle, prosperose e generose nel mostrarsi. Poco importa che una abbia le natiche piene di cellulite: sono comunque tutte bellissime e, forse per questo, anche più umane.
Avventure epiche alla ricerca di una dimensione superiore, quasi mistica, una sorta di catarsi che opera attraverso l'orgasmo, meglio se di gruppo.
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