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  • The Impossible Project
di Alessandra Perotti


Polaroid ha ufficialmente chiuso i battenti, nonostante ciò un gruppo di appassionati ha deciso di non rinunciare alla passione per le istantanee

The Impossible Project. Il logo.

Molti fotografi, professionisti e non, sono convinti che la macchina fotografica istantanea abbia fatto il suo tempo e il business odierno sia concentrato esclusivamente sul digitale, con un progressivo abbandono della pellicola tradizionale da parte delle grosse case.
Ma un gruppo di veterani della fotografia non ci sta e vuole riportare in vita il mercato dell’istantanea per eccellenza: la Polaroid.
Se meno di un anno fa ci fu l’annuncio ufficiale della chiusura delle fabbriche di pellicole Polaroid, oggi si parla di The impossibile project, ovvero l’idea imprenditoriale un po’ folle, ma di sicura simpatia, a opera di un gruppo di appassionati che, entro il 2010, ha intenzione di riaprire in Olanda un’industria dedicata alla produzione dei supporti per le storiche istantanee. Non vogliono rifabbricare le medesime pellicole Polaroid, ma sviluppare un nuovo prodotto con componenti e caratteristiche ottimizzate per un approccio moderno:

“Abbiamo acquistato la vecchia attrezzatura Polaroid, la fabbrica e cerchiamo il vostro aiuto”

Un'immagine della vecchia fabrica Polaroid
Gli ideatori del progetto sono André Bosman, ex dipendente Polaroid, e Florian Kaps, ex dirigente della Lomographic Society, una comunità on-line di appassionati possessori di macchine analogiche di basso profilo, ai quali si sono aggiunti ingegneri dei materiali, tecnici di produzione, chimici e specialisti del settore. La maggior parte dei componenti del team è formata da ex dipendenti o consulenti della Polaroid Corporation, quello che in calcistico sarebbe definito come un “notevole attaccamento alla maglia”. La filosofia del progetto è la stessa varata, a suo tempo, dall’inventore dell’istantanea Edwin Land: “Don’t under take a project unless it is manifestly important and nearly impossibile”, ovvero “Non intraprendete un progetto a meno che non sia palesemente importante e quasi impossibile”.
Florian Kaps ha dichiarato che la società è già in possesso dei fondi che permetterebbero di produrre tanto materiale quanto se ne potrebbe vendere in un anno e, nel giro di pochi anni, vorrebbero avviare una vera e propria produzione seriale. “E’ l’ultima possibilità per salvare un altro mezzo analogico dalla scomparsa, è un mezzo unico e merita una seconda possibilità”, sono state le dichiarazioni d’intenti di Kaps che spera in un ritorno alla moda della fotografia analogica, un po’ come è accaduto per i dischi in vinile che vivono grazie ad un’ampia subcultura di collezionisti.
Typical Integrated Film Pack
Sicuramente l’impresa sarà ardua da un punto di vista commerciale, infatti con la digitalizzazione delle immagini, i costi per professionisti e appassionati si sono ridotti notevolmente e sarà difficile indurre le persone ad affidarsi di nuovo ai supporti tanto dispendiosi. Va da sé che le scelte di mercato non puntano alla “massa”, bensì a un’elité di fotografi amatoriali e collezionisti appassionati.
Un’altra sfida del team sarà quella di costruire delle strutture e dei materiali compatibili con le vecchie fotocamere: molti dei componenti chimici che erano usati da Polaroid sono attualmente fuori produzione e non più reperibili.
Nonostante le grandi difficoltà, chi scrive crede che sia doveroso per qualsiasi appassionato del settore augurare buona fortuna a questo team di veterani della pellicola. Per sapere in che modo supportare il progetto, visitate il loro sito ufficiale all’indirizzo www.the-impossible-project.com.








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