Abbiamo chiacchierato con Daniela del suo romanzo d'esordio, La spacciatrice Viola, ma anche dell'altra sua identità: Mei, l'artista...
Un romanzo poliedrico sin dal titolo quello di Daniela Perissinotto, che nello scrivere di una ragazza che nella vita quotidiana deve districarsi tra le antitetiche identità che si è data, realizza un ritratto acuto e cinico della varia umanità di un'Italia sempre più bieca e miserrima. Responsabile impiegata di un ufficio postale di giorno e spregiudicato pusher che di notte rifornisce la fauna imborghesita che abita il sottobosco delle discoteche e dei locali dell'intrattenimento e del rimbecillimento a tutti i costi, la sempre più scettica Viola vedrà gradualmente, ma inesorabilmente, collassare il muro di scetticismo e impassibilità dietro il quale si trincera, per restare sempre più esposta alla spietata indifferenza e alla distruttiva superficialità che ella stessa contribuisce ad alimentare. La spacciatrice Viola è l'entusiasmante esordio per la Castelvecchi di una scrittrice che predilige una sintassi rapida e incisiva, trascinante nel suo ritmo concitato, e stilisticamente determinata.
Qual è stata la genesi di un personaggio come Viola, e quale metodo di scrittura hai adottato per orchestrare la sua storia?
Viola è nata da una riflessione sulla nostra società e i modelli che plasma, potrebbe essere una concorrente di qualche programma pomeridiano, oppure una parente lontana che senti solo per Natale. Lei è un po' tutti noi e un po' tutti gli altri, ecco perché ho deciso di raccontare e raccontarla in prima persona, così si è portati naturalmente ad immedesimarsi, anche nelle situazioni più improbabili. Il mio intento è quello di accompagnare il lettore per mano, facendogli attraversare la storia, costruendo una sorta d'empatia forzata con Viola, anche quando commette azioni deplorevoli.
Benché tu abbia optato per una narrazione in prima persona, il romanzo beneficia di una notevole dinamicità e scioltezza, frutto anche di scelte linguistiche e grammaticali precise. In base a quale criterio manovri questi elementi?
La scelta di determinati termini e soluzioni grammaticali deriva dall'intenzione di connotare Viola anche nel linguaggio. Molte persone rivelano ulteriori informazioni di sé anche nel parlato: se qualcuno usa troppi avverbi, un lessico inusitato o non usa i congiuntivi (elementi che ho sottolineato nel romanzo). Così facendo, inconsciamente rivela altri indizi sulla sua identità che vanno al di là dello status di scolarizzazione. Viola odia i dialettismi, abusa di paroloni e bestemmia: un quadro comunicativo che diventa psicologico.
Proprio la convulsa successione degli eventi, quasi senza soluzione di continuità tra giorno e notte o piacere e dolore, sembra guidare il lettore in un vortice da trip; e la sequenza finale del romanzo, che solo apparentemente lo fa chiudere su se stesso, sembra invece permettergli lo squadernamento di una molteplicità di interpretazioni sul concetto di focalizzazione del racconto. Cosa ne pensi?
La convulsione in effetti è un po' la parola chiave nella mia costruzione narrativa, e il finale non ne viene esentato. La molteplicità delle interpretazioni è una condizione per me essenziale nella focalizzazione di qualsiasi cosa, da un'opera d'arte a una letteraria. Equivale un po' al meccanismo del libero arbitrio.
Che sia trafitto da innumerevoli piercing, impegnato in una convulsa alimentazione o intento a scaricare tensione in violenti scontri fisici, il corpo rappresenta il centro nevralgico della tua scrittura. Cosa rappresenta per te la macchina umana e in che modo i personaggi del tuo romanzo ne declinano la tua idea?
Il corpo è una macchina e per questo devi saper guidare, accorgerti quando le spie si accendono, fare revisioni e pagare i bolli. Puoi tirarla ai 200km/h, ma devi assicurarti che abbia i freni buoni e che tenga le curve, sennò ti schianti. Nel romanzo ogni corpo ha un ruolo: quello di Viola è sempre teso, affetto da problemi nutrizionali, ed è tonico; quello di Alma è gigantesco, atavico, materno; quello di Beatrice è forato e camuffato dal trucco... Ho voluto declinare il corpo, renderlo un elemento importante per definire e comprendere il personaggio. Il corpo diventa ruolo, carattere, protagonista.
Non solo Viola, ma tutti coloro che appaiono nelle pagine del libro sembrano scissi tra due o più identità. A cosa è dovuta questa loro ambivalenza?
Penso che ognuno di noi non sia poi così lineare come voglia farci credere... Abbiamo lati della personalità completamente incongruenti tra loro, che comunque convivono tranquillamente, basta pensare a un fervente cattolico che picchia i familiari, o ai gentili vicini di casa che poi trucidano i bambini. Questa ambivalenza esiste in tutti noi, e sta a noi controllarla, frenarla, o lasciarla libera quando lo riteniamo opportuno.
Uno dei maggiori pregi del libro è la freddezza e spietatezza analitica con cui descrivi ambienti e persone. Non risparmi neppure la protagonista del tuo libro, che per questa sua caratteristica definirei un hard boiled della middle class italica.
Una volta mi hanno chiesto cosa mi piaceva in Viola. Insomma, facendo leva sul cuore di mamma di uno scrittore, mi domandavano cosa mi piacesse in lei... Ebbene: niente. Se la trovassi per strada penso che la picchierei selvaggiamente, ma avrei la peggio, in quanto lei è più allenata di me.
L’unico tratto che ingentilisce Viola, che per molti aspetti e atteggiamenti può essere addirittura considerata una reazionaria, è la perizia e il gusto estetico con cui confeziona le sue dosi di Fenciclidina. Qual è il potere dell’arte? I paradossi di cui è capace?
Le sue decorazioni sono assurde, in quanto se la prendessero saprebbero come rintracciare i suoi traffici; ma il suo piacere estetico va oltre il pericolo. Ci mette un po' di suo, non vuole che sia per forza tutto meccanico, vuole distinguersi, dalla scelta della droga alla scelta della confezione. Le facevano un po' schifo le bustine anonime, volgari. E lei non è volgare.
Impossibile non chiederti della tua attività come disegnatrice e pittrice. Quali sono i tuoi riferimenti e chi è Mei?
Mei è un progetto che è nato assieme al libro. Mentre scrivevo, nei momenti in cui la penna non costruiva parole, mi mettevo a decorare il foglio con vari disegni - scrivo a mano, su un determinato tipo di quaderno e con una penna rigorosamente nera. E poi dai fogli di carta sono passata alle tele, contando sulla collaborazione di mio marito, che è il mio riferimento principale. Mei customizza toys, realizza quadri e illustrazioni, cerca di farlo al meglio, e ama farlo, in quanto ciò le permette di entrare nel suo mondo di fiabe distorte, gatti e geishe.
Commenti (3)
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canada goose jackets ha scritto: 2011-12-20 08:33:53
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