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  • Desperate Housewives: niente è come sembra
di Valeria Roscioni


Entrate e, dopo avere attentamente pulito le scarpe sullo zerbino, scoprirete che la perfezione è l'ossessione di chi è imperfetto

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La leggenda vuole che Marc Cherry abbia scritto Desperate Housewives quando era sul ciglio della più totale e completa crisi, quasi sul punto di abbandonare la via della scrittura per la TV, dubitante com’era del proprio talento. L’idea che lo ha salvato gli è poi venuta da molto, molto, vicino: sua madre, un’anziana signora dalla casa impeccabile che aveva speso la sua vita ad allevare i suoi figli. La realtà che aveva avuto da sempre sotto il naso è diventata improvvisamente un cosmo a parte, perché ogni donna nasconde in sé molte sfaccettature. È così che si spiega come mai da uno sguardo a una sola donna possa essere nata l’intera Wisteria Lane, linda cittadina di periferia composta da villette borghesi e signore solo all’apparenza perbene.
In principio fu Mary Alice Young, e il suo inspiegabile suicidio. Puro pretesto per avere una voce narrante (acuta davvero) e introdurre lo spettatore all’interno del grazioso microcosmo di un gruppo di amiche, unite da un forte legame ma mai sincere fino in fondo, che vogliono a tutti costi scoprire il mistero della cara estinta sperando che nessuno venga mai a conoscenza dei loro segreti.
Un gioco di specchi. Nel riflesso conosciamo Bree, madre, moglie e casalinga perfetta, impeccabile, spaventosamente altera; Linette, donna in carriera che decide di tornare al lavoro dopo averlo lasciato per accudire tre terribili figli; Gabrielle, modella che si è sposata per denaro e ha una certa tendenza verso il suo giardiniere minorenne e Susan, divorziata, sbadata, con figlia che si prende cura di lei; infine Edie, l’unica che ha il coraggio di portare la lettera scarlatta della mangia-uomini.
Nelle varie stagioni vedremo altri personaggi, donne e uomini, introdursi nelle vite di queste deliziose signore, che resteranno comunque le regine incontrastate di ogni brillante episodio. Il mondo perfetto che così prende forma, un posto incantato in cui il moralismo e la convenzionalità regnano sovrani nonostante tutto, dove il Sessantotto non sembra nemmeno essere passato, offre un ottimo esempio di quanto sarebbe accaduto a Payton Place se lo sguardo sui suoi abitanti avesse avuto una dote che la televisione ha scoperto solo di recente: l’ironia. Le nostre moderne peccatrici, eleganti e alla moda, davvero beneducate, nascondono ogni volta una trama che le vede protagoniste, ma, anche nel dramma più totale e completo, anche nella bugia più meschina e più becera, si nasconde un doppio fondo, il riflesso di un sorriso, di quelli acuti, e non buonisti. Così si impara a guardare e a non giudicare.
E guardando ci si appassiona. Non importa neanche più quale sia la trama portante di ogni stagione, non importa perché, trascinati dalla voce narrante di Mary Allice, non è la soluzione che importa, è il percorso che affascina.
Un tempo fu Scandalo al sole, ora sono mille piccole ipocrisie che emergono grazie a dialoghi ben curati e ad una regia a cui non sfugge neanche un dettaglio.
È difficile mantenere un ritmo così alto, ma la quinta stagione ha stupito tutti con un salto temporale che ha dato nuova linfa alla serie, perché lo stesso Marc Cherry si muove in una casa di vetro, e deve stare molto attento a non far scricchiolare i pavimenti.





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