Si è chiusa l’undicesima edizione del festival nato piccolo, ma in costante crescita. Il prossimo passo dovrà essere una selezione più ferrea delle immagini in circolo
Dare una valutazione univoca al week-end trascorso a Orvieto Fotografia sarebbe sbagliato, se non nell’osservare una coesistenza di alta fotografia accostata a immagini di un livello fin troppo basso, tutte infilate nello stesso calderone. Se una parte degli spettatori ha apprezzato la scontatezza dei nudi di Pascal Beatens, quasi tutti sono rimasti basiti di fronte agli incredibili power point di Lucille Feremans e del suo curioso marito (la domanda che tutti si ponevano è stata: “Sono su Scherzi a parte? Ma questi, come fanno a viaggiare il mondo e che fanno di preciso nella vita? E soprattutto perché sto guardando queste ridicole immagini?). Per fortuna, e dato che il meglio viene sempre in ultimo, nella mattinata di domenica siamo stati travolti dalla simpatia di Nancy Fina e del suo stile allegro e fortemente narrativo: la platea si è lasciata letteralmente conquistare e hanno dovuto stoppare il suo intervento sennò sarebbe andata avanti a oltranza. In seguito, sterzando il mood della platea in modo piuttosto brutale, il festival ha chiuso con Letizia Battaglia, uno dei nomi più autorevoli del fotogiornalismo italiano, per un testimonianza dura e triste come la realtà criminale che vive nelle fondamenta del nostro paese.
MOSTRE
Pubblichiamo le interviste alle due maggiori autrici di Orvieto Fotografia, che hanno ottimamente rappresentato due diversissime anime della fotografia al femminile, in linea con il concept di quest’anno: Focus On Female.
Conversazione con Nancy Fina
Abbiamo chiesto alla celebre fotografa fashion con base a Milano di raccontarci la creazione di alcuni dei suoi scatti migliori
Augusto Pieroni incontra Letizia Battaglia
Il docente romano intervista una delle più rispettabili fotografe italiane. Rischiando di scadere in un fastidioso intellettualismo
Pascal Beatens
“Nude Photography. The Art and The Craft”
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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