L’esperimento 3D di Katzemberg si compiace dell’innovazione tecnica e strappa diversi sorrisi. Ma il divertimento vero è un’altra cosa
Chi ama i B movies anni ’50 non potrà fare a meno di godersi lo stile visivo di questo film, tra insetti giganti e blob senza cervello. Se poi si è tra i fortunati che riescono a vederlo in versione 3D, si potranno apprezzare meglio la profondità delle scene, la minuzia dei particolari, lo stile vintage della paletta dei colori... Chi poi lo vedrà in originale, avrà il privilegio di godersi un cast di tutto rispetto: Reese Witherspoon, Hugh Laurie, Seth Rogen e Kiefer Sutherland.
Occhialini polarizzati, lontani anni luce da quelli di carta con le lenti di plastica lucida rossa e blu, una concezione diversa del film, meno sensazionalistica, più mirata a coinvolgere chi guarda direttamente al centro dell’azione. La sensazione di mal di mare è notevolmente ridotta (ma non annullata, ci vorrebbero lenti più larghe) e non si è costretti ad entrare per primi in sala perché il 3D si vede bene solo nei posti centrali delle prime file: questo è studiato per la perfezione visiva da ogni angolazione.
Eppure c’è ancora qualcosa che non va. Qualche mese fa, quando Jeffrey Katzemberg venne a Roma per presentare alla stampa i primi minuti del film, disse che c’è una cosa che il 3D non può e non potrà mai fare: trasformare un film mediocre in un bel film. Ed è proprio questo il problema di Mostri contro Alieni.
Certo, non possiamo definirlo film mediocre, e di momenti di ilarità ce ne sono parecchi (grazie anche alla simpatia dei registi Rob Letterman e Conrad Vernon, quest’ultimo è colui che doppia l’omino di marzapane nel franchise di Shrek), ma nemmeno ci sentiamo di andare oltre l’aggettivo “carino”. Se per circa mezz’ora possiamo godere di situazioni divertenti (prima fra tutte quella che vede inserita la colonna sonora di Beverly Hills Cop), poi la trama si ripega su se stessa, citando qua e là horror di serie Z o pellicole più alte, come Il dottor Stranamore. Ma la storia si concentra più che altro sulla situazione sentimentale di Susan/Ginormica e l’intero film diventa una commedia rosa che vuol diramare un messaggio preciso: ragazza, sei grande, nel vero senso della parola. Non hai bisogno di vivere all’ombra di un uomo dall’ego smisurato. E al posto di topolini e cerbiatti, Susan si ritrova con i suoi bei mostriciattoli a farle da amici di contorno.
Il succo però resta – ahinoi – sempre quello, e persino la gag dei due pulsanti rossi richiama il disneyano Le follie dell’imperatore, con la perfida Yzma che sbaglia e si chiede perché mai abbiano bisogno di due leve.
Se si va a vederlo per passare un pomeriggio, magari con tutta l’allegra famigliola, Mostri contro Alieni è un prodotto gradevole, ma nulla di più. Se lo si fruisce in 3D, la curiosità è soddisfatta. Ma il problema dei film animati Dreamworks resta sempre lo stesso: concentrati come sono ad essere concorrenziali, a sfornare prodotti dall’altissima qualità tecnica, perdono di vista lo scopo primario: raccontare una storia indimenticabile. E divertirsi nel frattempo. Perché se negli studios ci si prende troppo sul serio, alla fine non fate divertire neanche noi.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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