J.J. Abrams è riuscito dove davvero pochi sanno arrivare: raccontarci quel che più gli pare e piace e tenerci comunque incollati al piccolo schermo, convinti della credibilità di ciò che vediamo. ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler, leggete a vostro rischio
Per fortuna l’attesa dopo il termine della quarta stagione non è stato troppo lunga: J.J. Abrams sta ancora smaltendo tutte le maledizioni lanciategli dai fan della serie, per come ci ha lasciati alla fine dell’ultima puntata, dopo che Ben ha “spostato” l’isola e una luce abbagliante ha trasportato i nostri beniamini... dove? O forse sarebbe più giusto chiedersi “quando?”
La domanda “Quando siamo?”, che viene più volte ripetuta durante i primi episodi di questa nuova stagione di Lost non è certo nuova, ma è tra le più geniali mai scritte. Pensavamo che gli sceneggiatori ce le avessero raccontate proprio tutte, ma ci sbagliavamo. La possibilità di muoversi non più solo su tre dimensioni – come tutti i comuni mortali – ma su quattro, utilizzando anche il tempo, apre tutta una serie di possibilità fino ad ora inesplorate. Come pure inesplorata sembra essere l’isola, visto che continuiamo a conoscere nuovi posti, nuove basi Dharma (ma non erano solo sei?), e ci chiediamo come sia possibile, in cento giorni di permanenza, che i protagonisti della serie non si siano mai accorti di certe costruzioni. Ogni tanto riscontriamo anche grossolani errori e inciampi nel racconto, ma poco importa se il resto che ci aspetta è di tale livello.
Il cast cambia notevolmente: di punto in bianco ci liberiamo di moltissimi dei naufraghi originari, e senza andarci troppo per il sottile. Quelli più amati (Jake, Sawyer, Kate, Locke, Hugo, Sun, Sayd e il piccolo Aaron) rimangono e aspettatevi comunque reentrées, sorprese e colpi di scena. Le unioni amorose, le alleanze, le amicizie cambiano radicalmente, contribuendo anch’esse a creare nuove possibilità narrative (anche se con i rapporti amorosi lo stile “alla Beautiful” rischia di diventare un po’ stucchevole, va detto, trasformando i naufraghi in una comunità di scambisti) e non è detto che non si venga a profilare la figura di un nuovo leader.
Se poi eravate riusciti a farvi un’idea di cosa poteva essere giusto e cosa no (beati voi!), tutto sarà rimesso in discussione. In compenso facciamo la conoscenza di personaggi che avevamo0 sentito solo nominare e una sorta di mitologia dell'isola prende vita.
Ma l’avvenimento più eclatante è la morte (reale?) di un personaggio fondamentale nell’economia dell’intera serie, almeno dalla seconda stagione in poi, che sovverte tutte le leggi della fisica interne a questo particolare tessuto narrativo. Se infatti Daniel non fa che ripetere che il passato non si può cambiare (abbracciando una teoria molto poco alla Ritorno al futuro e garantendo a noi spettatori di non assistere a qualcosa di già visto), un solo, singolo colpo d'arma da fuoco potrebbe rimettere in discussione tutto e aprire ulteriori bivi narrativi che proprio non possiamo immaginare dove potrebbero condurci.
Certo in alcuni punti (un esempio su tutti: gli anni ’70 nella comunità Dharma) l’allestimento e i costumi sono un po’ “faciloni” e ricordano la puntata di Boris ambientata in Africa, ma possiamo perdonare persino questa pecca a una serie che, sempre più, riesce a catturare al pari di un romanzo giallo e che, nonostante passi oltre e tralasci volutamente di risolvere alcuni enigmi (e improvvisamente forse nemmeno a noi interessa più tanto capire, vogliamo solo sapere cosa succede dopo) è capace di mantenere l’altissimo livello che ha sempre posseduto.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
Commenti (0)
Inserisci il tuo commento