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  • Lost quinta stagione: a spasso nel tempo
di Federica Aliano


J.J. Abrams è riuscito dove davvero pochi sanno arrivare: raccontarci quel che più gli pare e piace e tenerci comunque incollati al piccolo schermo, convinti della credibilità di ciò che vediamo. ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler, leggete a vostro rischio

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Per fortuna l’attesa dopo il termine della quarta stagione non è stato troppo lunga: J.J. Abrams sta ancora smaltendo tutte le maledizioni lanciategli dai fan della serie, per come ci ha lasciati alla fine dell’ultima puntata, dopo che Ben ha “spostato” l’isola e una luce abbagliante ha trasportato i nostri beniamini... dove? O forse sarebbe più giusto chiedersi “quando?”
La domanda “Quando siamo?”, che viene più volte ripetuta durante i primi episodi di questa nuova stagione di Lost non è certo nuova, ma è tra le più geniali mai scritte. Pensavamo che gli sceneggiatori ce le avessero raccontate proprio tutte, ma ci sbagliavamo. La possibilità di muoversi non più solo su tre dimensioni – come tutti i comuni mortali – ma su quattro, utilizzando anche il tempo, apre tutta una serie di possibilità fino ad ora inesplorate. Come pure inesplorata sembra essere l’isola, visto che continuiamo a conoscere nuovi posti, nuove basi Dharma (ma non erano solo sei?), e ci chiediamo come sia possibile, in cento giorni di permanenza, che i protagonisti della serie non si siano mai accorti di certe costruzioni. Ogni tanto riscontriamo anche grossolani errori e inciampi nel racconto, ma poco importa se il resto che ci aspetta è di tale livello.
Il cast cambia notevolmente: di punto in bianco ci liberiamo di moltissimi dei naufraghi originari, e senza andarci troppo per il sottile. Quelli più amati (Jake, Sawyer, Kate, Locke, Hugo, Sun, Sayd e il piccolo Aaron) rimangono e aspettatevi comunque reentrées, sorprese e colpi di scena. Le unioni amorose, le alleanze, le amicizie cambiano radicalmente, contribuendo anch’esse a creare nuove possibilità narrative (anche se con i rapporti amorosi lo stile “alla Beautiful” rischia di diventare un po’ stucchevole, va detto, trasformando i naufraghi in una comunità di scambisti) e non è detto che non si venga a profilare la figura di un nuovo leader.
Se poi eravate riusciti a farvi un’idea di cosa poteva essere giusto e cosa no (beati voi!), tutto sarà rimesso in discussione. In compenso facciamo la conoscenza di personaggi che avevamo0 sentito solo nominare e una sorta di mitologia dell'isola prende vita.
Ma l’avvenimento più eclatante è la morte (reale?) di un personaggio fondamentale nell’economia dell’intera serie, almeno dalla seconda stagione in poi, che sovverte tutte le leggi della fisica interne a questo particolare tessuto narrativo. Se infatti Daniel non fa che ripetere che il passato non si può cambiare (abbracciando una teoria molto poco alla Ritorno al futuro e garantendo a noi spettatori di non assistere a qualcosa di già visto), un solo, singolo colpo d'arma da fuoco potrebbe rimettere in discussione tutto e aprire ulteriori bivi narrativi che proprio non possiamo immaginare dove potrebbero condurci.
Certo in alcuni punti (un esempio su tutti: gli anni ’70 nella comunità Dharma) l’allestimento e i costumi sono un po’ “faciloni” e ricordano la puntata di Boris ambientata in Africa, ma possiamo perdonare persino questa pecca a una serie che, sempre più, riesce a catturare al pari di un romanzo giallo e che, nonostante passi oltre e tralasci volutamente di risolvere alcuni enigmi (e improvvisamente forse nemmeno a noi interessa più tanto capire, vogliamo solo sapere cosa succede dopo) è capace di mantenere l’altissimo livello che ha sempre posseduto.





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