Analizzare lo stato attuale della fotografia professionale con alcuni esperti del settore e presentare un premio fotografico. Tanti gli argomenti in campo per l’incontro organizzato da Tau Visual, ma forse qualcosa è andato perduto
«Il motivo per cui ci troviamo qui non è celebrarci perché abbiamo fatto un Premio Fotografico e stiamo per indirne un altro (…) lo scopo principale, e da cui vorrei iniziare, è quello di mettere un mattoncino, di spendere una parola, di essere una goccia nel mare dell’esigenza di aiutarci reciprocamente a capire in che direzione andare, a capire che direzione sta prendendo il mondo in cui viviamo, perché oggettivamente i cambiamenti sono talmente tanti, talmente stravolgenti, talmente importanti da richiedere di fermarsi un attimo a pensare che cosa può funzionare e che cosa no nel nostro ambito». Con queste parole Roberto Tomesani, coordinatore generale dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual, ha aperto l’incontro, svoltosi lo scorso 31 marzo presso il Salone d'Onore della Triennale di Milano, intitolato Fotografia e creatività - Nuove tendenze della qualità creativa in fotografia. Parole importanti e obiettivi ambiziosi che tuttavia hanno lasciano subito spazio ad una serie di interrogativi: si può davvero parlare di tutto questo in un solo incontro? E, soprattutto, è giusto farlo nella cornice di un appuntamento in cui l’altro obiettivo resta comunque la presentazione della nuova edizione del Premio Fotografico, un’iniziativa, organizzata dalla stessa TAU Visual, dedicata proprio ad autori emergenti nel campo della creatività fotografica e il cui volume della scorsa edizione è stato presentato, dallo stesso Tomesani, come «un libro che resterà a testimonianza negli anni sulle scrivanie di tanta gente che conta... fino al prossimo che faremo»?
Eppure, la proposta di parlare dello stato attuale del panorama fotografico professionale, delle tendenze in corso e dei possibili approdi in virtù dei mutamenti imposti dalla società contemporanea poteva essere davvero interessante, così come efficace far intervenire nel dibattito (che poi proprio dibattito non è stato, visto che le domande sono state relegate alla fine, dopo quasi due ore di interventi da parte dei relatori) personalità di rilievo del settore, quali: Denis Curti, Direttore dell'agenzia Contrasto di Milano (con l’intervento intitolato nuove tendenze della creatività fotografica nel settore artistico ed editoriale); Alex Brunori, Direttore creativo esecutivo della MRM Worldwide Italy (con l‘intervento dal titolo nuove tendenze della creatività fotografica nel settore pubblicitario e ADV) e Elisa Perillo, responsabile per l'Italia di Zooppa.com, un progetto web-based di sicuro interesse in ambito creativo, ma con un debole legame con la fotografia, in cui si propone la figura del consum-autore, ovvero di un nuovo tipo di consumatore che, secondo le parole della stessa Perillo, «diventa, sia per le aziende sia per le società in generale, protagonista, una persona da coinvolgere, fin dall’inizio, nella costruzione di messaggi, di prodotti e di esperienze».
Davanti a una platea gremita di fotografi, addetti del settore e giornalisti, ogni relatore ha quindi avuto modo di declinare e analizzare l’argomento in virtù delle proprie competenze professionali, un taglio sicuramente stimolante, peccato che spesso si sia scaduti in una personalizzazione eccessiva delle tematiche trattate, con un susseguirsi «di noi abbiamo fatto... », «noi abbiamo proposto... » e così via, su questioni importanti legate, da un lato, ai mutamenti nella fruizione e condivisione delle immagini da parte di un pubblico sempre più esteso, dall’altro alla modifica di alcuni parametri metodologici che, sia i nuovi media, sia l’attuale crisi editoriale, stanno imponendo agli operatori del settore. Esemplare in questo senso è stato l’intervento di Denis Curti. In una parte del suo lungo discorso, egli ha infatti illustrato bene le problematiche che incontra oggi il reportage a dialogare con i suoi referenti tradizionali, vale a dire la stampa e l’editoria in generale, proponendo contemporaneamente anche una serie di soluzioni pratiche che Contrasto sta già mettendo in campo, come la ricerca di nuovi referenti e la necessità di trasformare sia il profilo operativo delle agenzie fotografiche sia le stesse metodologie operative di questo genere fotografico. Un discorso condivisibile, peccato che, probabilmente per mancanza di tempo, non abbia approfondito l’aspetto più importante, vale a dire le inevitabili implicazioni sulla valenza informativa del fotoreportage che questo riposizionamento implica.
Perciò, nonostante ci siano stati molti spunti interessanti, è rimasta la sensazione che il meeting fosse strutturato non tanto per fornire una panoramica delle nuove tendenze fotografiche o dei nuovi standard qualitativi richiesti dalle importanti trasformazioni che stanno coinvolgendo questo settore, cosa che il titolo lasciava quanto meno presuppore e che l’intervento di Brunori ha in parte confermato, quanto piuttosto fornire indicazioni di mercato: banalmente, cosa vende, cosa no e cosa fare per vendere. Questione di punti di vista probabilmente o forse, più semplicemente, di aspettative disattese, ma, a distanza di dieci giorni, l’impressione persistente è che alcune questioni di mercato abbiano levato tempo e spazio ad altri concetti che, forse, meritavano di essere analizzati ed approfonditi diversamente.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
Commenti (0)
Inserisci il tuo commento