Alino ci racconta l'edizione 2009 di Napoli Comicon
di Andrea Grieco
L'organizzatore del Comicon di Napoli ci ha parlato della nuova edizione di questa poliedrica iniziativa che quest'anno declina, in modo originale ed intercontinentale, tutte le sfumature del giallo
Al via l'XI edizione del Napoli Comicon, che anche quest'anno offre una panoramica a tutto giro su quanto avviene nel mondo della nona arte, intensificando il numero di esposizioni, anteprime, rassegne e incontri con gli autori; iniziative che da sempre rendono un'occasione unica e imperdibile la kermesse partenopea. E tenendo conto della sequenza cromatica della stampa tipografica, il cui acronimo è CMYK (ciano, magenta, giallo e nero), che si è scelto di seguire e sviluppare come fil rouge tematico delle ultime edizioni, questa del 2009 sarà la volta del giallo, colore declinato in ogni forma della sua potenziale carica simbolica attraverso il ricco programma, del quale cerchiamo di scoprire alcune anticipazioni e curiosità parlandone con Alino, l'infaticabile organizzatore di questa manifestazione che è tra le più importanti e originali tra quelle culturali del nostro Paese.
Quest'anno, a realizzare il manifesto del Comicon è stato chiamato Tanino Liberatore, un'icona dell'illustrazione a cui per l'occasione è dedicata anche un'importante mostra. Ci dici qual è il percorso attraverso il quale si giunge al disegno finale di quello che poi diventa il segno distintivo di un'iniziativa così caleidoscopica e peculiare?
Nelle undici edizioni di Comicon abbiamo spesso variato la grafica del manifesto. Dopo un primo periodo nel quale erano gli autori della mostra principale a siglare il poster, abbiamo poi deciso di seguire una tematica geografica e successivamente, per gli ultimi tre anni, abbiamo deciso di lasciarci guidare dai colori della stampa tipografica chiedendo ai grandi illustratori internazionali di giocare con il colore guida. Dopo Bilal e Mattotti avevamo già deciso, a prescindere dall'autore al quale fosse dedicata la mostra principale, di affidare l'anno del giallo alla maestria cromatica di Liberatore. Non che il giallo sia peculiare nell'opera di Liberatore, e probabilmente è un colore che richiama di più il classico thriller poliziesco, genere peraltro tutto italiano, ma Tanino ha estratto dal suo bagaglio una perla di rara bellezza, giocando sui vari piani e, soprattutto, sul corpo femminile, tema a lui particolarmente caro. Inoltre dentro questo suo disegno vi sono anche Napoli e i fumetti. Il percorso è stato studiato insieme, ma l'interpretazione è tutta sua. Penso sia un manifesto che, visto per le strade di Napoli o su un giornale, abbia un impatto notevole, persino inaspettato. E a ben vedere è questa la caratteristica principale per l'affiche di un evento!
Come sempre il Comicon si snoda in una miriade di proposte, tra cui spicca l'esposizione di Danijel Zezelj, che si preannuncia originale e suggestiva. Puoi darci qualche anticipazione in merito?
Come dicevo, al giallo è spesso abbinata la sola metafora della crime story, del noir, del polar. Abbiamo voluto un po' evitare questa ovvietà, puntando su altri registri, meno battuti. Effettivamente è il colore più difficile da declinare, specie se paragonato alle metafore possibili con il rosso del 2008 o il nero dell'anno prossimo. Nondimeno le scelte fatte ci sembrano tutte indovinate: la grande mostra su Rat-Man, un personaggio che, pur nelle poche uscite a colori, è sempre stato "giallo"; gialli sono anche tanti altri grandi nomi del fumetto come Yellow Kid, i Simpson (avremo tra gli ospiti uno degli autori della serie, Phil Ortiz) e, se ci penso, anche la famosa camicia del sessantenne Tex. Ma Leo Ortolani, come Liberatore, necessitava di essere celebrato nell'anno dei cinque lustri di attività del suo supereroe sfigato, ed eccoci dunque pronti a mostrare come può un piccolo eroe dalle orecchie di topo vendere e appassionare quanto e più dei tanto rinomati uomini in calzamaglia d'oltreoceano. E tra tante altre proposte, la ciliegina è rappresentanta dalla performance inaugurativa (e poi permanente nel mese di esposizione) dell'artista slavo Zezelj, accompagnato da un terzetto jazz, tra cui la sassofonista newyorchese Jessica Lurie. Mi permetto però di segnalare anche le mostre Ot, tra cui l'ultima fatica di Squaz, per la giovane casa Grrrzetic, e le mostre OFF, tra cui gli omaggi a Angel de La Calle ed al suo biophic della nostra Tina Modotti, esposta al Cervantes, e la pubblicazione Black Velvet, con mostra al Goethe Institut, del capolavoro premiato a Francoforte della teutonica Isabel Kreitz sulla spia sovietica Sorge; e il poetico Pinocchio di Massimiliano Frezzato alla Feltrinelli. Ma troppe ancora ne dovrei citare.
La kermesse napoletana non è soltanto un momento d'incontro e di divertimento, ma anche l'occasione per riflettere su fenomeni sociali che vengono, purtroppo, trattati dalla cronaca solo per cavalcare l'onda della notizia. Quest'anno a Castel Sant'Elmo si inaugura una casa editrice che ha in mente un progetto è un'idea di tutto rispetto, la Round Robin.
Spesso le nostre proposte e quelle sempre più crescenti di molti editori che decidono di farle uscire per la nostra manifestazione, trattano temi sociali interessanti. Tu citi giustamente il progetto Libeccio, la casa romana che proporrà biografie di eroi (persone!) combattenti le mafie tutte, cominciando da Don Peppe Diana, parroco ammazzato nella Gomorra casalese descritta da Saviano, con alle matite tutti giovani autori. Ma erano già previste anche altre due mostre a tema simile, con la riproposta del fumetto di Claudio Stassi ispirato a Falcone, e l'anteprima della biografia di Peppino Impastato ad opera di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso per BeccoGiallo. Però sono altre le proposte, per così dire, sociali a Comicon: lo scottante caso autobiografico di preti e pedofilia, nell'albo del francese Oliver Ka, disegnato da Alfred, in mostra alla FNAC di Napoli, ed in uscita per Tunuè; in uscita invece per BeccoGiallo, l'opera della libanese Zeina Abirached, che ha destato scalpore in Francia, così come la nuova Satrapi, col racconto duro e leggero al contempo di vita quotidiana in medioriente.
La mostra (NO)Vizi è un ulteriore aspetto di come il disegno, attraverso umori e attitudini di tutt'altro genere, possa farsi veicolo di analisi di un Paese e dei suoi costumi...
Certo, e ti dirò di più. Per noi questo rappresenta un momento di crescita importante, perché è quasi la prima volta che organizziamo una mostra di "vignette", di satira disegnata. Un "genere" che, stranamente e solo in Italia, non viene fatto rientrare nei confini del fumetto tout court. Il progetto del giovane napoletano Mario Natangelo ci dà l'opportunità di colmare questo gap, esponendo peraltro molti autori storici quali Vincino, Ellekappa, Franza e la francese Catherine Meurisse. Ed ovviamente il tema provocatorio ha stimolato in loro una pletora di suggestive istantanee dei "vizi" dell'italiano medio tutta da godere.
Il Comicon offre una panoramica a trecentosessanta gradi sul concetto di eroe: da grandi sceneggiatori americani al Ratman di Leo Ortolani. Anche sulla scia della recente riproposizione cinematografica di Watchmen, cosa pensi stia succedendo in seno a questa categoria di personaggi e ai loro mondi immaginifici?
Quello dei supereroi è un mondo sempre in divenire, e da noi ne parlerà uno dei maestri di sempre, lo statunitense Alan Davis, con il guru Panini MM Lupoi. Anche se per il mondo superoistico, da un punto di vista creativo, non credo si stia vivendo un momento particolarmente significativo. Tutto gira attorno alla “moda”, per ora abbastanza solida, delle trasposizioni cinematografiche che, pur non entrando nel giudizio critico e culturale, hanno comunque l’effetto di far concoscere i fumetti da cui sono tratte. Questo fenomeno potrebbe favorire la rinascita di personaggi dati per sepolti. Inoltre, produttivamente le case statunitensi si stanno sempre più avvalendo di autori non USA, allargando una frontiera che, al momento, stenta solo ad includere il subcontinente indiano. Il risultato di una tale propensione è la diversificazione anche grafica delle storie. Per cui, come dire, ne vedremo delle belle. Personalmente dico di aver “scoperto” tardivamente quel colpo di genio che risponde al nome di Rat-Man! Approfondendo le mie letture in merito al personaggio di Ortolani ho notato un mondo di riferimenti metafumettistici e profondi, che vanno molto al di là della battuta ridanciana, che peraltro ha naturalmente la sua ottima ragione d’essere. Certo, la conoscenza di alcuni linguaggi del mondo dei fumetti è necessaria per apprezzarlo appieno, e questo potrebbe essere un limite; eppure ci sono storie incredibili, che citano Melville e Ozu. Consiglio a tutti la lettura del numero 56 del 2006 La Storia Finita!
Numerose sono anche le collaborazioni, sia con associazioni che con chiunque senta il bisogno di comunicare attraverso il disegno, il fumetto e l'illustrazione...
Avvertiamo crescente curiosità e interesse, anche commerciale, per il “mezzo fumetto”. Qualche merito ce lo ascriviamo anche noi, specie in termini di diffusione della nona arte. E questo grazie agli spazi più disparati verso i quali ci siamo spinti. A partire dai luoghi deputati all'arte “alta”, come forse qualcuno ancora si ostina a condiderarli. Tant'è che abbiamo cominciato l’anno scorso entrando nelle celebrazioni del museo di Capodimonte; quest’anno siamo lieti di poter esporre, grazie alla galleria romana MondoPop, al museo di arte Contemporanea Madre, un posto meraviglioso, nel pieno centro storico di Napoli. Ma sono davvero tante le collaborazioni che mettiamo in campo: con le scuole, con altri festival quali Fenice a Poggibonsi (che da anni ci vede impegnati nella sezione Fumetto del festival multidisciplinare), col festival di Trieste di SF, e da quest’anno anche con lo storico festival musicale di ItaliaWave.
In un momento in cui si vive una profonda crisi economica che sembra accentuare gli attriti tra culture e popoli, al Comicon si lavora sul contatto, l'incontro tra questi. C'è la possibilità che l'espressione artistica riesca a sanare quanto non viene sanato dai capi di governo?
Di getto mi verrebbe da rispondere solo di no. Ma cerco, per principio, di non essere così pessimista. L’arte può sicuramente favorire la “conoscenza” dell’altro, che è presupposto indispensabile per il rispetto reciproco. Certo l'arte da sola non può bastare a spegnere, per usare termini vetusti, conflitti di classe, economici o sociali. Noi comunque proviamo a superare barriere di ignoranza, ad esempio con la mostra cinese, che rientra anch'essa nel tema principale: giallo è infatti anche il colore simbolo della Cina, una nazione fumettisticamente in impetuoso sviluppo, e che avevamo visto in grande spolvero nella mostra tedesca, ad Erlangen nel 2008, presso uno dei festival partner della nostra rete internazionale, tanto che abbiamo voluto portarla a Napoli permettendo, così, la conoscenza di molti autori, bravi e dalle tematiche interessanti, che presto secondo me potrebbero trovare terreno fertile anche in Europa, come già avvenuto per il più famoso di loro, ovvero Benjamin. Ed ovviamente potrebbe essere anche un momento per guardare a questi popoli con occhio diverso, non solo con sguardi gonfi di livore e risentimento.
Commenti (4)
qtianyaha scritto:
2011-11-16 08:09:27
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Commenti (4)
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qtianya ha scritto: 2011-11-16 08:09:27
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qtianya56 ha scritto: 2011-11-16 08:09:46
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qtianya ha scritto: 2011-11-16 08:10:02
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liu linlin ha scritto: 2012-03-01 14:00:59
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