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  • World Press Photo 2009. Roma, Museo in Trastevere
di Daniele Federico


Qualche fotografia in meno e numerose stampe in piccolo formato per un appuntamento che resta imperdibile nel momento in cui il fotogiornalismo di qualità va sostenuto

World Press Photo 2009

“La nostra missione – si legge sulla Home page del sito web di World Press Photo – è di incoraggiare un alto standard professionale del fotogiornalismo e di promuovere una circolazione di informazioni libera e senza restrizioni”.

Considerando che l’immagine vincitrice del fotografo Antony Suau è stata prodotta grazie a un reportage commissionato e prodotto da Time Magazine potremmo rintracciare nella dichiarazione d’intenti sopracitata una contraddizione tipica dei giorni nostri relativa all’attualissima crisi del giornalismo. Forse si rischia di essere noiosi a riproporre la faccenda, ma tutti più o meno abbiamo questo pensiero che i quotidiani, e i giornali in genere, stiano sparendo. O diminuendo drasticamente le loro copie. I motivi li conosciamo altrettanto bene. E se la crisi economica velocizza il superamento dei molti sistemi che puzzavano di marcio (bancario in testa), bisogna riconoscere che la tanto decantata democratizzazione dei contenuti di Internet rischia di mandare a casa migliaia di professionisti dell’informazione, della cultura e di ogni altro argomento possa essere trattato con competenza ed esperienza.
In questo momento libera circolazione delle informazioni significa fallimento dei grandi gruppi editoriali, proprio quelli che ci offrono i migliori saggi.

Intanto la mostra del World Press Photo di quest’anno non ha perso una virgola in fatto di qualità delle immagini e dei contenuti. È quel tipo di esposizione dove si va e basta. Vale sempre la pena di visitare questo appuntamento annuale, anche per tornare a riflettere su alcuni dei più importanti fatti di cronaca accaduti nell’ultimo anno sulla terra; nel guardare i lavori di molti dei migliori reporter del momento approfondiamo la nostra sensazione di cittadini globali, consapevoli e informati, che è sempre il primo passo non si sa bene per cosa. Un’altra ragione scontata, ma sempre vera, per pagare il biglietto d’ingresso è riscoprire e fermarsi a guardare le stesse fotografie che avevamo scrollato su un qualche blog, a misura francobollo.

La mostra del World Press Photo 2009 allestita al Museo di Roma in Trastevere

Sono due le sensazione principali che restano addosso: la prima è quella legata ai reportage dolorosi di guerre e tragedie umanitarie. É giusto dire che sono le più presenti in questo contesto, ma è altrettanto giusto che sia così; il reportage giornalistico è da sempre votato a migliorare il mondo mostrando alla gente i problemi che non conosce. In questo senso la tragedia dell’altro è importante, va guardata, rispettata e dovrebbe servire anche a modificare i nostri comportamenti così essere cittadini globali avrebbe anche un senso. Poi si passa alle due stanze del museo in Trastevere allestite con gli altri generi di fotografia sportiva, naturalistica e sui progetti fotografici particolari.

Photo: Carlos F. GutiCrrez

Qui c’è da divertirsi e da sbalordire gli occhi con le meraviglie della natura, come l’immagine spettacolare di Carlos F. Gutiérrez al vulcano cileno Chaitén mentre erutta fumo, cenere e fulmini. Gli scatti che riescono sempre e comunque a stupire sono quelli di sport, come le due serie sui tuffi, tuttavia è difficile scegliere quale lavoro notare o segnalare, tutti meriterebbero una menzione. Però il set d’immagini di Alexander Taran è interessante per la “furbizia” con cui si è affermato: gli scatti rappresentano i lottatori di Sambo, una disciplina il cui nome sta per ‘self-defense without weapons’. Sono fotografie di particolari, con tagli molto belli e attuali di una situazione “facile” da descrivere con le immagini. In particolare va notato che le immagini sono fortemente ritoccate al computer, photoshoppate, secondo un termine in uso brutto, ma efficace. La vignettatura è evidentissima e diventa evidenziatura del soggetto, i colori sono esageratamente saturati e contrastati e l’effetto finale è quello della grana di pellicola. Ora non è importante sapere se in origine questi scatti siano stati prodotti su pellicola o su digitale, ci interessa, però, che se fino a qualche tempo fa si parlava di contrapposizione e di differenze tra i due sistemi, oggi che la pellicola è trattata alla stessa stregua di una specie in via d’estinzione, vi è una tendenza piuttosto forte a saturare di dignità le immagini dei reportage caricandole di estetiche retrò, di sporcature tipiche della pellicola. È una caratteristica che ha iniziato ad appesantire anche molti reportage prodotti in Italia dai progetti di Contrasto e ancor di più dall’agenzia Noor di Zizola.
Se ieri si sudavano sette camice per caricare la giusta pellicola con la giusta fonte di luce, oggi, che sarebbe troppo facile, si va alla ricerca d’immagini mal bilanciate, vignettate, sporche. Il reportage subisce l’influenza visiva del cinema.
Un progetto come quello di Alexander Taran ha vinto anche in virtù del proprio mood estetico, probabilmente le stesse immagini non avrebbero ottenuto uno “Sports Action: 2nd prize stories” senza quel ritocco. Ed è proprio in questo che si riconosce il carattere della giuria del World Press Photo: non vince un’immagine perché è bella, ma perché porta con sè il segno dei tempi.
Come dicevamo a inizio articolo, è in corso una crisi dell’editoria che minaccia realtà come il WPP, ma aggiungiamo che la fondazione pubblica da tempo un free-press a cura del Dipartimento interno per l'insegnamento, il loro ultimo numero ha scelto di intervistare alcuni grandi photoeditor professionisti nel mondo per capire quali sono e saranno le nuove opportunità che il fotogiornalismo deve cogliere nella crisi editoriale.


Museo di Roma in Trastevere. Cortile interno con l'allestimento del WWP 2009World Press Photo - Fotografia e giornalismo: le immagini premiate nel 2009

Roma, 8 maggio – 28 Maggio 2009
Museo di Roma in Trastevere
Piazza S. Egidio 1/ b

orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00
Chiusura cassa ore 19. Chiuso il lunedì

Info: 060608 - www.museodiromaintrastevere.it

Biglietto integrato Mostre + Museo: Intero € 5,50 Ridotto € 4.00

gratuito per le categorie previste dalla legge vigente







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