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  • FotoGrafia Festival: Intervista a Emiliano Paoletti, Direttore di Zoneattive
di Daniele Federico


I perché, i come, e i vedremo... di questa controversa e nuova edizione del festival romano internazionale delle fotografia

Emiliano Paoletti. Direttore di Zoneattive

Quando lo scorso ottobre l’assessore capitolino alla cultura Umberto Croppi aveva annunciato il taglio netto del FotoGrafia Festival Internazionale di Roma il mondo della fotografia era rimasto incredulo e ferito. Da allora Zoneattive, l’azienda privata che aveva il compito di organizzare l’evento, ha vissuto in un periodo d’incertezza, rischiando di chiudere in poco tempo non solo l’organizzazione del Festival di Fotografia, ma tutte gli altri grandi appuntamenti ed eventi in cui aveva un ruolo progettuale. Per fortuna il festival si farà, nonostante ritardi e polemiche mancano circa due settimane al suo inizio. Ne abbiamo parlato con Emiliano Paoletti, Direttore di Zoneattive.

Emiliano Paoletti. Direttore di ZoneattivePer iniziare vorremo sapere come sarà questa nuova edizione del Festival, diciamo dal punto di vista di chi già conosce FotoGrafia Roma e ha visitato le mostre dell’anno scorso: cosa ci sarà di nuovo, cosa resterà invariato e cosa subirà una contrazione?
Quest’anno il Festival si presenta in una veste rinnovata e con un formato inedito, che comunque consentirà la continuità con le passate edizioni. L’anno scorso avevamo più di 150 mostre spalmate nell’arco di due mesi il che causava un effetto di dispersione nel tempo e nella percezione dell’evento festivaliero. Stavolta concentreremo tutto l’evento clou a Palazzo delle Esposizioni, non ci saranno più il Museo in Trastevere o Villa Glori, ma un solo luogo per le mostre, le lecture, i premi e gli incontri con i fotografi. Tutto avrà un ritmo più serrato della durata di in una settimana. Il primo cambiamento rilevante è stato la concentrazione del festival. Anche quest’anno abbiamo contattato le altre gallerie, ma cambiando il meccanismo. Le abbiamo invitate a fare una proposta, una mostra che fosse specificatamente pensata per questa edizione. Nel 2008 su 400 ne avevamo selezionato circa 100. Quest’anno, attraverso delle direttive meglio definite abbiamo ricevuto un centinaio di proposte per una selezione finale di 20 di esse. Inoltre abbiamo preteso che le stesse mostre del circuito avessero una maggiore cura nell'esposizione e una visibilità migliore da parte nostra.
Le mostre ufficiali saranno allestite tutte a Palazzo delle Esposizioni di cui sfrutteremo le sale del livello 1 e lo Spazio "Fontana". Le mostre del circuito si svolgeranno per lo più nei quartieri Pigneto, San Lorenzo e nelle gallerie tradizionali del centro storico, che poi sono le zone più capaci nel rispondere ai nostri bandi. Un buon risultato anche per chi viene fuori da Roma e individuerà con più facilità i luoghi del festival.
Altro elemento a cui quest’anno daremo maggiore risalto è la presenza delle accademie straniere: confermiamo la loro presenza al FotoGrafia Festival, ma in più, quest’anno per la prima volta saranno loro stesse a organizzare alcuni degli eventi, mostre e lectures. In questo senso vogliamo riprendere un esperimento felice già avviato con The Road to Contemporary Art. Le accademie internazionali sono una realtà molto vivace dal punto di vista culturale, ma, non si sa bene perché, a Roma restano sempre in qualche modo legate alla loro realtà “linguistica”.

Quali accademie avremo?
L’accademia reale di Spagna, Accademia di Francia Villa Medici, la British Accademy, l’Istituto Scandinavo e l’accademia americana.

Lo staff di Zoneattive

Una delle perplessità sull’ideazione delle tematiche riguardanti il FotoGrafia Festival riguarda una certa vacuità dei temi: sotto dei cappelli forse troppo ampi vengono allestite mostre fotografiche tra le quali a volte è difficile rintracciare un vero filo conduttore. Questa è una scelta strategica di pubblico o una critica errata?
Io credo che quest’anno il salto di qualità sarà in un festival con meno mostre, ma di maggiore qualità.
Un discorso che è vero per FotoGrafia, ma è vero per qualsiasi realtà festivaliera è che se noi abbiamo più di 100 mostre è inevitabile perdere un filo conduttore unitario. Quest’anno avremo poco più di 30–32 allestimenti. Le gallerie devono avere un maggiore impegno. Questo tema è più specifico di altre edizione. “Declinazioni della gioia”: C’è ormai una continuità sulla riflessione che portiamo avanti dal 2004 con “la dura bellezza”. Abbiamo maturato un’idea di fotografia leggermente distante da quello che è il dispositivo digitale odierno. Indagare un tipo fotografia separata dal reportage più tradizionale, in cui l’oggetto ritratto è l’elemento centrale della fotografia e l'operazione fotografica diventa, appunto, oggettivazione del soggetto ritratto. Così facendo abbiamo pensato di porci come momento di riflessione, anche per capire i motivi della fortissima presa sul pubblico finale. L’atto del fotografare stesso, il perché si ha questo continuo bisogno di raccontarsi, di indagare la memoria. Quindi lavorare più su una fotografia del quotidiano. “Declinazioni della gioia”, il tema attualmente in corso, è il seguito di questa riflessione: la gioia come motore attivo per mettersi dietro un obiettivo. Potrebbe sembrare un tema troppo slegato dal contesto odierno, addirittura fuoriluogo nel clima di crisi generale, ma la selezione in mostra di quest’anno dimostrerà che non è così.
L’esempio più semplice sarà la mostra degli ultimi lavori di Don Mccullin, un fotografo straordinario che oggi si è ritirato in campagna.

Vorrei ripercorre le vicende della preparazione di questa imminente edizione: chi segue la fotografia, soprattutto in Italia sa, che alla fine del 2008 ci fu un fagli netto al festival. Perché è accaduto? Come avete fatto a riguadagnare il terreno perduto? Quali sono, a vostro parere i motivi di quella decisione e quali i motivi del parziale dietrofront?
É indubbio che ci sia stata una fase “fisiologica” in cui abbiamo dovuto capire i nostri rispettivi lavori e competenze. Ogni passaggio di amministrazione crea certi ritardi e complicanze. In Zoneattive ci siamo trovati per mesi in difficoltà perché avevamo perso il controllo direzionale sul festival e su ogni altra nostra attività. Il nuovo presidente dell’Azienda Speciale Palaexpò è arrivato solo a febbraio e a marzo abbiamo potuto ricominciare a organizzare i lavori per il futuro del festival. C’è stato un lungo processo di tentativi per spiegare cosa il festival sia riuscito a diventare negli ultimi anni e quale sia la nostra concezione di esso. A Roma noi e il direttore del festival siamo riusciti a divenire un riferimento nazionale e internazionale, grazie a importanti collaborazioni come l’ingresso di FotoGrafia nel mese europeo della fotografia.
Consideriamo che anche la Notte Bianca è stata tagliata a Roma, ma non ha generato lo stesso coro di appoggio e proteste nato dall’annuncio della chiusura del FotoGrafia Festival. Noi, a parte il destino mio, di Zoneattive, come dello stesso Delogu, non volevamo disperdere un tale valore accumulato negli anni. Ci siamo riusciti, riconfermando anche molti dei nostri sponsor. Grazie alla sensibilità dell’Assessore Croppi che ci ha riconfermato la fiducia.

L’esperienza nell’organizzazione degli eventi culturali a Roma ti ha dato una certa esperienza. Cosa manca a questo mondo romano? Esistono ancora dei ritardi inaccettabili? Per parte tua,cosa cambieresti?
A Roma è difficilissimo realizzare iniziative di un certo livello senza appoggio politico. La politica delle amministrazioni dovrebbe essere di sistema e meno diretta alle decisioni finali. In questo momento a Roma ci sono tantissimi fermenti interessanti, ma molti di essi, nonostante il loro valore, non ricevono delle reali opportunità. C’è da dire che l’Assessori Croppi ha cominciato a lavorare in questa direzione portando ad esempio maggiore chiarezza nei bandi pubblici. Gli anni passati sono stati straordinari, ma adesso è importante dare un’impronta più chiara alla manifestazione. In ogni caso è prematuro fare dei bilanci già da adesso, dovremo continuare a lavorare bene per avere un’edizione più bella di quelle precedenti e rimandare alla fine le valutazioni. Infine devo dire che noi dal punto di vista della programmazione, non abbiamo avuto problemi di alcun tipo con l’amministrazione, in questa edizione come nelle precedenti.

Lo staff di Zoneattive

È vero che Zoneattive terminerà la sua attività dopo il festival? Cosa accadrà? Verrà creata una nuova società?
Attualmente è molto probabile la chiusura di Zoneattive, da molti mesi se ne parla. Il problema è che negli ultimi anni l’azienda si è tenuta in piedi creandosi opportunità e lavoro anche al di fuori dei progetti romani. Tuttavia l’amministrazione ha smesso di investire in essa. È un vero paradosso: il comune si dota di un organo esterno e privatizzato per migliorare la gestione di alcuni eventi culturali, ma poi non lo sostiene. Questo è il tipo di approccio sistemico che forse ancora non si è riusciti a raggiungere.
Zoneattive si è affermata in questi anni come marchio unico nella scena nazionale e internazionale, con la sua capacità di ascolto verso realtà culturali che altrimenti non avrebbero trovato strutture in grado di promuoverle. Sono molti i bandi europei che abbiamo vinto in questi anni, personalmente non vedo molte altri operatori in ambito culturale così ben strutturati. Un peccato lasciar morire Zoneattive.

Senza zoneattive ci potrà ancora essere un FotoGrafia Festival?
Me lo auguro! Noi abbiamo fatto tanto e mi auguro davvero di sì. Ripeto, è ancora presto per fare bilanci, ma già abbiamo avuto degli incontri preliminari con l’assessore Croppi per capire chi dovrà accogliere il testimone delle future edizioni del Festival.









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