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  • Bright Star: anima sfuggente e irrisolta
di Alessandro De Simone


Jane Campion torna ai suoi primi amori e racconta la breve e romantica vita di John Keats. Romantico, anche troppo, bucolico, anche troppo. E purtroppo poco interessante

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Jane Campion è una cineasta abituata a soprendere, lo ha sempre fatto nel corso della sua altalenante carriera, passando dalle opere sperimentali e underground degli inizi (Le due amiche e Sweetie) al meraviglioso e rigoroso biopic Un angelo alla mia tavola, dalla Palma d’Oro di Cannes con Lezioni di piano, esercizio di romantico erotismo intellettuale, ai manifesti femministi di Ritratto di signora e Holy Smoke, fino all’assai imperfetto ma da rivalutare In the Cut.
E proprio dopo questo thriller erotico d’ambientazione newyorkese, la regista neozelandese ci spiazza un’altra volta, andando nell’Inghilterra del XIX Secolo per raccontare la struggente e breve vita di John Keats e del suo amore per la giovane Fanny Brawnie. La storia di un incontro, di un corteggiamento e di un innamoramento, raccontata nella sua naturale semplicità e con grande poesia visiva e di scrittura. Considerazioni che purtroppo smascherano proprio i punti deboli di un film che per due ore e due minuti si trascina tra passeggiate nei boschi e prati in fiore, sospiri e versi, farfalle e singhiozzi fino al ben noto tragico epilogo. Tutto secondo un copione caro alla Campion che ferma questi due giovani amanti in un non-tempo e un non-luogo, dando così al loro tormentato affaire un alone fiabesco e sognante, ma purtroppo alla lunga stucchevole, proprio per la mancanza di elementi ulteriori e soprattutto per un rifiuto quasi immediato di sviluppare delle linee narrative invece molto interessanti.
La Campion abbandona subito i risvolti femministi del racconto, presentando Fanny come una ragazza giovane, agguerrita, indipendente, una Jane Austen della moda, ma questo aspetto viene abbandonato non appena inizia l’idillio, lasciando il personaggio incompleto e irrisolto, annullato dalla sua devozione nei confronti del giovane e talentuoso poeta. Ancora più interessante è la struttura stessa del film, vero e proprio prodotto teen d’autore che certamente strapperà tanti singhiozzi al pubblico femminile, ma purtroppo anche questo elemento viene sviluppato solo in parte, facendo restare non poco con l’amaro in bocca per quello che sarebbe potuto essere questo film formalmente perfetto, eppure con un’anima sfuggente e irrisolta.
Bright Star rispecchia quindi la storia stessa che racconta, ovvero un grande amore repentinamente spezzato anche cinematograficamente, perché dopo essere stato portato in un luogo lontano e confortevole, finisci che il medesimo luogo ti viene a noia a causa dell’insopportabile ordine. Non aiuta neanche il cast, tutti in parte e nessuno desideroso di fare più di quello che viene loro richiesto, composti e senza picchi. Abbie Cornish, scelta dalla Campion per il ruolo di Fanny anche per la sua somiglianza con la giovane Nicole Kidman, sembra avviarsi verso una luminosa carriera, proprio come quella dell’ex signora Cruise.
Noi l’abbiamo avvertita.





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