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  • Bastardi senza gloria
di Alessandro De Simone


Quentin Tarantino riesce a dare un significato nuovo alla parola “verboso” nel cinema con questo pasticcio bellico che cita se stesso e il resto del mondo

Brad Pitt in Inglorious Basterds di Quentin Tarantino

Sempre attesissimo Quentin Tarantino, ogni volta che annuncia un nuovo progetto tutti i cinephile trepidano per scoprire cosa si sarà inventato questa volta l’ex enfant terrible del cinema mondiale e i festival fanno a botte per portarlo in concorso, fuori concorso, in retrospettiva, al ristorante e al bar.
Inglorius Basterds, per esempio, è stato per anni il fantomatico film della vita del regista di Pulp Fiction, opera definitiva sulla guerra e straordinario affresco visionario sulla storia, soprattutto del cinema, nonché comunque remake di Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari. E alla fine eccolo, in Concorso al Festival di Cannes 2009, arriva sulla Croisette questo vero e proprio kolossal da centosessanta minuti la cui lavorazione è stata seguita in maniera davvero certosina dai media, vista anche la presenza come protagonista di Brad Pitt e di un cast ricco di attori più o meno di culto che volentieri si sono prestati al grande Quentin anche solo per una posa.
Gli Inglorious Basterds sono un commando dell’esercito americano, formato da soli soldati ebrei, che durante la Seconda Guerra Mondiale aveva il compito di seminare il panico tra le linee nemiche massacrando i nemici nelle maniere più disparate. I Basterds hanno un compito: portare a termine l’operazione Kino, ovvero infiltrarsi in una serata di gala organizzata a Parigi per la premiere di un film di propaganda e uccidere Adolf Hitler e tutti gli altri dirigenti del partito nazista, così da porre fine alla guerra una volta per tutte. La loro missione si intreccia con la storia di Shosanna, giovane ebrea sfuggita al massacro della sua famiglia per mano dello spietato colonnello Landa, divenuto nel frattempo uomo deputato alla sicurezza del Reich.
Vi risparmio il resto del complicato intreccio, ma non farò lo stesso nei confronti del film, vero e proprio pasto completo cinematografico, dato che possiamo definirlo allo stesso tempo un pasticcio e un polpettone nel quale il caro Quentin ha profuso moltissime energie indirizzandole purtroppo malissimo. Inglorious Basterds è prima di tutto un film di sceneggiatura, e non potrebbe essere altrimenti, dato che la grande forza del cinema di Tarantino è sempre stata la scrittura, ma è purtroppo un’opera in cui il dialogo regna incontrastato su tutto il resto. Film verboso fino alla catalessi, in cui i personaggi parlano anche per venti minuti di fila per esprimere un unico semplicissimo concetto che porti alla soluzione dei vari quadri che lo costruiscono, con "Basterds" Tarantino porta all’estremo una delle sue caratteristiche cifre stilistiche, ovvero le lunghe tirate che hanno reso famosi tutti i personaggi da lui creati. Ma questa volta l’effetto è opposto, e li rende invece noiosi e spesso anche volutamente ridicoli, e il complesso dell’opera risulta un giocattolo vuoto e senza mordente. A questo Tarantino aggiunge omaggi e citazioni, attingendo a tutta la sua senz’altro rara cultura cinefila, aprendo il film con una scena smaccatamente alla Sergio Leone (aggiungerei più precisamente alla C’era una volta il west) e proseguendo con suggestioni tra le più disparate, fino addirittura a una rilettura pulp di Cenerentola.
Tutto questo per trasmettere un messaggio sicuramente molto bello dal punto di vista artistico, ovvero che il cinema ha una potenza tale che può mettere addirittura fine alle guerre, ma che come tutto Inglorious Basterds ha un che di bambinesco. Tarantino gioca, purtroppo non con lo spettatore, ma con se stesso e i suoi amici e l’impressione è che si divertano solo loro in questo baraccone che stanca molto presto e che in alcuni punti è davvero di esasperante lentezza, come la lunghissima e inutile sequenza della taverna. I personaggi sono ovviamente sopra le righe e sembrano tutti anche un po’ scemi, tranne il cattivissimo colonnello Landa, costruito con certosina attenzione e che paradossalmente alla fine risulta anche il più simpatico, grazie all'eccellente interpretazione di Christopher Waltz. Brad Pitt nei panni del Bastardo Capo sembra una caricatura di Braccio di Ferro, mentre tutto il resto del cast, a eccezione della coppia Daniel Bruhl e Melanie Laurent, fa la sua parte passando anche piuttosto inosservato, eccezion fatta per l’amico fraterno Eli Roth a cui Tarantino ritaglia una parte da sadico macellaio che gli calza a pennello.
Inglorious Basterds sarebbe potuta essere una divertente graphic novel, dalla quale poi trarre un film, vista la struttura assolutamente fumettistica della sceneggiatura, ma come film è un oggetto informe, indeciso sulla direzione da prendere e che si giustifica prendendone molte e convincendosi che fosse la maniera migliore per esaltare una storia che ha oltretutto un assunto di base che non sta in piedi, perché in una guerra non è certamente un gruppo di cattivissimi soldati che ammazza i nemici a fare paura, ma è sapere che la guerra non è ancora finita.





Commenti (1)

  • birkenstocks on sale ha scritto:
    2012-05-11 06:02:29

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