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  • Parnassus: l'uomo che voleva ingannare il diavolo
di Alessandro De Simone


Heath Ledger si congeda definitivamente dal suo pubblico con una grande interpretazione che fa nascere se possibile rimpianti ancora maggiori. Peccato che il film non sia alla sua altezza

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È passato quasi un anno e mezzo, ma ancora ci è difficile credere che Heath Ledger non sia più tra noi. Attore in grande ascesa professionale, Ledger aveva iniziato a dimostrare di non essere solo un bel ragazzo biondo australiano già da molto tempo, cimentandosi nei ruoli più diversi sempre con grande efficacia, dalla commedia in costume al melodramma. La sua morte prematura ha tolto al cinema un interprete che avrebbe potuto dare ancora moltissimo e se il ruolo del Joker ne Il cavaliere oscuro gli ha donato l’eternità, con tanto di Oscar postumo, quello di Tony in The Imaginarium of Doctor Parnassus è senza dubbio quello che crea maggiori rimpianti. La sua prematura dipartita lasciò infatti il film di Terry Gilliam, regista a cui servirebbe un esorcismo viste le sfortune che costellano da sempre la sua produzione, mutilato e solo parzialmente recuperato grazie ai tre sostituti Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrel che interpretano lo stesso ruolo nelle scene oniriche girate sul green screen. Ledger è invece presente in tutta la parte in esterni, in una Londra che si trasforma nell’ultimo affascinante set per lui, capace di affabulare il pubblico con una grande performance. Pochi minuti purtroppo, comunque gli ultimi e ci resteranno nel cuore, al contrario del film che invece delude non poco, anche se a parziale difesa di Gilliam diciamo subito che le pecche derivano evidentemente dalle difficoltà produttive. D’altra parte, la visionarietà del regista di Brazil non si mette in discussione, anche se il passaggio da alcuni anni in maniera massiccia all’utilizzo di tecnologie digitali l’ha in qualche modo trasformata e non migliorandola. Siamo ben lontani dalla genialità incontrastata de Le avventure del barone di Munchausen o L’esercito delle dodici scimmie e tanto meno da quel meraviglioso gioiello che è Tideland, opera a dir poco sottovalutata e bistrattata a livello distributivo. The Imaginarium of Doctor Parnassus, variazione sul tema dell’eterna lotta tra il Bene e il Male che si trasforma a un certo punto in satira sociale cattivissima, non riesce ad avere la forza dirompente di questi come di altri momenti della carriera dell’ex Monthy Python, più preoccupato di inventare mondi fantastici in cui calare i protagonisti che di raccontare una storia, anche a modo suo. Anche la regia manca delle soluzioni che sono da sempre sua cifra stilistica, a parte un paio di immancabili grandangoli che accentuano il tono grottesco della realtà in cui vive il vecchio Parnassus con la sua bellissima figlia Valentina. Il film scivola via, ma purtroppo piuttosto piatto, senza sussulti, fino al tour de force finale in cui la mano del grande artista si vede maggiormente. Girato con un digitale che poteva essere fotografato con maggiore attenzione, The Imaginarium Doctor Parnassus viene salvato dall’eccellente gruppo di interpreti che sebbene un po’ spaesati dalle vicissitudini e anche dalla complessità narrativa del film, offrono delle performance degne di nota. The Three Amigos Depp-Law-Farrell cercano per quanto possibile di non far rimpiangere il compagno scomparso e ci riesce soprattutto l’ottimo Colin l’irlandese, davvero molto efficace. Ma la vera sorpresa è la bellissima Lily Cole, espressiva e con una fisicità dirompente, una bella scoperta che arriva dalle passerelle.
Comunque, alla fine, l'unica cosa che conta è il dover dire addio, e questa volta davvero per sempre, a un ragazzo che ci ha lasciati troppo presto.






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