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22 maggio 2012  



  • Letture - Fumetti - Interviste
  • Conversazione con Raffaele Lupoli
di Claudia Catalli


Largo al fumetto di denuncia: contro la mafia, arrivano le tavole su Don Peppe Diana

Il particolare di una tavola tratta dalla graphic novel Don Peppe Diana - per amore del mio popolo, edita da Round Robin

Che il fumetto sia un’espressione artistica disimpegnata è ormai pregiudizio di lontana memoria, dato che piccola e media editoria stanno sfornando sempre più opere decise a schierarsi in prima linea per raccontare per immagini e con tanto di firme (e non è poco) la mafia e, soprattutto, coloro che l’hanno combattuta. Se la casa editrice BeccoGiallo ha affrontato la storia di Peppino Impastato (Peppino Impastato - Un giullare contro la mafia, scritto da Marco Rizzo e disegnato da Lelio Bonaccorso), la Round Robin mette su tavole quella di Don Peppe Diana (Don Peppe Diana - per amore del mio popolo), frutto della collaborazione di un gruppo di giovani impegnati in un lavoro di testimonianza, memoria e insieme, inevitabilmente, denuncia, figlio di approfondimenti e ricerche molteplici. Non a caso già li hanno definiti “il pool del fumetto antimafia”.
Chiediamo a Raffaele Lupoli, coautore insieme a Francesco Matteuzzi dei testi (e per i disegni Riccardo Innocenti, Luca Ferrara, Luca Cicchitti, Giovanni Ballati, Mauro Balloni e Anna Ciammitti), di raccontarci quest’avventura che ha prodotto 128 pagine da leggere e osservare d’un fiato, ma su cui riflettere con la dovuta calma, questa sconosciuta in un Paese sempre più vorace e sbrigativo.

Com'è nato il progetto?
Da una mia idea che ho subito condiviso con gli amici dell'associazione daSud Onlus (www.dasud.it), con i quali ci occupiamo di memoria dell'antimafia attraverso la sperimentazione di nuovi linguaggi: dal murales al documentario e ora anche il fumetto. Dopodiché abbiamo trovato l'estrema apertura e disponibilità della casa editrice, Round Robin, che si è tuffata con noi nell'avventura - nuova anche per il suo team - della collana di fumetti antimafia. Ma il contributo fondamentale è stato quello delle persone che hanno le competenze tecniche nel campo del fumetto. Innanzitutto Francesco Matteuzzi, che ha realizzato la sceneggiatura e ha messo in piedi la squadra dei sei fumettisti che hanno realizzato la nostra opera prima. Poi c'è un'altra disegnatrice molto brava ed esperta, Monica Catalano, che ci ha dato una mano nel coordinamento.

Perché proprio Don Peppe Diana?
Per due motivi: uno banale, e cioè l'imminente quindicesimo anniversario dell'omicidio di don Peppe (lo scorso 19 marzo), e uno più profondo. Inaugurare la collana Libeccio con il racconto della vita, purtroppo dell'omicidio, e dell'eredità di don Diana ci aiutava a restituire il senso del nostro progetto: fare memoria dal basso, portare alla conoscenza del "grande pubblico" storie di "resistenza" e ordinario eroismo come quella di don Peppe. L'antimafia non è fatta dagli eroi, ma dai cittadini che fanno il loro dovere, da gesti normalissimi in contesti che di normale hanno ben poco.
La cover del volume Don Peppe Diana - per amore del mio popolo, edito da Round Robin
Raccontare la lotta alla mafia per fumetti: da dove nasce questa scelta?
Raccontare a fumetti aiuta a raccontare meglio, facilita la comprensione senza banalizzare, aiuta a entrare in luoghi difficili da vedere altrimenti. E contribuisce a sensibilizzare una fascia di pubblico che difficilmente fruirebbe di un saggio sulle mafie.
Fumetto ed educazione civica: in Italia questo nesso si sta scoprendo solo ora... In Italia non c'è una tradizione in questo senso, ma la sensibilità crescente verso i temi sociali ci fa ben sperare. Più che di educazione civica però parlerei di educazione alla cittadinanza attiva e responsabile. I fumetti della nostra stessa collana non offrono risposte, aiutano a porsi delle domande, su se stessi e su quello che ci accade intorno. È questo l'enorme potere della testimonianza e del fare memoria.

Quali le difficoltà maggiori che avete affrontato, in questo vostro notevole lavoro corale?
Innanzitutto, quella di realizzare un fumetto con il metodo che ci siamo dati: approfondire con un supplemento di ricerca giornalistica storie già raccontate da libri, giornali e carte giudiziarie. Poi confrontarsi con un pregiudizio per cui il fumetto riguarda vicende inventare di altri mondi e altre "dimensioni". Infine la questione - pratica ma rilevante - delle difficoltà di distribuzione che si scontano quando si sceglie una casa editrice di qualità ma anche "di nicchia".

Ecco, come mai vi siete rivolti alla casa editrice Round Robin, fra le poche davvero attente all’impegno sociale?
Anche noi ne conoscevamo la sensibilità che ha già espresso con i suoi libri, poi grazie a Luigi Politano, che è uno degli animatori della casa editrice e anche un membro di daSud, Round Robin ha mosso il suo primo passo nel mondo del graphic novel.

Il vostro comic book ha vignette molto cinematografiche, avete per caso progetti al riguardo?
Sappiamo che sulla vita di don Diana è in programma un film di un grande regista: Carlo Lizzani. Anche nei suoi aspetti più ordinari la storia di don Peppe si presta alla sceneggiatura cinematografica. E poi il fumetto per certi versi è una sorta di storyboard. Ad ogni modo è importante restituire i momenti di suspance e tensione, le emozioni forti e tutti quegli elementi che tengono il lettore attaccato alle pagine in attesa di scoprire il balloon successivo.

Prossimi progetti analoghi?
La collana Libeccio prosegue con altri titoli. Il prossimo racconto disegnato sarà dedicato a Pippo Fava. Per ora posso solo anticipare che se per certi versi il libro su don Peppe è stato un numero zero, dal secondo fumetto la qualità sarà ancora superiore. Poi ci sono tutti i progetti dell'associazione daSud legati ai territori. Abbiamo appena concluso il nostro archivio sulla 'ndrangheta (www.stopndrangheta.it) e tra poco porteremo al Premio Ilaria Alpi un breve documentario sulla nostra Carovana per il restauro del murales antimafia di Gioiosa Ionica (dedicato a rocco Gatto). Negli stessi giorni saremo anche nel casertano, per partecipare al Festival dell'impegno civile che organizza Libera. e quando non siamo in giro nel nostro amato Meridione, noi dell'associazione siamo nello spazio daSud, la nostra sede al quartiere Pigneto di Roma, dove ogni settimana ospitiamo eventi artistici e di approfondimento all'insegna della contaminazione dei linguaggi e della lotta alle mafie.





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