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  • Nan Goldin – Heartbeat
di Daniele Federico


Lo slideshow e l’incontro con il pubblico del FotoGrafia Festival 2009

Aurele caressing Joana's teeth, NY. Photo: Nan Goldin. Photo: Nan Goldin

Cosa c’entra Nan Goldin con la Gioia ? Questa è la prima domanda che può venire in mente pensando ad alcuni tra gli scatti più celebri dell’artista fotografa conosciuta per essersi essersi spinta oltre le soglie del “mostrabile”, per aver immortalato un surrogato delle sue più intime esperienze familiari e amicali, svelando i lati più nascosti e spesso più drammatici, sofferenti, intimi, disinibiti e illeciti. Ha iniziato scattando immagini nelle communità gay trans di Boston, in seguito ha vissuto la scena musicale post-punk e new-wave approfondendo temi quali l’amore, il genere, la vita domestica e la sessualità. I suoi lavori sono nati da vicende private, personali per poi diventare oggetti per il pubblico. Una fotografia incentrata sulla memoria, sulla registrazione e la rielaborazione del vissuto.

“Voglio diventare famosa, non come una celebrità. La mia intenzione è di lasciare un segno nel mondo, fare la differenza. Sono felice di aver contribuito ad aprire il campo a molti fotografi e a molte altre persone perché iniziassero a parlare di cose vere, cose che normalmente restano chiuse nel privato. Ho spalancato le tende della mia vita, per spingere le altre persone a fare lo stesso. È proprio da qui che il mio lavoro trae origine”
Nan Goldin – 29/05/2009, Palazzo delle Esposizioni, Roma

Da questo brevissimo riassunto della sua vita artistica si riesce meglio a comprendere la collocazione di Heartbeat, e il suo inserimento perfetto nel tema della Gioia.

“Quando avevo quattordici o quindici anni ero assai timida, facevo fatica persino a parlare con un tono normale e solitamente sussurravo. Per me la fotografia è stato il primo mezzo con cui sono riuscita a uscire fuori e a comunicare”
Nan Goldin – 29/05/2009, Palazzo delle Esposizioni, Roma

Clemens & Jens on the train, Avignon. Photo: Nan Goldin

"Heartbeat" apre un percorso espositivo fatto di stampe, slideshow e video a cui si accede dall’ingresso principale di Palazzo delle Esposizioni, nel gruppo delle mostre a pagamento: all’interno di una stanza nera e buia viene proiettato questo slideshow in cui vediamo scorrere alcuni spezzoni di vita di coppie e famiglie in momenti quotidiani e domestici in un contesto di condivisione: girano nudi per casa, si rilassano sul letto, scherzano, si lavano, fanno l’amore. In realtà "Heartbeat" è un’esperienza prettamente emozionale e difficilmente descrivibile da una recensione, va quindi vista e sentita per essere capita.
Durante l’incontro col pubblico Nan Goldin ha tenuto sveglia l’attenzione della platea numerosissima, è stata simpatica, propositiva, disponibile al confronto e molto brava a spiegare la sua opera.
Il festival della fotografia ha dato moltissimo spazio ai video e agli slideshow, a volte arrivando a stancare lo spettatore con stanze piene di immagini in loop e suoni indecifrabili (ma questa e la recensione del resto delle mostre). Mentre i maligni diranno che è tutta una questione di taglio di costi (perché no), va dato atto agli ideatori dell’evento che mai come oggi c’è bisogno di un’attenzione e una riflessione sulle connessioni tra video e fotografia. Nan Goldin ha sempre centrato il suo lavoro sullo slideshow:

“Sono molto frustrata dalle immagini ferme, non credo nel 'momento decisivo' e una sola fotografia non può rappresentare le molte sfaccettature di una persona. Mi piacciono anche i libri, ma gli slideshow danno molto più spazio alla manipolazione, perché io controllo anche il modo in cui tu guardi le fotografie.”

Va aggiungiunto il ruolo delle musiche che la Goldin sceglie nella costruzione dei suoi video e che diventano dei veri propri commenti inseparabili dal resto. Inizialmente, come nel caso della precedente opera The Ballad of Sexual Dependency, lei cambiava in continuazione la sequenza delle fotografie e le musiche in un opera che era in continuo mutamento, ma oggi "Heartbeat" è un’opera compiuta per la quale sarebbe difficile pensare a un accostamento migliore delle musiche di Bjork.

Valerie coming, Paris. 2001. Photo: Nan Goldin

Nan Goldin riesce a spingere il meccanismo che sta alla base del reality show verso realtà di vite vere. Se l’annosa questione del fotografo sta tutta nelle limitazioni a intervenire in una situazione sociale adulterandola, come dire: guardare ma non toccare, lei ha sempre scelto di calarsi fino in fondo nelle situazioni, diventando parte di esse e lacerando il muro che si frappone tra fotografo e soggetto, in una perfetta confusione tra i due ruoli. Ha iniziato la sua carriera fotografando se stessa e le persone a lei vicina, ha continuato entrando nelle vite di altre persone in altre case, ma sempre a prezzo di un’interiorizzazione e un coinvolgimento profondi. Il suo slideshow a Palazzo delle Esposizioni merita di essere visto, peccato che il resto del percorso espositivo non regga minimamente il confronto.

INFO:

Heartbeat
di Nan Goldin
a cura di Guido Costa
Palazzo delle Esposizioni (piano alto) 29 maggio- 2 agosto - Via Nazionale 194
Ingresso € 10, ridotto € 7,50
Info line 06.70473525
www.fotografiafestival.it







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