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  • Evgen Bavcar. Il fotografo non-vedente al FotoGrafia Festival
di Daniele Federico


“Non chiedetemi come faccio, ma perché lo faccio”

Evgen Bavcar al FotoGrafia Festival con La gioia di vedere oltre il visibile. Photo (particolare): Evgen Bavcar

Mancano pochi giorni alla chiusura della mostra che la B>Gallery, nel quartiere Trastevere di Roma, ha dedicato a un fotografo del tutto particolare che attrae l’attenzione per la sua paradossale condizione, ma che finisce per rappresentare visivamente un mondo ai più sconosciuto e incomunicabile.

Photo: Evgen BavcarEvgen Bavcar è nato in Slovenia, a Lokavec (una piccola città vicino ai confini con l’Italia) nel 1946. La sua infanzia trascorse in maniera del tutto normale, finché un giorno mentre giocava si ferì gravemente all’occhio sinistro con un ramo. I dottori dovettero asportare l’occhio e mettergli una protesi. Dopo soli pochi mesi fu l'esplosione di una mina a danneggiare gravemente anche l’altro occhio, nella sfortuna fu comunque fortunato, perché quelle schegge che sarebbero potute giungere fin dentro il cervello furono fermate dalla protesi che aveva sul lato sinistro. Gradualmente, e nonostante una serie di operazioni, perse del tutto la vista; fu così che la sua vita cambiò radicalmente in una scuola per cechi di Ljubjana. A 16 anni fotografò una ragazza e già quella prima esperienza gli fece sentire un legame particolare con quell’arte, sebbene non ne poteva vedere i risultati. Negli anni successivi iniziò a lavorare come centralinista, ma sentiva sempre che la sua vita non lo soddisfaceva. Per questo si trasferì a Parigi e prese una laurea in filosofia iniziando a lavorare al 'Centre National de la Recherche Scientifique', dove si trova tutt’ora. Nell’87 ebbe la sua prima mostra che riscosse immediato successo e da allora continua a pubblicare libri di fotografia, allestire i suoi lavori a Parigi, in Germania, Italia, Brasile, Canada e altri paesi; in più insegna e tiene conferenze in tutto il mondo.

Quando Evgen Bavcar, lo scorso 30 maggio, ha incontrato il pubblico romano portava i suoi consueti occhiali chiari, il cappello nero e la sciarpa rossa. All'inizio è stato proiettato il documentario di Natalia Bogdanovska Le photographe aveugle in cui il fotografo si racconta e spiega i motivi che lo hanno spinto a praticare la fotografia. È da qui che parte la sua avventura e il suo provocante messaggio: "Tutti hanno diritto all’immagine".

Photo: Evgen Bavcar

Essendo un non vedente, sebbene con la memoria della vista, egli può approcciarsi all’immagine, realizzando ritratti, nudi, e scene di vita. Per farlo utilizza vari espedienti, ad esempio nel documentario l’intervistatrice gli chiede: “Come fai a fotografare?”, e lui le mostra come. Allora prende la macchina fotografica automatica, tocca il volto della donna e partendo da quella posizione allontana la fotocamera sempre tenendola direzionata verso la donna, infine scatta. Ancora più interessante è il racconto di uno shooting bellissimo, in cui si vede una bambina vestita di bianco, la nipote, che corre su un prato. In quell’occasione Bavcar chiese alla bimba di correre sul prato portando un campanellino con sè. Le immagini risultanti non possono essere centrate e neppure dritte (o "in bolla" come si dice nel gergo fotografico), ma la fotografia non ha regole e queste caratteristiche aggiungono quella sorta di rarefazione contenuta, propria delle sue fotografie: dei non luoghi della mente in cui le immagini, talvolta mosse e sfocate, altre volte perfettamente a fuogo, rappresentano dei volti, le sue mani che toccano-vedono (un tema ricorrente nella sua arte), quasi sempre ambienti notturni. Bavcar, durante l’incontro moderato dalla giornalista Emanuela Audisio ha spiegato poi perché le sue immagini sono scure, quasi sempre sono scene notturne. Perché egli appertiene al mondo delle tenebre, è dove lui “vede” e dove si sente familiare, ecco perché è questo che rappresenta grazie all’uso della luce artificiale.

Photo: Evgen Bavcar

Bavcar ha chiaramente dei collaboratori fidati, tra cui uno stampatore. Quest’ultimo sotto le sue indicazioni esegue gli sviluppi delle pellicole e i lavori di sovraimpressioni, doppie esposizioni e collage sotto le indicazioni dell'autore. La nostra conclusione è che al fotografo va riconosciuto il merito, la forza e la perseveranza necessari per impegnarsi nell’ultima professione pensabile per chi vive in uno stato di cecità assoluta e basta guardare le sue immagini e il loro alto valore estetico per capire che tanta notorietà è tutta meritata, il suo stile si distacca da tutto ciò che è comunemente visto. Ma sarebbe oppurtuno riconoscere anche l'opera di chi lavora al suo fianco e di chi certamente fa un grande sforzo nel cercare di tradurre tutto quello che Evgen Bavcar sente dentro. Sarebbe impossibile pensare alle immagini di Bavcar senza il lavoro artigiale e artistico di chi mette mano ai suoi negativi, con interventi di postproduzione piucché evidenti.

Evgen Bavcar - La gioia di vedere oltre il visibile
A cura di Cristina Ferraiuolo e Ninni Romeo
fino a domenica 21 giugno 2009
b>gallery
Piazza di Santa Cecilia 16
Roma 00153
Tel +39 06 58334365
info@b-gallery.it
www.b-gallery.it










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