L'autore di Taking Woodstock ci rivela molti retroscena, tra curiosità e battute: lo sapevate che "pazzo" è la parola italiana che preferisce?
La consegna del premio Lancia Celebration of Lives - Biografilm Festival 2009 a Elliot Tiber si è rivelata un’interessante occasione per fare quattro chiacchere con l’autore di Taking Woodstck (in
Italia edito da Rizzoli) da cui è stato tratto l’omonimo film di Ang Lee.
Tiber cede fin da subito al fascino del ricordo e inizia a raccontare l’esperienza che gli ha cambiato la vita e che è racchiusa nel suo libro: come è stato possibile che un ragazzo di provincia, la cui più grande preoccupazione era salvare lo sgangherato motel dei suoi genitori, diventasse colui che ha messo a disposizione i terreni per Woodstock, uno degli eventi che più sono rimasti nell’immaginario collettivo.
A distoglierlo dal racconto autobiografico ci pensa il direttore artistico del festival Andrea Romeo che subito lo incalza con una domanda: “Qual è stata la disciplina necessaria per scrivere il libro? Quali emozioni ha provato? Quando ha deciso di cominciare questo progetto? In che modo è cambiata la consapevolezza della sua vita? Questa esperienza ha contribuito a cristallizzare in lei alcuni momenti ben specifici?”.
Ma Tiber non ha molta voglia di sottostare alle regole del botta e risposta, e opta per descrivere questa esperienza editoriale a modo suo, cominciando con una battuta: “Non mi sono mai concentrato sulla mia vita. Ma ora che sono con la Focus mi focalizzo sulla mia vita” (i giochi di parole piovono in sua compagnia).
Poi rivela di aver impiegato sette o otto anni per scrivere il libro, che inizialmente contava all’incirca 2000 pagine, e che lo sforzo più grande è stato renderlo più breve con l’aiuto del suo editor a cui ha dovuto spiegare più volte il suo umorismo indissolubilmente legato al suo essere un ebreo non credente: “Io non sono credente. Non c’è nessun Dio, e se c’è non mi ha dato nessuna fortuna. Mi sono fatto da solo […] ho messo molto dell’umorismo che mi appartiene, che appartiene a noi ebrei, è anche per questo che siamo sopravvissuti ai campi di sterminio”.
Quando “per miracolo” l’opera è stata stampata con la copertina rigida “segno di grande prestigio” è arrivato il momento della promozione: “Volevo andare a San Francisco e a Los Angeles, dove ci sono grandi comunità gay, e poi portare il libro anche in TV”. Ma questo non era possibile per le tasche del suo piccolo editore, e così Tiber si è offerto di autofinanziarsi fino a quando non fossero entrate le prime vendite e, allora, sarebbe stato rimborsato.
Detto fatto. La voglia di fare e il coraggio di rischiare con i propri guadagni sono stati pagati quando, mentre era in attesa come ospite alla TV di san Francisco, ha incontrato un “piccolo uomo cinese”: Ang Lee con cui ha subito parlato dell’esperienza di Woodstock. Dopo un abbraccio Tiber, campione di spontaneità, che ammette di avere sperato che il registra fosse gay come lui, si è rivolto a Lee con queste parole: “Io adoro i tuoi film, ma muoiono tutti, è veramente molto triste” e così gli ha proposto di fare una commedia e, guarda caso, ha estratto la sua sceneggiatura che è subito arrivata “nelle mani dell’assistente, dell’assistente dell’assistente…”
Ci sono voluti quattro mesi prima che il progetto diventasse reale: nel frattempo le vendite non erano decollate e Tiber, per risparmiare, si era dovuto trasferire da Time Square alla Florida dove non si sentiva felice: “ero depresso”, ammette lo scrittore con un tono ironico e un volto su cui è difficile riuscire a immaginare lo sconforto. “Io non gioco a golf e per vivere lì bisogna giocare a golf e bere birra”. La telefonata del manager di Ang Lee che gli comunicava la decisione di girare il film tratto dal suo libro per il quarantesimo compleanno di Woodstock è stata come la manna dal cielo: l’orgoglio e la gioia di quel momento ancora traspaiono sul volto di Elliot quando afferma: “Sono tornato a New York in un albergo da 500 dollari a notte!”. Come d’incanto il giorno dopo si trovava in un angar interamente tappezzato di foto della sua famiglia (e ammette di essersi sentito “come dentro Citizen Kane”) perché Lee voleva conoscere ogni dettaglio, ogni sfumatura. Elliot ricorda ancora le sue parole: “La tua storia è speciale, parla di un uomo con un sogno e per il pubblico è importante sapere che quel sogno è poi diventato realtà”.
Da qui in poi la lunga chiacchierata si trasforma nel racconto di come un uomo adulto possa d’improvviso tramutarsi in un bambino nel momento in cui la realtà supera la sua fantasia. E, proprio come un bambino, Tiber promette di comportarsi bene quando gli spiegano che non potrà rimanere sul set per evitare interruzioni e rallentamenti ottenendo, così, di poter assistere alle riprese il primo e l’ultimo giorno. L’esperienza valeva la promessa: “Per me è stato un paradiso, perché è stato come rivivere tutta la mia vita”.
Il meglio, però, doveva ancora arrivare: la sera della Vigilia di Natale, appena incassato l’assegno, Elliot ha lasciato le chiavi della sua casa in Florida alla gente per strada e, con solo il suo cagnolino sotto il braccio e il suo passaporto, è corso all’aeroporto per saltare sul primo aereo per New York, dove ora vive in uno “spettacolare appartamento a Time Square da cui si possono vedere tutte le luci”.
Intanto del film nessuna traccia: l’unica copia esistente era stata portata a Pekino da Ang Lee per il montaggio. Il Tono di Elliot si fa appena più ombroso quando racconta di aver appreso dai giornali che Taking Woodstock sarebbe stato presentato a Cannes. E poi con aria innocente spiega come sia stata organizzata una proiezione solo per lui, in cui è stato costretto a veder la pellicola in totale solitudine e non con amici e parenti come avrebbe voluto. L’effetto della visione suona chiaro dalle sue parole: “Era così perfetto e così bello!”, esclama prima di ammettere di aver pianto per tutto il film che considera perfetto come uno di Fellini.
Intanto Ang Lee e la sua squadra erano in preda alle palpitazioni per paura che l’opera non fosse di suo gradimento, e sono quasi svenuti quando hanno male interpretato le sue lacrime.
Per il resto Tiber ha seguito la strada percorsa dalla storia della sua vita solo da lontano: è stato su internet che ha letto in quante sale erano avvenute le proiezioni e quali erano state le reazioni della critica. Come spesso accade nei sogni, quando sentiamo la realtà bussare alle nostre porte, ci ritroviamo ad essere semplicemente spettatori.
Commenti (2)
Oakley Sunglassesha scritto:
2012-05-10 03:30:16
I like the helpful info you supply in your articles. What we will introduce you now is the Oakley Sunglasses online store. They are all in Oakley Sunglasses the perfect design. And with the real material that can make Cheap Oakley Sunglasses wear comfortable.
Burberry Outletha scritto:
2012-05-10 03:34:32
I do trust all of the ideas you've presented for your post. Burberry Outlet is always famous for its elegant styling and beautiful Cheap Bueberry Handbags.Welcome to our store buy it!
Commenti (2)
-
Oakley Sunglasses ha scritto: 2012-05-10 03:30:16
-
Burberry Outlet ha scritto: 2012-05-10 03:34:32
I like the helpful info you supply in your articles. What we will introduce you now is the Oakley Sunglasses online store. They are all in Oakley Sunglasses the perfect design. And with the real material that can make Cheap Oakley Sunglasses wear comfortable.
I do trust all of the ideas you've presented for your post. Burberry Outlet is always famous for its elegant styling and beautiful Cheap Bueberry Handbags.Welcome to our store buy it!
Inserisci il tuo commento