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  • Intervista a Toni Capuozzo
di Daniele Federico


Nella veste di Direttore del Reportage Festival di Atri, il famoso inviato ci parla di com'è nata la manifestazione e della sua voglia di coinvolgere il pubblico

Toni Capuozzo, direttore del Reportage Atri Festival 2009. Photo: Daniele Federico

Toni Capuozzo è uno dei nomi noti del giornalismo d’inchiesta in Italia. Nel corso della sua carriera ha lavorato per giornali come Lotta Continua, Panorama ed Epoca. In TV si è occupato di reportage per il magazine di approfondimento Mixer di Gianni Minoli. Dal 2001 è vicedirettore del TG5 e conduce Terra!, settimanale di attualità. Gli è stato chiesto di cominciare e di lanciare questo nuovo festival dedicato proprio al reportage a cui egli ha dedicato una vita. Alphabet City lo ha incontrato ad Atri sotto la pioggerellina che domenica ha accompagnato l’ultima giornata degli eventi in programma.

Com’è nato il festival dal punto di vista ideativo e creativo?
Guardi, io sono stato coinvolto in una fase molto iniziale, ma non proprio al momento dell'ideazione. Tutto nasce dall’incontro fra un’amministrazione giovane come formazione, che voleva fare qualcosa per esporre il patrimonio artistico e territoriale con un editore di fotografia, Mario Peliti, per fare qualcosa sulla fotografia. Lui quindi ha ipotizzoto un festival incentrato sul reportage, con un punto di forza nelle mostre destinate a durare un’estate intera e restare un punto di richiamo per chi passa un periodo di vacanza qui, al mare. Dalle mostre si è pensato di trasformarlo in un vero festival sul reportage coinvolgendo la radio, la TV, il testo scritto. E qui sono stato chiamato io. Per quello che mi riguarda, ho partecipato alla proposta delle tematiche da affrontare nei tre giorni di questo weekend. L’unico vero momento difficile è stato a seguito del terremoto, non sapendo se continuare a mantenere in piedi la manifestazione. Il festival, infatti, non è un convegno o un meeting, bensì un momento di divertimento e per star bene. Al quel punto abbiamo creduto giusto lasciare la decisione agli stessi amministratori da cui era partito il tutto, che dopo averci pensato hanno deciso di continuare, perché anche questo aiuta a non dimenticare le ferite del terremoto. Gli obiettivi sono stati quindi due: non dimenticare la tragedia e parlarne in modo non festivaliero, ma neppure drammatico. Una delle mostre più belle è stata dedicata proprio al terremoto, si capisce che la fotografia lascia un repertorio storico che ha un impatto diverso rispetto alle immagini mediatiche a cui siamo quotidianamente abituati. L’altra condizione è stata farne un festival con aspetti di convivialità e momenti di musica, ma evitando di diventare una specie di transatlantico che passa in una stazione minore non curante di chi ci vive da sempre. E allora il coinvolgimento della popolazione per noi era fondamentale e lo abbiamo avuto, basta guardare il numero di volontari che contribuiscono a tutti i lavori necessari. I locali hanno visitato l'evento usufruendo di un ingresso gratuito dedicato a loro, in più abbiamo deciso di diffondere la manifestazione in luoghi diversi nella città, piccoli e grandi. Tutto per cercare di entrare nel territorio. E ci pare di esserci riusciti. Siamo contenti che siano venuti volti più o meno famosi per contribuire. Anche i giovani che spesso si dice siano senza valori, li abbiamo visti in questa occasione molto partecipi.
Toni Capuozzo all'inaugurazione del Reportage Atri Festival 2009
Un festival rappresenta anche il momento per creare un gruppo di persone attorno a un interesse comune. Lei crede che rimarrà legato, continuando a collaborare al Reportage Atri Festival?
C’è nel regolamente del progetto iniziale la clausola secondo cui il direttore non può restare più di due anni. Mi sono preso un compito non facile, nel lanciarlo. E dal prossimo anno spero potremo raccogliere i frutti di questo lavoro. Poi giustamente sono daccordo che sia bene cambiare sempre le cose, idee nuove, energie nuove, contatti nuovi. A parte questo, sono sicuro che continuerò a venire, perché mi sono appassionato alla gente, al posto, in più credo che si sia creato un bel rapporto anche con l’amministrazione. Ma il festival è di tutti i citadini di Atri. Però devo dire che con il gruppo degli amministratori del Comune si è creata una bella amicizia, verrò per le altre menifestazioni, dove posso fare l’ospite vero. È bello dare ad Atri una valenza più profonda: non solo un luogo di villeggiatura, o il paese d’origine per molti giovani che vanno a studiare fuori, ma un luogo in cui si è parlato di reportage. E credo sia qui l’aspetto che poi abbia trovato posto nei giovani di Atri.

Nel suo lavoro si trova a creare contenuti redazionali per la TV e lì la scommessa è convincere e vedere riconosciuto il proprio lavoro dagli altri colleghi e direttori, qui invece la scommessa è stata di trovare riscontro nel pubblico, con le persone. Dov’è che si diverte di più?
No, io sono uno che sta pochissimo in redazione, sono vicedirettore del TG5, son sempre fuori, sempre in giro. Conosco bene la redazione, mi trovo bene con loro e di solito basta parlare al telefono per organizzare le cose. Sono uno che cerca il contatto con la gente, non vivo chiuso in una redazione. La mia carriera resta quella dell'inviato.





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