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  • Le origini di Doctor Who – Il primo Dottore William Hartnell
di Ilario Pieri


Scene di cartapesta, bianchi e neri sfumati, e sturalavandini con tanto di ventosa spacciati per armi micidiali. Ma negli anni Sessanta fu un successo tale che molti, moltissimi ne sono sono venuti dopo

William Hartnell nella serie Doctor Who

Uno strano oggetto non identificato si libra nel cielo televisivo. Non è un missile, nemmeno un aereo, Superman è occupato a schivare pennuti nel traffico di Metropolis: "Ma allora cosa può essere?" Si interroga l’incredulo pubblico ipnotizzato dal piccolo schermo. Quando le nubi si diradano, consentendo così una più chiara visione, lo sguardo dello spettatore è rapito dalle insolite forme di una cabina telefonica in orbita. L’indicazione Police Box non lascia adito a dubbi in merito alla provenienza della cosa e, certo, quanta fantasia ci vuole per far credere che un trabiccolo del genere si muova nello spazio e nel tempo senza carburante né gettoni. Occorre poi avere una superba immaginazione per ricreare gli effetti di una bislacca astronave raschiando le corde di un vecchio pianoforte destinato all’oblio. Eppure ancora oggi, nonostante la tecnologia, certe soluzioni suscitano entusiasmo e interesse, forse perché allora apparivano tanto imperfette, artigianali e avveniristiche.
A bordo della navicella dal curioso acronimo TARDIS (Time And Relative Dimension In Space) una scombiccherata famigliola, composta da una coppia di docenti, una ragazza poco extra e molto terrestre e un nonnetto fuori dagli schemi, movimentava le pigre giornate di genitori e figli, liberi dallo studio e dal lavoro. Altri tempi, non c’è dubbio: scene di cartapesta, bianchi e neri sfumati, abiti usciti da guardaroba per costumi edoardiani e sturalavandini (con tanto di ventosa) da temere come le più temibili armi. Eppure l’ingenuità e il candore del pubblico degli anni Sessanta dona a certi programmi successi inaspettati, distogliendo così l’attenzione dei telespettatori dal magro palinsesto del sabato pomeriggio.
Grazie alla personalità di figure come Sidney Newman, all’estro e alla creatività di scrittori del calibro di Terry Nation, e al desiderio di sperimentare oltre i confini di onesti mestieranti, la serie sci-fi Doctor Who nasce nel 1963, avvolta nelle nebbie di sonorità aliene e psichedeliche. Il nome sembra essere uscito dal teatro dell’assurdo o da tipici diletti della cultura surrealista poiché la sua voluta ambiguità non chiarisce nulla circa la natura del telefilm. Il protagonista–primo Dottore è William Hartnell, in passato interprete per Carol Reed e Joseph L. Mankieiwicz. Nella commedia satirica Il ruggito del Topo di Jack Arnold affianca Peter Sellers, Jean Seberg e Leo McKern, una conoscenza che la platea britannica imparerà ad amare qualche anno più tardi grazie a Il Prigioniero, altra leggendaria ed enigmatica serie made in England.
Il tono svagato e un po’ sornione di Hartnell conferisce al personaggio la giusta dose di lucidità e follia per lunghi anni, fino a quando lo stesso sarà costretto a malavoglia ad appendere al chiodo il costume di scena, calare la maschera del “buffone” dinanzi ai numerosi fan ed entrare nell’Olimpo dei giganti della cultura popolare. Lo scienziato è un alieno sui generis capace di mutare pelle di generazione in generazione, condannato all’esilio (dunque a gironzolare di epoca in epoca) per aver osato trasgredire le leggi cosmiche del pianeta dal quale proviene Gallifrey.
Il produttore Newman aveva dato precise disposizioni circa il contenuto dell’opera dalle finalità educative: gli eventi storici si dovevano fondere con i racconti di pura invenzione. I nostri si imbattono in Marco Polo, Robespierre, lo sceriffo Wyatt Earp ma anche in creature provenienti da mondi “altri” fra i quali i Daleks, acerrimi antagonisti che fanno la loro folgorante comparsa seminando con la robotica voce qualche brivido nei più piccoli. Nativi del pianeta Skaro e decimati da una colossale esplosione atomica, essi subiscono una mutazione e, ridotti a massa informe, si rifugiano in una corazza metallica dalla base rotonda e un occhio su un gambo. Non i soliti freak, dunque, bensì esseri furiosi dalle smanie distruttive.
Nel 2010 la BBC ingaggerà l’undicesimo dottore (Matt Smith) per nuove e mirabolanti avventure oltre i confini dell’ignoto, vantando un’invidiabile longevità, qualche successo personale (lo spin off Torchwood, anagramma di Doctor Who, e i due lungometraggi diretti da Gordon Flemyng del 1966). Nonostante la modernità degli episodi, il fascino delle origini resta inalterato come indelebile sarà per sempre il grido di battaglia dei Daleks: STERMINIO! STERMINIO!





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