• Visioni - Arte - Interviste
  • Conversazione con Ilaria Aquili
di Claudia Catalli


L'ideatrice e curatrice di RinasSense open gallery ci parla del suo progetto per rivoluzionare il concetto di arte e della mostra lungo il Tevere

Un particolare del manifesto di Rinassense

Lungo le sponde del Tevere capita in questi giorni di trovare una gradita sorpresa artistica: RinasSense open gallery. Ideata e curata da Ilaria Aquili, in collaborazione con il Chakra Cafè, la mostra vuole essere “uno spazio di incontro e di confronto tra le molteplici forme e declinazioni dell'arte, per scoprire affinità, sconfinamenti, trasformazioni e innovazioni”. Oltre centocinquanta opere esposte in una vetrina inusuale, ovvero la banchina adiacente Ponte Garibaldi, per mostrare il lavoro creativo di quaranta talenti d’ogni età, riuniti nel nome di un’arte che deve essere sempre “un mondo vicino ai cittadini e a ciascuno di noi”. Nell’intervista Ilaria ci spiega dettagliatamente il criterio per la scelta delle opere, fra i cui artisti spuntano i nomi di Roberto Falanga, autore di quell’Illuminami che fa parte di una serie intitolata Cheiltuonomesiailmiosguardo, Ilaria Faraoni, grafica e curatrice immagine delle campagne pubblicitarie RinasSense, che nelle sue opere si ispira alla cultura pop giapponese e ai manga. O ancora Ian Gothier, fotografo fetish ufficiale del progetto Pop Porn, l’ex attrice Daniela Rindi e i suoi “segni, sogni, bisogni, parole”, Luna de Carolis e il suo variopinto, straniante e fascinoso high fashion painting. E molti altri ancora.
Il manifesto dell'iniziativa Rinassense a cura di Ilaria Aquili
Ilaria, una galleria all'aperto lungo il Tevere, come nasce l'idea?
È il cuore e la filosofia di ogni evento Rinassense entrare quasi con prepotenza nella vita quotidiana degli individui, in luoghi non convenzionali. La scorsa stagione estiva e quest'anno sicuramente si ripeterà, ho organizzato per 6 domeniche delle mostre d'arte in riva al mare, nel luogo più inatteso: una spiaggia libera, trasformandola in una grande vetrina dedicata agli artisti e gli amanti dell'arte. Da qui l'idea successiva di sbarcare anche in riva al Tevere, dove chiunque avrà l'opportunità non solo di passeggiare ammirando le diverse opere e performances offerte dagli artisti, ma verrà anche allestito un set fotografico dove il pubblico potrà farsi ritrarre nella suggestiva cornice.

Perché proprio sul Lungotevere?
È una proposta innovativa in aggiunta agli eventi collaterali della manifestazione da anni tradizionale dell'estate romana: Lungo il Tevere Roma, con ben più di 5.000 visitatori a sera.
Le mie mostre saranno ospitate dal Chakra Cafè sotto Ponte Garibaldi e avremo oltre 40 metri a disposizione. L'obiettivo è abituare in qualche modo la gente ad avere l’arte attorno a sé, non come qualcosa di distante al mondo comune, ma come qualcosa che vive all’interno della città e di ciascuno di noi. L'arte dovrà diventare droga: l ’irrinunciabile, questa è la sfida Rinassense.

Come ha operato la selezione degli artisti?
Da anni mi muovo nella scena artistica emergente di Roma. Mi piace definirla emergente piuttosto che underground perché con il mio lavoro ho da sempre l’obiettivo di promuovere i giovani artisti, di farli conoscere, di metterli in mostra, insomma, di farli emergere. Per questo nei miei eventi ho sempre cercato di coinvolgere “piccoli” nomi, di metterli in comunicazione, di formare collettivi artistici aperti e dinamici di modo che sia data l’opportunità all’artista di crescere sia come autore che in relazione al mercato dell’arte, nel modo più naturale possibile. Va da sé che non voglio affidarmi alle firme dei giri tradizionali d’arte. Ci tengo a sottolineare che non ho mai posto limiti alla provenienza dell’artista e le mie mostre testimoniano una vitalità enorme in tutta Italia. Man mano ho imparato a conoscere e a farmi conoscere da una buona parte di questi artisti “sottotraccia” che hanno sempre riconosciuto nel mio lavoro una spassionata e disinteressata dedizione ad un nuovo, dirompente e a volte irriverente, modo di intendere e fare arte. Credo che sia questo l’ingrediente di successo del mio lavoro: il voler dare visibilità e credibilità agli artisti emergenti, quelli che hanno qualcosa da dire e che spesso lo dicono in un modo insolito, fuori dai cliché e per questo, quasi sempre, scomodi al pubblico.
Sgno digitale di Luana De Carolis
Cura spesso mostre in modi e luoghi fuori dal comune…
Sì, ogni nostra collettiva d'arte stravolge e sconvolge il comune senso di mostra d'arte, la sua assoluta necessità rimanda al bisogno direi fisico che ognuno di noi ha di incontrare il bello, l'enigmatico, il sorprendente o il concettuale celato tra le forme e i colori delle opere d'arte. Questo va di pari passo con un'altra esigenza: nutrire l'animo anche inconsapevolmente, di ciò che ci circonda, andando a cercare il nuovo (quindi l'arte!), che può arricchirci. Gli innumerevoli artisti che hanno già partecipato in molte occasioni ai progetti e eventi Rinassense con la propria specifica eccellenza creano un mercato di prodotti originali, particolari, unici e differenziati, frutto di un saper fare che unisce immaginazione ,inventiva e creatività. Nell’epoca in cui viviamo sono in gioco molti fattori che minacciano drammaticamente il bene comune e la soddisfazione reale dei propri bisogni e diventa sempre più urgente prevedere e attuare nuove forme di sopravvivenza e di coesistenza. Credo fortemente nell'arte anche come mezzo anche per abbattere la monotonia di una vita piatta, priva di stimoli.

Ecco, ci spiega meglio in che modo voi di Rinassense intendete rivoluzionare il concetto di arte, “come mezzo per educare il pubblico al rispetto e alla libertà di espressione"?
Se gli eventi Rinassense suscitano sempre un certo scompiglio è perché gli artisti sono liberi di esprimersi. Ma questo non è sempre possibile, educare il pubblico significa proprio questo, cioè che tanto gli artisti quanto gli osservatori/compratori siano introdotti in un'atmosfera di estrema libertà. E questo, in barba al senso comune, porta sempre ad un fantastico rispetto reciproco! Tutte le mie collettive d'arte si caratterizzano per il modo di sublimare in arte ciò che i nostri sensi hanno oramai anestetizzato e che fanno parte della nostra normale vita quotidiana, dagli oggetti, agli scarti, ai rifiuti, agli oggetti d'uso e consumo, tutto condito sempre da uno spirito ironico. Basti pensare che, per verificare come avrebbe reagito il pubblico di fronte a un tema quasi al limite della follia, ad aprile ho organizzato una mostra avente come tema il "cesso": ho invitato oltre 60 artisti a confrontarsi con i wc, sonorizzandosi magari con gli scrosci dello sciacquone, per trovare la giusta ispirazione e lasciar esprimere tutta l'inventiva e la creatività che può prorompere dai loro istinti più bassi. Le opere in mostra rappresentavano una moltitudine di temi, suggestioni, sensibilità, campi di indagine,partendo proprio dal wc, come punto di osservazione del mondo e di riflessione su di esso.
E a mio più grande stupore registrai il maggior successo, oltre 800 ospiti.

Arte come educazione ai sentimenti e alle emozioni dunque?
Sì, anche per questo lungo il Tevere mostriamo una sezione di foto “mute testimoni” del recentissimo dramma del terremoto in Abruzzo, scatti intrisi di dolore e sofferenza. Arte, sentimenti, emozioni... un messaggio che dovrebbe essere "urlato".





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