Un manga fantascientifico dalla trama appassionante che trae ispirazione dal grande successo di Osama Tezuka: Astro Boy
Per la Tezuka Productions Co. il 7 aprile 2003 rappresenta una data impegnativa: è infatti questo il giorno in cui, Osama Tetzuka, colui che senza mezzi termini i giapponesi considerano “il dio dei manga”, aveva immaginato la nascita del personaggio protagonista di una delle sue più fortunate e importanti serie a fumetti, poi trasposta nell'omonima e seminale animazione televisiva, Tetsuwan Atom, conosciuto in tutto il mondo come Astro Boy. Alla casa produttrice quindi fervevano iniziative e si erano già messi in cantiere molti progetti per commemorare il natale del bambino robot super potenziato, quando la giovane promessa dell'arte sequenziale nipponica, Naoki Urasawa, propose di disegnare una nuova e personalissima storia ispirata al celebre manga di Tezuka. Reduce dal successo popolare arriso alla storia romantico-sportiva Yowara, e soprattutto forte dei riconoscimenti ottenuti con due pietre miliari del fumetto contemporaneo quali 20th Century Boys e Monster, Urasawa riceve dagli eredi del maestro il beneplacito a proseguire nel suo intento, ed è così che inizia a prendere forma Pluto. Il confronto con un'opera idolatrata quanto Astro Boy poteva risolversi in una catastrofica debacle, una battuta d'arresto per l'ascesa di Urasawa, che invece supera brillantemente tutte le difficoltà insite nell'operazione. Il disegnatore infatti, non ha inteso fare con Pluto un restyling visivo del mondo e dei caratteri concepiti da Tetzuka (come invece accade con il prossimo film d'animazione digitale hollywoodiano dedicato al prodigioso robot), e neanche si è sognato di effettuare una rilettura della storia di Atom. Ciò che ha fatto Urasawa è tutt'altro: prendere in prestito il contesto fantascientifico alla base del classico predecessore, e di quest'ultimo far suo un figurante e tramutarlo nel protagonista della nuova serie. Con stile e intelligenza Urasawa crea i presupposti per incrociare senza violare l'inossidabile termine di paragone, garantendosi la possibilità di dar forma a una storia completamente indipendente e originale.
In un mondo estremamente tecnologizzato, dove le macchine svolgono un ruolo quasi predominante e hanno raggiunto in molti casi un impressionante grado di somiglianza con gli uomini, l'ispettore Gesicht deve indagare su un criptico caso di omicidio. Ben presto la pista inseguita dall'acuto poliziotto lo porta a dedurre che il delitto sia da collegarsi alla contemporanea distruzione dei sette più avanzati modelli di robot esistenti, potenzialmente in grado di trasformarsi in arma di distruzione di massa. La probabilità che sia stato un robot il responsabile del primo delitto cortocircuita tutte le certezze degli uomini, i quali possono dirsi sicuri della loro incolumità solo fin quando gli androidi non violano la prima delle tre asimoviane “leggi della robotica”, la quale intima di non arrecar danno a un essere umano: questa eventualità, se si esclude un unico caso considerato un oscuro incidente, non si era mai verificato fino ad allora.
A rendere ancor più coinvolgente l'azione è il fatto che proprio Gesicht è uno dei potenziali obiettivi perseguiti dall'oscuro piano, in quanto sotto le sembianze umane dell'ispettore si cela uno dei più avanzati prototipi di robot che scienziato abbia mai realizzato. E altrettanto ingannevoli sono le fattezze di un'altra vittima in fieri, un ragazzino apparentemente innocuo di nome Atom, sulle cui tracce, per cercare di salvarlo, si mette Gesicht.
Urosawa mette da parte i languidi occhioni da cerbiatto inventati da Tezuka e la poetica che essi sottendono, e con il suo caratteristico tratto realistico, che sembra fondere quello altrettanto definito dell'autoctono Katsuhiro Otomo con quello più estroso dell'occidentale Moebius, realizza un fumetto “maturo”, innestando in un plot fantascientifico una forte componente mystery.
Unita al piacere di una storia sceneggiata con cura e disegnata in modo superbo, Pluto garantisce una lettura ricca di riflessioni angoscianti sui limiti del progresso tecnologico segnando un'ulteriore, fondamentale tappa del percorso artistico di Urasawa.
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