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  • Una notte con Beth Cooper
di Alessandro De Simone


Chris Columbus prova a rinverdire la commedia teen anni Ottanta, ma purtroppo senza profondità sociale ed emotiva né ritmo cinematografico

Da destra: Hayden Panettiere, Lauren London e Lauren Storm in Una notte con Beth Cooper

Il cinema americano degli anni Ottanta fu caratterizzato da un genere che ebbe grande fortuna e che contribuì in maniera fondamentale a forgiare una generazione di interpreti che avrebbero nel corso degli anni detto la loro nello show business americano. Il cinema giovanilistico, come venne battezzato dalla critica italiana, o più semplicemente la teen comedy, sebbene spesso e volentieri si trattasse di veri e propri drama mascherati, è stato uno dei momenti più interessanti dal punto di vista creativo del cinema americano degli ultimi trent’anni. Senza scomodare grandi maestri e talenti indiscutibili, infatti, è comunque molto difficile non rendere merito a cineasti eccellenti come John Hughes, Rob Reiner, Cameron Crowe, narratori appassionati di storie di formazione che sono rimaste nel cuore e che raccontavano molto di più di quello che apparentemente volevano trasmettere. Film come Breakfast Club, Pretty in Pink, Non per soldi ma per amore sono degli spaccati della società americana dell’epoca reaganiana, opere per molti versi sovversive che cercavano di trasmettere dei valori lontani dall’edonismo imperante che di lì a poco avrebbe generato lo yuppismo. Paradossalmente, il cinema di John Hughes e i romanzi di Bret Easton Ellis sono due facce della stessa medaglia ed entrambi hanno insegnato agli adolescenti americani degli anni Ottanta che c’è sempre una scelta migliore da fare - e non a caso parliamo della generazione che ha portato alla Casa Bianca il primo presidente nero.
Chris Columbus nasce artisticamente da quel cinema ed esordisce alla regia con uno degli ultimi film di quel periodo d’oro, Tutto quella notte, un tour de force targato Disney con una giovane e bellissima Elisabeth Shue, e per tutta la sua carriera non ha mai abbandonato le tematiche giovanili, anche nei suoi film apparentemente più adulti. Per questo vederlo tornare a un genere a lui caro faceva ben sperare, soprattutto in un periodo in cui il cinema teen segna il passo e non trova una direzione precisa, preferendo adagiarsi sulle comodità delle saghe di vario genere.
Ma Una notte con Beth Cooper è ben lontano dall’idea di film che Columbus voleva proporci, ovvero una versione aggiornata di quel cinema anni Ottanta. Il regista dei primi due Harry Potter mette sul piatto tutti gli elementi classici del genere: lo sfigato si innamora della ragazza più popolare della scuola, si dichiara in maniera clamorosa facendo scattare le dinamiche da giungla sociale dell’universo liceale. Il fidanzato della bellissima, che ovviamente ha un cuore e una testa, nonché molti rimpianti e paure, è il solito pazzo esaltato violento, espressione della destra e senza cervello, mentre l’amico dell’eroe romantico è un eccentrico cervellone fuori dagli schemi dalla forte ambiguità sessuale. Tutto si svolge in una notte, ovviamente, e il giorno dopo il mondo non sarà più lo stesso per i protagonisti di questa folle avventura.
Le suggestioni sono moltissime, da American Graffiti, prototipo indiscusso di tutti i teen movie, a Breakfast Club, ma soprattutto Columbus attinge a piene mani da Una pazza giornata di vacanza e l’ombra di Ferris Bueller quasi si materializza grazie alla presenza di Alan Ruck nei panni del padre del protagonista, un vero e proprio reduce degli Ottanta che cerca di trasmettere quello spirito al futuro dell’America.
Peccato che tutte queste belle intenzioni siano solo accennate e che il film manchi terribilmente di profondità e di introspezione, nonché, cosa altrettanto grave, di qualità cinematografiche. Dove nel cinema di Hughes imperavano il ritmo e i perfetti tempi comici, in Una notte con Beth Cooper questi latitano clamorosamente, rendendo il film lento e senza mordente, anche a causa di una sceneggiatura che non riesce a tirare fuori situazioni divertenti, se non un paio di classici body crash e un’esilarante duello di asciugamani.
Una notte con Beth Cooper è una cocente delusione e non si inserisce tra le commedie giovanili di alto livello degli ultimi anni, vedi Road Trip, Mean Girls e La ragazza della porta accanto, né tantomeno tra quelle mascherate come Una notte da leoni. E nemmeno riesce a far decollare la giovane stellina Hayden Panettiere, una cheerleader che non possiamo salvare e che certamente stavolta non avrebbe salvato il mondo.





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