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  • Il Messaggero - The Haunting in Connecticut
di Andrea Grieco


Interessante e ben strutturato offre tutto ciò che ci si aspetta. Chi ha detto che solo i capolavori meritano di essere visti?

Una scena di The Haunting in Connecticut di Peter Cornwell

Sgombriamo il campo da ogni possibile fraintendimento dicendo subito che Il Messaggero - The Haunting in Connecticut non è di sicuro un capolavoro né un film innovativo, ma che neppure si tratta di un fondo di magazzino o di un saldo di fine stagione, come sovente capita in Italia con gli horror in uscita nei caldi mesi estivi. Anzi, questa pellicola rappresenta una piacevolissima sorpresa per gli amanti del genere, ed è un esordio che lascia ben sperare per le future sorti del giovane regista, Peter Cornwell, che in passato si era già fatto notare con un vero e proprio gioiello dell'animazione, Ward 13, un corto in cui già aveva palesato tutta la sua passione per il cinema fantastico e la dimestichezza con i meccanismi che ne decretano il funzionamento.
Prendendo in prestito uno dei numerosi casi di fenomeni sovrannaturali verificatesi nel Connecticut, regione americana che in quanto a manifestazioni ectoplasmatiche può vantare una tradizione da far invidia a quella dei più noti siti infestati d'Inghilterra, Cornwel realizza un film che non delude le aspettative, genuinamente inquietante e capace più volte di far scorrere un brivido lungo la schiena dello spettatore.
Per Cornwell la trama non dev'essere necessariamente originale, perché con la sapiente regia di ogni elemento espressivo sa come rendere avvincente la storia dell'ennesima famiglia in balia delle terrificanti presenze di una maligna magione. A scatenare le occulte entità è il povero Matt, malato di cancro e costretto a sottoporsi a sfiancanti cure che, suo malgrado, scopre di essere dotato di straordinari e destabilizzanti poteri medianici.
La scaltrezza nel seminare premesse che facciano presagire indicibili verità, uno svolgimento che mantiene costantemente alta la tensione e un finale non raffazzonato, garantiscono un'esperienza entusiasmante e non fanno rimpiangere i soldi del biglietto.
Se si esclude la scelta di una fotografia vintage, che fa tanto The Others e che inizia a provocare un fastidioso senso di déjà vu, Il Messaggero può contare su un'ambientazione da manuale, un uso insidioso del suono e persino di una discreta carica visionaria che, specie nei venti minuti finali, regala alcune delle più impressionanti immagini offerte dai ghost movie circolati nelle sale negli ultimi anni. Una sconcertante rappresentazione dell'orrore che viene anticipata e resa credibile dall'ottima recitazione dell'intero cast, nel quale spiccano le interpretazioni di Virginia Madsen e quella di un redivivo Elias Koteas, attore purtroppo fuori dalle grazie dello star system hollywoodiano, ma capace di conferire phatos alla storia nonostante le sue poche apparizioni.
A rendere ancora più intrigante la fruizione del film sono le strizzate d'occhio rivolte al cinefilo incallito, il quale non faticherà molto nel riconoscere gli omaggi ai capisaldi dell'horror che Cornwell si diverte a disseminare lungo tutta la narrazione, da L'Esorcista a Hellraiser, passando per Dario Argento (quest'ultimo, a dire il vero, ricordato esplicitamente in una manciata di fotogrammi ai limiti del subliminale, percepibile solo ai più accorti). Un gioco citazionistico concepito con squisito garbo e che non disturba la resa complessiva del film, e soprattutto in grado di rinsaldare con questa sinergica complicità il patto di reciproca fiducia che ognuno di noi stipula inconsciamente con lo spettacolo cinematografico ogni qual volta siede di fronte al grande schermo.





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