Un alieno caduto sulla Terra: Antony Hegarty in concerto a Roma
di Pierpaolo Festa
Serata magica all'Auditorium di Roma per il concerto di Antony Hegarty, all’interno della rassegna "Luglio Suona Bene 2009". Per una volta il musicista si esibisce senza i suoi Johnsons.
“In scena cerco sempre di sentirmi allineato con le stelle, con il cielo e tutto quanto il resto… E, d’un tratto, è come se tutto fosse al proprio posto”. Antony Hegarty
“Travolgente”, se dovessimo definire in una parola il concerto di Antony, questo sarebbe l’unico aggettivo. È una magnifica serata all’Auditorium Parco della Musica di Roma: le luci si accendono, e dominano su un’orchestra di oltre cinquanta elementi (l’Orchestra Roma Sinfonietta). Il musicista arriva in perfetto orario, accompagnato dal suo pianista e dal direttore d’orchestra, seguito dall’applauso di una platea che non vede l’ora di immergersi nella sua voce. Tutti lo conoscono come Antony and the Johnsons e, infatti, qualcuno grida dalla platea: “Where are the Johnsons?”; lui spiega che soltanto alcuni dei musicisti lo hanno seguito in questo mini-tour.
Trentotto anni, originario della Gran Bretagna ma cresciuto nel mondo artistico newyorchese, Antony è altissimo e abbastanza robusto. Dal suo portentoso aspetto non vi aspettereste proprio quella voce, la voce di un angelo – non a caso è proprio un angelo la scultura che sovrasta il palco. Eppure, una volta che la sua musica ha provocato un effetto ipnotico nel giro di sessanta secondi, vi accorgerete che forse quello sul palco è in realtà un alieno. Un organismo che incarna in un tutt’uno l’uomo, la donna e la Terra: “Da bambino ho ricevuto un’educazione strettamente cattolica – confessa alla platea – credevo che spirito e corpo fossero due cose divise. Ho capito, invece, che sono strettamente legati: noi siamo collegati con la terra e con tutti i suoi elementi… dopotutto siamo composti al 70% di acqua!”. E qual è, dunque, il segreto di Antony nello scrivere melodie così intense? “Da piccolo immaginavo questo posto chiamato Paradiso, dove tutti mi dicevano sarei andato alla fine della vita. Personalmente credo che quello sia un posto terribilmente noioso… piuttosto quando scrivo le musiche immagino di trovarmi a stretto contatto con ogni singola molecola che mi circonda. Immagino di stare all’interno di una montagna”.
Tutti, almeno una volta, abbiamo sentito qualcuna delle sue canzoni – da I Am a Bird a Hope There’s Someone, strautilizzata per i film sul grande schermo (pellicole come La vita segreta delle parole o L’amico di famiglia di Sorrentino). Il concerto romano, però, è quasi totalmente incentrato su The Crying Light, l’ultimo album inciso e distribuito all’inizio del 2009. Un disco focalizzato sulla natura: quella della terra ma anche quella dei rapporti umani e sullo sfondo la vita scorre come un treno fuori controllo e mai intenzionato a fermarsi. Antony canta del padre, di quand’era bambino, del suo grande amore e ciò che viene fuori è il suo matrimonio di vita col mondo.
E non è difficile ritrovarsi con le lacrime che scivolano sulle guance: tra i momenti più intensi dello show citiamo quello di Epilepsy is Dancing, una delle sue melodie più contemplative, una sorta di successione di paesaggi a dimostrazione della sua riesplorazione del corpo, della natura e dei suoi elementi, come l’acqua, il carbone, la terra. Her Eyes are Underneath the Ground (scritta per la madre quando aveva vent’anni e ora rielaborata) fino alla chiusura del concerto con la title track che termina sotto una pioggia di applausi. Un totale di novanta minuti con il termometro dell’emozione che una volta partito non torna mai giù. Il tour italiano di Antony continua: prossima tappa sarà Torino il 1 agosto alla Reggia di Venaria. In quell’occasione il musicista sarà accompagnato dalla Filarmonica ‘900.
Per saperne di più su Antony Hegarty, visitate il suo sito ufficiale.
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