Dopo Spy Kids, Robert Rodriguez torna al cinema per ragazzi dimostrando tutto il suo poliedrico talento in una pellicola dalla fantasia sfrenata
È universalmente noto che nella risata di un bambino ci sia qualcosa di puro, inimitabile e assolutamente estraneo al mondo degli adulti. Dotati di fantasia, semplicità e di un senso dell’umorismo tutto loro, i cosiddetti piccoli sono dei veri e propri maestri di humor quando si lasciano andare cogliendo quanto di demenziale le cose di tutti giorni possono portare con loro, senza che nessun altro se ne accorga. È un modo di vedere il mondo del tutto diverso, incantato e disincantato allo stesso tempo; ma cosa succederebbe se gli eventi cominciassero a prendere esattamente la piega prevista dall’imbattibile logica dell’infanzia? Cosa accadrebbe se tutti venissimo presi in parola? Come andrebbe a finire se il mondo della fantasia prendesse il sopravvento su quello della realtà inserendosi nella nostra routine per stravolgerla totalmente?
Robert Rodriguez ne Il mistero della pietra magica risponde brillantemente a tutti questi interrogativi pur avendo ben più di dieci anni. L’espediente è semplice ed efficace, un classico dei film d’avventura per ragazzi: un oggetto magico arriva a Black Falls, cittadina che, come promette il nome, è intristita dal totale assoggettamento al capo della Black Box Unlimited Worldwide Industries Incorporated, per cui tutti i cittadini lavorano. La variopinta pietra in questione, realizza i desideri, ma - e qui sta il bello - lo fa alla lettera, senza filtro, dando vita a una valanga di gag assoluramente perfette nella loro semplicità. Complici della sceneggiatura ben scritta dallo stesso Rodriguez gli espressivi musetti dei piccoli attori, completamente a loro agio e spontanei al punto da far sembrare tutto fantastico ma allo stesso tempo reale. Vestiti alla moda come mai in una pellicola per bambini, glamour, simpatici e perfetti nei loro tempi comici, sono energia pura per chi ha voglia di abbassare tutte le difese e lasciarsi coinvolgere. Non si tratta solo di un cast ben scelto e capace, bensì del fatto che quello che è stato ricostruito è un mondo a portata di bambino dove questi attori in erba devono aver trovato la condizione ideale per esprimersi in piena libertà.
Anche la narrazione, indomita e sfavillante, sembra seguire il libero fluire dei pensieri di Toe Thompson, protagonista dalla parlantina irrefrenabile tutto apparecchio e gelatina. Quella che scorre sul grande schermo, infatti, non è una narrazione ordinata e razionale, ma un susseguirsi di piccole storie (gli Shorts del titolo originale) che colpiscono per la naturalezza con cui immortalano la confusione che spesso regna nei racconti dei più piccoli.
Mai banale e dotato di una magia che va oltre quella della pietra, questo film è adatto a tutti, ma proprio a tutti, perché si spera che non ci sia bisogno di nessuno oggetto incantato per trovare un pubblico che non sappia resistere alla tentazione di tornare bambino, abbandonare ogni preconcetto, e godersi il suono di una risata di cuore.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
Commenti (0)
Inserisci il tuo commento