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  • Perdona e dimentica: dacci oggi la nostra guerra quotidiana
di Alessandro De Simone


Todd Solondz ci offre una nuova personale visione dell’America di oggi, sanguinante, confusa e martoriata. Opera complessa e registicamente perfetta, una lezione di cinema

Life During Wartime, di Todd Solondz

Todd Solondz è un cineasta capace con il suo cinema di aprire finestre su mondi emotivi difficilmente esplorabili con uno stile caustico quasi unico al mondo. Sin dal suo esordio, Fuga dalla scuola media, l’occhio e soprattutto la penna di Solondz si sono concentrati sulla sistematica frantumazione del sogno americano, con un’attenzione dolce e crudele nei confronti dell’età pre-adolescenziale, quella più difficile e vulnerabile. Passando per Happiness e Storytelling, fino a Palindromi, il cineasta di Newark ha tratteggiato una nuova mappa delle speranze frustrate e delle disillusioni di un popolo martoriato dall’economia boccheggiante, dal terrore più che dal terrorismo e dalle guerre mangiasoldi, per non parlare del tributo dolorosissimo di vite umane.
Life During Wartime è un affresco che offre un’immagine spietata della middle class americana, anestetizzata dagli psicofarmaci e incapace di prendere una posizione reale nei confronti degli argomenti fortissimi di cui si dovrebbe realmente preoccupare. E parlare di affresco è quantomai calzante, perché la storia di questa famiglia ebrea frammentata e distrutta raccontata attraverso le vite devastate delle tre sorelle viaggia di pari passo con la geniale rilettura dell’opera di Checov e lo straordinario impianto visivo caratterizzato dalla molteplicità delle forme e dai cromatismi emozionali che caratterizzano i singoli personaggi. Una struttura spaziale che Solondz compone come quadri di Hopper, rendendo in questo modo ancora più forte il legame con un’America dimenticata, possibile ormai solo nella memoria della creazione artistica.
Perdona e dimentica è l’opera più complessa di Todd Solondz e ad oggi quella che ne racchiude la poetica nella sua interezza non solo contenutistica, ma anche formale, consegnandoci un cineasta che affianca a una capacità di scrittura di livello sublime, anche una gestione dell’immagine e del mezzo tecnico pantagruelica, capace di raccontare le miserie di una vita in pochi secondi e senza neanche una linea di dialogo.
Solondz è, insieme a Todd Haynes (non a caso citato in questo film con un poster del sontuoso Io non sono qui), il paladino di un cinema puro, fatto di immagini, parole, colori, forme, elementi che possono convivere o combinarsi a seconda delle esigenze narrative in tanti modi differenti, proprio come Lee Masters diceva degli elementi che il chimico sepolto a Spoon River era capace di gestire, non riuscendo però mai a capire come le persone fossero in grado legarsi tra loro come molecole perfette. Solondz lo ha capito e sa benissimo che in natura tutto si trasforma e niente si distrugge.
Anche l’amore.





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