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  • Il cattivo tenente: ultima chiamata New Orleans
di Alessandro De Simone


Herzog tira fuori un film che non è un remake e neanche un prequel, ma semplicemente un buon prodotto con momenti di cinema sublime. Ottimo Nicolas Cage nei panni del protagonista

Il cattivo tenente: ultima chiamata New Orleans, di Wernr Herzog

Già da alcuni anni si ha l’impressione che Werner Herzog abbia rivolto la sua attenzione a un tipo di cinema assai lontano dal concetto tradizionale di narrazione filmica. Analizzando bene la sua opera, ci si rende invece conto che il regista tedesco ha semplicemente deciso di dare un taglio ancora più estremo alla sua spiccata propensione documentaristica, presente nella maggior parte dei suoi film e deflagrata mirabilmente negli ultimi anni in film come The Wild Blue Yonder o The White Diamond. Sotto questo punto di vista, l’idea di affidare proprio a un regista come lui il remake de Il cattivo tenente, forse l’opera più rappresentativa della filmografia di Abel Ferrara, poteva essere da una parte una scelta affascinante per il suo desiderio di esplorazione antropologica dei personaggi e delle vicende, ma dall’altra un rischio proprio per il suo disinteresse nei confronti delle storie metropolitane e deputate a una narrazione particolare.
Preoccupazione forse eccessiva se pensiamo che Herzog è probabilmente l’unico cineasta della rinascita del cinema tedesco, quel movimento che negli anni Settanta ha visto nascere i talenti di Wim Wenders, Volker Schlondorff e ovviamente Rainer Werner Fassbinder, ancora capace di sorprendere e uno dei pochi a non avere perso smalto. Il cattivo tenente: ultima chiamata New Orleans ne è la dimostrazione.
Ambientato nella città della Louisiana poco dopo le devastazioni dell’uragano Katrina, il film racconta, come nell’originale di Ferrara, la discesa all’inferno di un buon poliziotto che viene sedotto dal Male, infiltrandosi nelle sue pieghe e diventandone fautore per riuscire a piegare il normale svolgere delle cose a suo favore. Una figura quasi luciferina, ben diversa dalla disperazione cristiana e dall’oppressione della colpa come temi portanti del film originale. Ciò detto, possiamo anche metterlo da parte per concentrarci sull’opera di Herzog.
Il cattivo tenente: ultima chiamata New Orleans è un film in cui l’aspetto narrativo è solo un pretesto per il regista tedesco per sviluppare i suoi concetti cinematografici, facendo di questo viaggio all’inferno una sorta di favola per adulti in cui il protagonista si caccia nei guai quasi per il puro gusto di potere poi trovare delle soluzioni malvagie. Divertente e a tratti geniale, con alcune derive squisitamente documentaristiche inserite per il puro gusto di farle, Il cattivo tenente: ultima chiamata New Orleans ci riconsegna oltretutto un attore che sembrava ormai irrimediabilmente perduto. Nicolas Cage è infatti meravigliosamente eccessivo e sopra le righe nei panni di questo pessimo elemento martoriato dal mal di schiena, offrendo una performance, anche fisica, di notevole intensità.
Un film che non ci si aspetta, quindi, soprattutto nel suo essere volutamente amorale nell’affermare che il Male, purtroppo, paga, se si è abbastanza cattivi da riuscire anche a gestirlo. E sappiamo bene che è terribilmente vero.





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