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  • The Informant!
di Pierpaolo Festa


Il nuovo film di Steven Soderbergh è una spy comedy che strizza l’occhio alle commedie anni ’70. Vi lascerete conquistare da Matt Damon e dalla sua geniale follia?

Matt Damon in The Informant! di Steven Soderbergh

"Beccatevi questo!" Così Steven Soderbergh vi dà il benvenuto a The Informant!, il suo nuovo film presentato Fuori Concorso a Venezia 66. Comunque vada, all'inizio rimarrete certamente spiazzati dal tono di questa bizzarra commedia, basata su eventi reali, ma i cui dialoghi – ci tiene a precisare il regista – sono stati comunque adattati.
Protagonista è lo scienziato Mark Whitacre (Matt Damon), vicepresidente di una multinazionale chimica. Lui sa che i suoi superiori sono capaci di violare la legge e aumentare a poco a poco il prezzo dei loro prodotti. Poco importa, quello che Mark vuole è fare le scarpe a tutti quanti e prendere personalmente in mano la guida della compagnia. A quel punto, quella che sulla carta sembra una trama lineare viene capovolta dal regista tramite l’uso della voce fuori campo che dà accesso alla mente del protagonista, disposto a inventarsi i crimini dei suoi colleghi e spifferarli all'FBI. Tutte le volte che Mark viene istruito sul da farsi, invece di stare a sentire, si focalizza sull'aspetto ossessivo-compulsivo della sua personalità, interrogandosi su fattori che dire collaterali è un eufemismo: le cravatte dei suoi interlocutori, i problemi dell'inquinamento del mondo, i microbi rilasciati da un solo starnuto e chi più ne ha più ne metta.
Per certi versi il film sembra una brutta copia di una di quelle commedie dei fratelli Coen in stile Burn After Reading e Soderbergh mette in scena il tutto con un tono anni '70, inclusi irresistibili stacchi musicali e confezione extra-raffinata. Il regista rincara la dose di humour quando il suo protagonista, ormai costretto a collaborare con i federali, deve indossare un microfono per registrare le sue conversazioni: ma che succede quando il goffo informatore comincia a prenderci gusto e a sentirsi un vero agente segreto? "Chiamatemi 0014 - dice - Perché sono due volte più furbo di James Bond".
Prodotto insieme all'amico George Clooney, il film di Soderbergh dovrà riuscire a conquistarvi prima che lo apprezziate. È indubbio che sia una pellicola interessante e un nuovo tassello indipendente dello stesso team che ha realizzato titoli come Ocean's Eleven e Confessioni di una mente pericolosa. Ma rischierete di non riuscire a entrare nel mondo di questo protagonista, lasciando che la noia abbia la meglio su di voi. La domanda finale è: Mark Whitacre soffre davvero di bipolarismo o è un semplicemente un genio del male? A interpretare questo ruolo larger than life, c'è Matt Damon, la cui prova è straordinaria. Dimenticate il suo Jason Bourne e immaginatelo come un pezzo grosso con uno stipendio da 350mila dollari l'anno, grassoccio e abbastanza maldestro. Nonché affetto da geniale follia. A un certo punto perfino quelli dell'FBI finiscono per affezionarsi ai suoi modi. Riuscirà Mark a mettere in atto il suo quintuplo gioco?





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