Il surreale racconto di un gruppo di sosia che vogliono allestire lo spettacolo più imponente della storia. Presentato a Cannes nel 2007, finalmente è godibile in DVD
Deve esserci qualcosa di subdolamente perturbante nelle liriche sdolcinate di Bobby Vinton se dal suo brano Blue Velvet il regista David Lynch ha tratto ispirazione per il suo omonimo capolavoro noir, e se un'altra evergreen del cantante statunitense ha poi dato il titolo e sottolineato lo spirito dell'ultima pellicola dell'enfant terrible del contemporaneo cinema americano, Harmony Korine. Questa volta sono infatti le note e le parole della melanconica Mister Lonely a definire l'umore del film più cangiante e suggestivo dell'autore, qui meno programmaticamente provocatorio e aspro rispetto alle sue opere precedenti, ma forse proprio per questo tanto più anarchico nelle scelte di messa in scena e, soprattutto, passionale nella narrazione. Sia ben inteso, pur senza la sferzante ruvidezza formale di Gummo e non sentendo il bisogno di rifarsi ai paradigmi del Dogma di Lars von Trier come per Julien Donkey Boy, il cinema di Korine continua a essere immune dal conformismo espressivo, e questo gli consente di raccontare ancora con intima partecipazione di esistenze deraglianti, di straordinarie creature che ignorano e stravolgono i dettami imposti dalle convenzioni sociali. In Mister Lonely i personaggi sono tutti individui che hanno deciso di essere le copie di celebrità della musica, del cinema e della storia, persone che decidono di affrancarsi dall'anonimia e dal grigiore di una vita stereotipata imitando quelle icone che incarnano le loro segrete aspirazioni, i loro sogni inconfessabili. E poco importa se forse non sembrano avere neppure l'aria dei loro idoli, dei quali plagiano malamente il look e scimmiottano le movenze e gli atteggiamenti, in quanto, in fondo, ciò che più conta è riuscire a esercitare intorno ad essi quell'attrazione sensoriale propria delle star come dei freaks, ai quali loro malgrado queste sgraziate copie finiscono più per rassomigliare, accentuando ancora di più le idiosincrasie e la fragilità di fondo.
Da qui il tono commovente e delirante della pellicola, in cui si racconta dell'incontro a Parigi della copia di Michael Jackson con quella di Marylin Monroe; insieme raggiungeranno un castello scozzese, dove ad accoglierli c'è una comunità di sosia intenta ad allestire quello che promette di essere il più grande spettacolo mai visto al mondo, con protagonisti, oltre che il “Re del Pop” e la prorompente Norma Jeane, nientemeno che Madonna, Abramo Lincoln, la Regina d'Inghilterra, James Dean, il Papa, Charlie Chaplin e Shirley Temple.
Quello offerto da Mister Lonely è uno sguardo empatico su un universo insieme candido e nevrotico, esaltato e patetico, colto da Korine con la stessa estaticità che si percepisce dall'iniziale inquadratura in slow-motion del film, il cui accento onirico e psichedelico e sottolineato dall'eclettico e sgangherato score realizzato da Jason Sapceman e dai Sun City Girls. Una visione che ha l'effetto di una caduta nel vuoto, come quella della suora che inavvertitamente viene scaraventata dall'aereo in volo mentre effettua un'operazione di soccorso umanitario e piomba al suolo senza sfracellarsi perché miracolata, episodio che costella Mister Lonely al pari di un'allucinazione ricorrente, e che vede protagonista anche un Werner Herzog nei panni di un frenetico sacerdote.
Film visionario e struggente Mister Lonely, presentato nella sezione Un Certain Regard di Cannes 2007, dove venne accolto con diffidenza e freddezza dai critici per poi cadere quasi nel dimenticatoio, viene adesso edito in un buon disco dalla Genius Production: masterizzazione che rende ragione delle molteplici scelte di fotografia adottate da Korine e un corpus di extra che offre un making of e interviste agli strepitosi attori Diego Luna e Samantha Morton, e soprattutto ventitré scene a suo tempo escluse dal metraggio definitivo.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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