• Visioni - Fotografia - Articoli
  • Wit & Gravitas
di Daniele Federico


Viktor Drachev ci trasporta nella quotidianità della Bielorussia tra vodka, freddo impietoso e Chernobyl. Con un tocco di humor

Wit & Gravitas (particolare). Photo: Viktor Drachev

Una carattaristica tipica del fotoreportage è il trattare argomenti difficili, drammatici e faticosi. Sembrerà cinico, ma vedere tante mostre fotografiche come quante se ne trovano a Perpignan in queste settimane (Visa pour l'Image 2009) non solo è stancante per le fotografie in se: belle e cariche di significati. In effetti più una fotografia vale e più richiede la nostra attenzione, dopo un po' ci si stanca. Se poi aggiungiamo le tematiche di guerra, malattie e degrado sociale la nostra resistenza viene messa a dura prova. Per questo motivo la conclusione è sempre la stessa: belle immagini, ma davvero tristi!
Viktor Drachev è nato a Yalta (Ucraina) e quando era ancora bambino si è trasferito a Minsk in Bielorussia dove tutt’ora vive. Un paese dove oltre alle condizioni climatiche proibitive, una democrazia fasulla e il dramma di Chernobyl, vige un’indifferenza, una rassegnazione e una mancanza di dissidenza forse anche più deleteri del resto. Nella mostra fotografica Wit & Gravitas possiamo trovare tutti i temi difficili su Belarus: il freddo, l’aspra situazione dell’economia, le celebrazioni nazionali, l’alcolismo, l’inquinamento radioattivo, etc... La caratteristica che fa amare Viktor Drachev è la capacità di rappresentare ogni tema con scene di vita quotidiana, sfruttando tutta la sua sensibilità e il senso dell’umorismo. Ogni occasione attira la sua attenzione per selezionare e ritagliare scenette impeccabili, al limite della costruzione della realtà che lo circonda, ce lo fa capire nei racconti legati alle sue uscite fotografiche:

“Io pesco solo in estate, ma per il mio primo lavoro commissionato da AFP, mi sono recato a un lago vicino Minsk. Era inverno inoltrato e il ghiaccio si stava assottigliando. Camminando sul lago mi ritrovai con l’acqua fino alla cintola. Fortunatamente ero riuscito a tenere la mia fotocamera all’asciutto e sono uscito prendendo un’altra via, fino a imbattermi in qualche pescatore, inclusi due davvero pittoreschi. Ogni volta che prendevano un pesce, buttavano giù un bicchierino di vodka; ho il sospetto che loro bevessero altri bicchieri tra un pesce preso e l’altro dato che quando li stavo fotografando erano più che allegri. [...]
Avevo sentito che una squadra stava andando a misurare i livelli radioattivi nelle vicinanze (zona di esclusione nei pressi di Chernobyl, ndr) così mi sono unito alla spedizione. Non c’erano rischi di contaminazione per chiunque passasse attraverso quei luoghi, ma l’ingestione ripetuta di cibi contaminati è pericolosa. Provate a immaginare quanto può essere assorbito da una persona che mangia arrosto di maiale da un animale cresciuto a 35 km dal reattore! Ancor più vicino al reattore ho incontrato una coppia che aveva firmato una liberatoria ed era tornata indietro alla propria vecchia casa poco dopo il disastro; vivevano in una zona che era ancora fortemente contaminata. Gli portai due arance e qualche bottiglia di vodka. Parlammo a lungo, poi fotografai la donna che mungeva la sua vacca. Non sembrava soffrire di particolari disturbi, dopo vent’anni di esposizione alle radiazioni.”

Wit & Gravitas. Photo: Viktor Drachev

La mostra di Viktor Drachev è riuscita a inserirsi benissimo nel contesto fotogiornalistico riportando immagini che ben descrivono un popolo, a cui si aggiunge il particolare tocco e la sensibilità di questo fotografo, padrone della tecnica senza nessun artificio, neppure in fase di post produzione. Ciascuna fotografia di Drachev è di per sè buona, anche se staccata dal contesto della mostra, possiede una storia da raccontare, a volte legata a uno stereotipo, altre volte frutto di accostamenti del tutto fortuiti.








Commenti (31)

Inserisci il tuo commento

Immagine con il codice di verifica