• Visioni - Televisione - Serie TV
  • Psychoville
di Ilario Pieri


Personaggi umoristicamente orrendi compongono un demenziale quadretto al centro di questa poliedrica serie tutta da scoprire

Psychoville

La corte si riunisce in un’aula processuale, oscura come la gola profonda del subconscio. Dal buio appaiono clown assisi attorno al recinto dei giurati. Su tutti svetta Pennywise, il giudice supremo dei pagliacci, pronto a sputare la sua irreversibile sentenza ai danni di un povero diavolo, travolto da un insolito destino. La condanna è decisa, quando l’imputato fa appena in tempo a destarsi dal suo angoscioso incubo e a stabilire il contatto con la realtà. Mattatore di questo scampolo onirico è Mr Jelly, un depresso e sarcastico antieroe dall’animo corrotto e un moncherino multiuso, uno dei protagonisti di Psychoville, nuova serie televisiva della BBC. Compongono il disturbante quadretto: Maureen e David, madre e figlio con le stigmate del serial killer, Robert, un nano innamorato di Biancaneve, Oscar, un vecchio e cieco Scrooge, amante dei peluche, e Joy, un’ostetrica ossessionata dal suo piccolo Freddy, una bambola posseduta. A questi si aggiungono buffissimi comprimari: il giovane ladruncolo di colore, una coppia di grasse sorelle siamesi, Mr. Jolly, di professione pagliaccio e una nana con poteri esp e un cuore gigante. Si ritroveranno tutti a fare i conti con il comune passato nel momento in cui un maldestro Mr. X comincerà a perseguitarli in vari modi: lettere senza mittente compilate all’ufficio postale, videocassette prive di etichetta (“L’ultimo film in cassetta che ho visto è stato Le ali della libertà”, urla Mr. Jelly) e infine, puntuali come le tasse, minacce di morte.
Feroce, divertente, bislacco e assai curioso, Psychoville unisce lo humour inglese a una felice scrittura. Difficile identificare un solo genere in una storia certamente mystery, ricca di colpi bassi, fughe nel grottesco e nel musical e raffinate citazioni. La più riuscita e, non certo semplice da realizzare, riguarda (neanche a dirlo) il maestro del brivido Alfred Hitchcock: un episodio girato in una stanza, con un’unica telecamera e una singola ripresa in piano sequenza e i tecnici video e audio impelagati in una vera e propria gara a ostacoli.
Gli autori della serie Steve Pemberton e Reece Shearsmith si sono fatti apprezzare da pubblico e critica con The League of Gentlemen, il perfido show ambientato nell’immaginario villaggio di Royston Vasey. In questo buco sperduto nel nulla si consumano le deliranti vicende di un gruppo di residenti, disposti a tutto pur di ostacolare l’avanzata del mondo verso il singolare villaggio, attraverso la costruzione di una nuova strada. Come in quella fortunata esperienza ormai lontana (diciotto episodi per un totale di tre stagioni dal 1999 al 2002) i due non si accontentano di indossare un solo costume e una maschera, ma preferiscono mimetizzarsi con volti e identità, giocando al trucco e travestimenti alla maniera dei grandi trasformisti. Il cast vanta la presenza di alcuni formidabili interpreti della scena britannica (e non solo), fra i quali Dawn French (direttamente dallo show di successo French and Saunders) e Adrian Scarborough (Il segreto di Vera Drake ed Elizabeth The Golden Age).
I toni sono dark e politicamente scorrettissimi, eppure nonostante lo stile, Psychoville ha un look del tutto fresco, anche e soprattutto per come si pone nei confronti del pubblico. Una volta esaurito il tempo televisivo, infatti, il telespettatore potrà accedere alle tante informazioni su ciascun personaggio navigando in un sito web ideato come una sorta di dettagliato album. Queste assurde esistenze finalmente sono libere di intraprendere un viaggio nella rete oltre il piccolo schermo.





Commenti (1)

Inserisci il tuo commento

Immagine con il codice di verifica