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di Stefania Biamonti


RearViewMirror è una rivista interamente dedicata alla fotografia documentaria. Un quadrimestrale di nuova generazione, in filo diretto con la rete

La copertina del primo numero di RearViewMirror (particolare)

A poco più di una settimana di distanza dai festeggiamenti per l’inaugurazione della sua nuova sede milanese, l’agenzia Prospekt ha riaperto le porte del proprio spazio per un evento molto particolare. L’occasione è stata infatti la presentazione dell’ultimo nato in casa Postcart, un quadrimestrale, dal titolo evocativo, interamente dedicato al reportage fotogiornalistico. In una serata a metà tra un appuntamento mondano esclusivo ed una festa tra amici di vecchia data, lo scorso venerdì (18 settembre) è così iniziata l’avventura editoriale di RearViewMirror Magazine. Un progetto ambizioso ideato, quasi per gioco, da un gruppo di amici decisi a scardinare ciò che normalmente l’editoria fotografica propone in questo settore.
Una rivista inedita, dunque, che parte dall’idea che questo linguaggio vada esplorato in tutte le sue forme, anche quelle meno rassicuranti e più inaspettate. Fermamente convinti infatti che parole e immagini «meritino ciascuno la propria indipendenza», Irene Alison, Veleriano De Gasperis e Giammaria De Gasperis propongono un progetto editoriale i cui testi spesso, pur partendo dalle suggestioni delle immagini, compiono un percorso narrativo del tutto autonomo.

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Una prospettiva ben articolata, esteticamente accattivante ma, senza dubbio, in linea con le ultime tendenze del settore che vedono la dimensione informativa, propria del fotoreportage, marginalizzata e relegata a puro contorno. Non a caso, all’interno del primo numero compaiono, tra gli altri, i lavori di tre fotografi Prospekt (George Georgiou, Massimo Sciacca e Alisa Resnik), un‘agenzia di nuova generazione sicuramente più preparata di altre ad adeguarsi alle trasformazioni in corso in questo campo. Mentre appare come un triste presagio l’intervista rilasciata da Michele Neri, Direttore dell’Agenzia Grazia Neri, contenuta nella rubrica PhotoBiz.
Davanti ad una folta platea, costituita principalmente di noti esperti del settore, si è così materializzata una rivista composta di un centinaio di pagine strutturate in tre grandi sezioni tematiche (Reportage, Portfolio e Retrospettiva), quattro rubriche (Archivio segreto, InterView, PhotoBiz, ReView e PhotoFest) ed un ritratto incisivo utilizzato come chiusura (Picture in a frame). Il tutto racchiuso da una copertina fronte-retro «che avvolge l'intera rivista nell'orizzonte di un unico scatto» e capace di aprire la strada verso un’altra dimensione: quella della rete.

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La cover story a cui questa fa riferimento, infatti, non si trova tra le pagine del magazine, bensì solo tra quelle del sito. Ciò che RVM Magazine mostra nella sua copia cartacea sembra dunque unicamente l’appendice di una visione più ampia, di un progetto di più largo respiro, che può essere tuttavia svelato al lettore solo facendo convergere i contenuti di questi due mezzi di comunicazione.
«Visionari ipnotizzati dalle proprie visioni» - si definiscono - «incoscienti», «ingenui». Forse. Ma sicuramente persone molto attente ad una realtà di mercato che oggi più che mai soffoca il fotogiornalismo tradizionale, spingendolo a mutare anima e corpo. E spesso a stravolgerlo completamente, fino a farne smarrire il senso più profondo.

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[img]Info:
www.rearviewmirror.it
www.prospekt.it

















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