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  • Funny People: intervista a Seth Rogen
di Pierpaolo Festa


Sono ormai nove anni che l’attore bazzica gli studi cinematografici, scalando passo dopo passo la vetta dei volti più esilaranti di Hollywood. E noi vi diciamo una cosa, scommettiamo su di lui come nuovo funnyman dello showbusiness d’oltreoceano

Seth Rogen è Ira in Funny People

Negli USA il pubblico è accorso in massa per vederlo in pellicole come Molto incinta, Zack and Miri Make a Porno (ancora scandalosamente inedito in Italia) e soprattutto Strafumati, campione d’incassi e vincitore del premio al “miglior fumato dell’anno” James Franco. E adesso Seth Rogen coglie al volo la grande occasione grazie all’amico Judd Apatow che lo ha voluto per la terza volta davanti la sua macchina da presa in Funny People. Nel film interpreta Ira, un loser che sogna a occhi aperti di diventare un professionista della stand up comedy. Avrà la sua ghiotta occasione grazie al celebre comico George Simmons (interpretato da Adam Sandler nel ruolo più maturo della sua carriera).
Abbiamo parlato con l’attore della sua esperienza sul set al fianco di Sandler, dei suoi idoli comici e del fatto che a soli 27 anni è diventato lo sceneggiatore di sé stesso.

"Adam è sempre stato uno dei miei comici preferiti. L’ho seguito sin da bambino, in Tv, al cinema e perfino ascoltando i suoi CD".

E come è andata sul set di Funny People? È stato difficile seguire Sandler con il suo sense of humour da mattatore?
Assolutamente no, anzi ci siamo proprio trovati. E la cosa che mi ha colpito di più è stata il fatto che Adam è proprio un tipo down to earth, con i piedi per terra. In America tutti pensano di lui come a una potente star, ma sul set lui si sente parte della troupe. È un gran professionista.

Com’è stato tornare a fare stand up comedy? Si è trattato di un’esperienza che ti mancava?
Non direi che mi mancava, ma è stato strano tornare sul palcoscenico. In un certo senso facile rispetto a prima. Lo facevo nei night club e avevo 16 anni all’epoca. A quell’età devi essere scettico perché è sicuro che nessuno crederà in te. E quindi il mio scopo era quello di conquistare il pubblico. Adesso è l’esatto opposto. La gente mi conosce e non devo più conquistarli.

Il personaggio di Ira tiene nella sua stanza i poster e le foto di tanti celebri comici, americani ed europei. Quali sono state le tue ispirazioni?
Prima di tutto io sono canadese, e vedere un compatriota come Jim Carrey sfondare in quel modo è stata un’ispirazione. Jim è veramente grandioso!

E per quanto riguarda i comici europei? Nel film vediamo le immagini dei Monthy Python, di Rowan Atkinson e perfino Fry & Laurie…
Adoro Fry & Laurie. Tra l’altro ho avuto l’occasione di lavorare con Hugh Laurie in Mostri contro Alieni: Hugh sì che è davvero funny! Lo adoravo in Blackadder negli anni ’90, anche perché sono un fan di tutti i lavori di Richard Curtis, che trovo esilarante! Comunque, a proposito di comici contemporanei, ammiro tanto anche Sacha Baron Cohen, con cui ho lavorato insieme nel suo show. Penso che tanti europei possano essere veramente spassosi: io sono canadese e quindi la mia simpatia e la mia ispirazione vanno piuttosto verso un sense of humour europeo che americano.

Ritornando a Funny People: uno dei momenti spassosi del film è il tuo incontro con James Taylor. Si dice che in quel ruolo doveva esserci Bruce Springsteen, è vero?
Si trattava di un ruolo scritto per un grande personaggio musicale. Nel copione abbiamo sempre usato il nome di Springsteen per quel ruolo. Ma non so se Judd abbia mai contattato il Boss. Prima delle riprese cercavamo ancora qualcuno e James Taylor ha accettato. Un risultato brillante. E nel film abbiamo anche Eminem, che è uno che ama improvvisare e divertirsi.

E adesso sei sul set di The Green Hornet, una pellicola che tu stessi hai adattato dal celebre fumetto. Sono anni che cerchi di portarlo sullo schermo e finalmente – dopo diversi rinvii – siete in piena produzione…
Voglio essere onesto: la verità è che non si tratta soltanto del personaggio di Green Hornet. Sono sempre stato un grandissimo divoratore di fumetti e storie sui supereroi. Quello che volevo era fare la mia parte in un progetto incentrato su un eroe che sconfiggeva i criminali. E il film di Michel Gondry è proprio l’operazione perfetta.

Dopo Funny People, quando tornerai a lavorare con Apatow? Sarai il protagonista della sua prossima regia?
Judd non mi ha ancora chiamato, ma è una cosa piuttosto normale. Lui si prende sempre una pausa di quattro mesi, tra un film e l’altro. È una specie di rituale. Io invece sono dell’idea che sarebbe meglio passare molto più tempo insieme!





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