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  • Intervista a Kostas Moschochoritis, direttore generale di Medici senza Frontiere Italia
di Daniele Federico


MSF è una delle ONG più autorevoli, indipendenti e rispettate al mondo. Li abbiamo incontrati in occasione della mostra di Zizola al festival di Internazionale a Ferrara

Kostas Moschochoritis è il direttore generale di MSF Italia. Photo: Daniele Federico

In piena crisi editoriale, Internazionale, il settimanale che traduce la migliore stampa estera, registra una continua crescita: più copie vendute, una nuova veste grafica, un festival che avrebbe bisogno di triplicare i posti disponibili. Medici senza Frontiere è partner di questo evento già da tempo e noi abbiamo intervistato il direttore generale per l’Italia Kostas Moschochoritis sull’uso e sull’importanza della fotografia per una grande ONG.

Mondi al limite. Photo: Francesco Zizola

Quanto peso ha la fotografia nella comunicazione in una grande ONG come Medici senza Frontiere?
Ha un peso molto significativo: prendiamo ad esempio il recente terremoto nell’isola indonesiana di Sumatra: per comunicare un simile evento ai media hai bisogno di una testimonianza dal posto e di immagini. Per questo la fotografia è estremamente importante. Dà la possibilità alle persone di visualizzare quella situazione come non riesce a fare, da sola, la versione verbale del fatto. Per noi di MSF la fotografia è da anni uno strumento importante, per cui abbiamo sempre cercato collaborazioni con giornalisti e con fotografi, come avviene oggi qui a Ferrara con Francesco Zizola, che tra l’altro ha vinto il suo secondo World Press Photo proprio con un’immagine fatta in Colombia insieme a noi! Quella fotografia rappresentava una nostra clinica in un posto dove c’è la guerra civile e diverse fazioni tra forze paramilitari, narcotraffico e governo. Noi avevamo bisogno di mostrare tutto questo e Francesco è andato lì producendo queste bellissime fotografie che sono oggi qui. La parola ha bisogno di essere rafforzata dall’immagine, questo è il ruolo che MSF dà alla fotografia. Fin’ora abbiamo collaborata con grandi fotografi, ma diamo spazio anche ai nostri operatori da cui provengono tante altre fotografie.

Mondi al limite. Photo: Francesco Zizola

La fotografia è un mezzo di sensibilizzazione, ma anche di fund raising. Se producete un servizio e ne affrontate i costi, cercate anche di recuperare i gli investimenti fatti per finanziare tutte le altre attività?
Giustamente, come hai detto, c’è il link tra fotografia e fund raising. Non vendiamo nessun diritto sulle immagini, non entriamo in questo ambito. Ci limitiamo a conservare i diritti sui nostri materiali per poterli pubblicare dove vogliamo e quando vogliamo. Le campagne di sensibilizzazione sono illustrate e spiegate moltissimo grazie alle immagini che produciamo noi stessi, specialmente perché con la macchina fotografica puoi davvero andare al cuore dei nostri progetti laddove con una videocamera non è sempre facile, anche per ragioni di sicurezza. La fotografia in questo è più flessibile.

Mondi al limite. Photo: Francesco Zizola

Ora parlando delle immagini di Francesco Zizola, vuoi fare un commento personale? C’è un’immagini che da sempre ti ha colpito particolarmente?
Francesco ormai è un amico. È una vita che collaboriamo insieme tramite MSF e da rapporto professionale si è andati oltre. Sono molte le immagini che mi piacciono, naturalmente, ma quando parlo di Zizola la fotografia che mi viene in mente è questa del ragazzo di spalle, con la canottiera bianca e il muro in mattoni di vetro sullo sfondo. Anche perchè viene da un posto dove sono stato, un progetto che ho aperto io stesso anni fa, lì la violenza è davvero troppa. Non solo quella del conflitto, anzi, peggio ancora quella domestica, sociale, posti dove spesso la vita non ha un valore. Mi ricordo che nel 2001 in una bidonville di un quartiere pericolosissimo di Cali, in Colombia, ordinare un assassinio a un sicario costava 50 mila lire, mi spiegavano i locali. L'atmosfera, la voglia di vivere, di dimenticare e di divertirsi risiede dentro il cuore dei colombiani e io riesco davvero a ritrovarla stampata nelle immagini di Francesco Zizola.








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